Sa­rà un al­chi­mi­sta a cap­ta­re i suo­ni dei tem­pi

La Lettura - - Maschere Musica - di MAT­TEO SPERONI

Jace Clayton so­stie­ne che la mu­si­ca rap­pre­sen­ti «Il bat­ti­to car­dia­co del­lo Zeit­gei­st », del­lo Spi­ri­to del tem­po. Da que­sta de­fi­ni­zio­ne si di­schiu­de il suo li­bro Re­mi­xing. Viag­gi nel­la mu­si­ca del XXI se­co­lo ap­pe­na usci­to per Edt. In ar­te Dj Rupture, Clayton è mol­to più di un dj, ca­te­go­ria che ap­pa­re ri­dut­ti­va per lui co­me per di­ver­si al­tri «dj» (uno per tut­ti Lau­rent Gar­nier). Ori­gi­na­rio di Bo­ston, ma poi cit­ta­di­no nel mon­do gra­zie al­le sue pe­re­gri­na­zio­ni, Clayton è uno scien­zia­to del suo­no e un ar­ti­sta. In una pa­ro­la: un com­po­si­to­re. Nel 2001, il suo mix di 60 mi­nu­ti Gold

Tee­th Thief («vo­lu­ta­men­te sen­za né ca­po né co­da»), ot­ten­ne re­cen­sio­ni en­tu­sia­ste e cen­ti­na­ia di mi­glia­ia di do­wn­load. Dj Rupture, all’al­ba del nuo­vo mil­len­nio, ave­va in­ven­ta­to una pos­si­bi­le mu­si­ca del futuro: un flus­so ip­no­ti­co, ar­mo­ni­co e di­sar­mo­ni­co nel qua­le si in­trec­cia­no, con­tor­co­no e di­sten­do­no me­lo­die e suo­ni da tan­ti luo­ghi del Pia­ne­ta, con ba­si e rie­la­bo­ra­zio­ni elet­tro­ni­che. Qui le mu­si­che di tut­te le cul­tu­re e i po­po­li en­tra­no in re­la­zio­ne di­ret­ta, ab­bat­ten­do la di­stan­za, lo spa­zio, men­tre il pas­sa­to ab­brac­cia il futuro nel­la per­ce­zio­ne del pre­sen­te, de­mo­len­do il tem­po. Il li­bro di Clayton non è sol­tan­to il rac­con­to del suo per­cor­so, ma è an­che uno sguar­do col­to sul­la mu­si­ca e un ma­nua­le in­tro­dut­ti­vo al­la tec­ni­ca dell’al­chi­mi­sta dei suo­ni. Una let­tu­ra il­lu­mi­nan­te per ca­pi­re lun­go qua­li strade il rock po­treb­be es­se­re su­pe­ra­to e sto­ri­ciz­za­to.

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