«Il con­ta­gio» di Si­ti fa una vit­ti­ma: Sa­lem­me

La Lettura - - Il Dibattito Delle Idee - Di TE­RE­SA CIABATTI

L’at­to­re in­ter­pre­ta Walter, il pro­fes­so­re che fre­quen­ta una pa­laz­zi­na di bor­ga­ta per amo­re di Mar­cel­lo Trat­to dal ro­man­zo del Pre­mio Stre­ga, è un viag­gio in quel che re­sta del­la bor­ghe­sia e del sot­to­pro­le­ta­ria­to

Il con­ta­gio di Walter Si­ti, il ro­man­zo ita­lia­no più bel­lo de­gli ul­ti­mi vent’an­ni (in­sie­me a Trop­pi Pa­ra­di­si del­lo stes­so au­to­re), di­ven­ta film. Os­ser­van­do quan­to sia stra­no che que­sto sia il pri­mo ro­man­zo di Si­ti ad ave­re una tra­spo­si­zio­ne ci­ne­ma­to­gra­fi­ca, ren­dia­mo me­ri­to ai re­gi­sti Mat­teo Bo­tru­gno e Da­nie­le Co­luc­ci­ni, e a Ki­me­ra­film di Pao­lo Bo­gna e Si­mo­ne Iso­la (non nuo­vi al­le im­pre­se dif­fi­ci­li: già pro­dut­to­ri di Non es­se­re cat­ti­vo di Clau­dio Ca­li­ga­ri). Il film, a Ve­ne­zia (Gior­na­te de­gli au­to­ri) e in sa­la dal 28 set­tem­bre, rac­con­ta le vi­cen­de di una pa­laz­zi­na di bor­ga­ta abi­ta­ta da spac­cia­to­ri, di­soc­cu­pa­ti, di­spe­ra­ti, con cui en­tra in con­tat­to il pro­fes­so­re, Walter, bor­ghe­se, in­tel­let­tua­le, ma so­prat­tut­to in­na­mo­ra­to di Mar­cel­lo, ex cul­tu­ri­sta, col quale ha da tem­po una re­la­zio­ne. Men­tre Mar­cel­lo pre­ci­pi­ta in­sie­me agli al­tri se­con­do la mi­to­lo­gia ero­ti­ca del vi­ve­re al­la gior­na­ta, del go­de­re tut­to e su­bi­to per non ave­re rim­pian­ti («cam­po vent’an­ni de me­no, chi se ne fre­ga»), Mau­ro, al­tro gran­de per­so­nag­gio del li­bro, non­ché abi­tan­te del­la pa­laz­zi­na, ten­ta la svol­ta; l’uni­co che pen­sa al fu­tu­ro, che vuo­le es­se­re più di un sem­pli­ce spac­cia­to­re: lui vuo­le Ro­ma, ov­ve­ro la co­stru­zio­ne di un cri­mi­ne a lun­ga du­ra­ta.

Il film con­tie­ne già una scel­ta elo­quen­te che ri­man­da al sen­so del ro­man­zo, il con­ta­gio dei mon­di: Vincenzo Sa­lem­me nel ruo­lo di Walter Si­ti. Non più co­mi­co, Sa­lem­me qui è at­to­re drammatico dan­do pro­va — per chi an­co­ra non lo sa­pes­se — del­la sua gran­dez­za. Al­la vi­gi­lia dell’usci­ta del film ab­bia­mo in­con­tra­to se­pa­ra­ta­men­te Walter Si­ti e Vincenzo Sa­lem­me. Sa­lem­me nel ruo­lo di Si­ti, rea­zio­ni?

WALTER SI­TI — All’ini­zio ero in­cer­to per­ché co­no­sce­vo Sa­lem­me co­me co­mi­co. Poi ve­den­do una so­la sce­na del film so­no ri­ma­sto sor­pre­so, l’ho tro­va­to mol­to in par­te. Se­con­do la le­zio­ne di Eduar­do re­ci­ta in le­va­re, la sua è una straor­di­na­ria pre­sta­zio­ne d’at­to­re.

VINCENZO SA­LEM­ME — I re­gi­sti era­no ve­nu­ti a ve­der­mi a tea­tro in una com­me­dia do­ve si ri­de­va mol­to. Al­la fi­ne li ho af­fron­ta­ti co­sì: vi sie­te spa­ven­ta­ti, eh? Pen­sa­vo che aves­se­ro cam­bia­to idea. Invece no. Ti vo­glia­mo so­lo più tri­ste, mi han­no det­to. E lei?

VINCENZO SA­LEM­ME — Ho ga­ran­ti­to che nel­la vi­ta so­no tri­ste. Ave­te vi­sto il film? VINCENZO SA­LEM­ME — Per in­te­ro an­co­ra no.

WALTER SI­TI — Mi è pia­ciu­to an­che se per me il li­bro è una sto­ria d’amo­re, il pro­fes­so­re va in bor­ga­ta per­ché ama Mar­cel­lo, non per un at­teg­gia­men­to di stu­dio. In que­sto il film si di­va­ri­ca dal li­bro: nel­la prima par­te ha per pro­ta­go­ni­sta Mar­cel­lo, nel­la se­con­da Mau­ro. Cre­do pe­rò che il ci­ne­ma sia più per la li­ri­ca e per l’epi­ca, me-

no invece per il ro­man­ti­ci­smo. Quin­di?

WALTER SI­TI — Am­met­to di aver avu­to un sen­so di de­frau­da­men­to, mi han­no ru­ba­to la sto­ria, ho pen­sa­to. Ero scon­cer­ta­to. Par­ten­do dal pun­to di vi­sta dell’in­na­mo­ra­to mi chie­de­vo: per­ché il pro­fes­so­re non aiu­ta Mar­cel­lo?

E?

WALTER SI­TI — L’aspet­to dell’in­na­mo­ra­men­to è so­lo nel­la prima sce­na. Il pro­fes­so­re tor­na al­la fi­ne co­me nar­ra­to­re e non co­me in­na­mo­ra­to.

VINCENZO SA­LEM­ME — Lo sguar­do fi­na­le del pro­fes­so­re su Ro­ma, sul­la bor­ga­ta che sen­za Mar­cel­lo non rap­pre­sen­ta più

nien­te, è amo­re. Per quan­to mi ri­guar­da la vo­ce fuo­ri cam­po del pro­fes­so­re, quel­lo che lui di­ce, so­no le pa­ro­le più bel­le che io ab­bia mai pro­nun­cia­to nel­la mia car­rie­ra. Que­sto è il suo pri­mo ruo­lo drammatico?

VINCENZO SA­LEM­ME — An­ni fa in Ba­cia­mi pic­ci­na di Ro­ber­to Cim­pa­nel­li ero un sol­da­to te­de­sco che ve­ni­va uc­ci­so. A fi­ne pro­ie­zio­ne sen­to qual­cu­no pian­ge­re, mi di­co: ve­di che il film è com­mo­ven­te. Invece era un bam­bi­no che sin­ghioz­za­va per­ché pen­sa­va che fos­si mor­to ve­ra­men­te, e io a dir­gli: so­no vi­vo, lo ve­di che so­no vi­vo? Cos’è il con­ta­gio?

VINCENZO SA­LEM­ME — Il con­ta­gio di due mon­di. An­che se in Ita­lia non c’è più la bor­ghe­sia, fat­ta ec­ce­zio­ne per Mi­la­no. So­lo a Mi­la­no c’è la bor­ghe­sia net­ta. Io la di­stin­guo a tea­tro dal mo­do di ri­de­re. Da Mi­la­no in giù è con­ta­mi­na­ta dal­la pic­co­la no­bil­tà, dai nuo­vi ric­chi, dal­la bor­ga­ta ap­pun­to. Che ti­po di con­ta­gio rap­pre­sen­ta il pro­fes­so­re nel­la bor­ga­ta?

VINCENZO SA­LEM­ME — Non cre­do che il per­so­nag­gio di Walter Si­ti sia lì a rap­pre­sen­ta­re la clas­se bor­ghe­se. La clas­se in­tel­let­tua­le?

VINCENZO SA­LEM­ME — Per ca­ri­tà. Si­ti è un in­tel­let­tua­le li­be­ro. Le pos­so di­re che quan­do è usci­to il suo nuo­vo ro­man­zo, Bru­cia­re tut­to, leg­gen­do le po­le­mi­che sui gior­na­li ho avu­to gran­de or­go­glio di es­se­re sta­to Walter Si­ti. Qual è il con­ta­gio tra il pro­fes­so­re e Mar­cel­lo?

VINCENZO SA­LEM­ME — La dif­fe­ren­za fra lui e Mar­cel­lo è la cul­tu­ra che Si­ti pos­sie­de e usa co­me stru­men­to di vi­ta, non co­me esi­bi­zio­ne o di­stan­za. Di con­tro Mar­cel­lo ha lo sguar­do in­no­cen­te del bam­bi­no, quel­lo che il pro­fes­so­re non ha più o non ha mai avu­to.

WALTER SI­TI — Quan­do mi han­no det­to che Vi­ni­cio Mar­chio­ni avreb­be fat­to Mar­cel­lo, so­no an­da­to a ve­der­mi le fo­to su in­ter­net: bel­lo ma esi­le. Non mi sem­bra­va adat­to, ve­ni­va me­no l’am­mi­ra­zio­ne del pro­fes­so­re per il cor­po mo­nu­men­ta­le di Mar­cel­lo, la de­vo­zio­ne. Per pre­pa­rar­si al film Mar­chio­ni ha fat­to mol­ti me­si di pa­le­stra che gli so­no ser­vi­ti a cam­bia­re po­stu­ra, quel­lo sì, non fi­si­co. Non è arrivato al cor­po di Mar­cel­lo. Quin­di?

WALTER SI­TI — Ho am­mi­ra­to la sua in­tel­li­gen­za nel ca­pi­re che non po­ten­do con­ta­re sul fi­si­co fos­se ne­ces­sa­rio pren­de­re un al­tro aspet­to del per­so­nag­gio. Ha di­chia­ra­to di es­ser­si ispi­ra­to a suo ni­po­te di sei an­ni. Ha col­to l’in­ter­no di Mar­cel­lo. In mol­te sce­ne mi ha ri­cor­da­to Gio­ven­tù bru­cia­ta, quan­do Ja­mes Dean è ran­nic­chia­to sul di­va­no in at­teg­gia­men­to fe­ta­le. Sa­lem­me invece co­me si è pre­pa­ra­to per es­se­re Walter Si­ti?

VINCENZO SA­LEM­ME — Non l’ho vo­lu­to co­no­sce­re, né ve­de­re in fo­to. Non vo­le­vo far­ne un’imi­ta­zio­ne. Mi so­no po­sto mol­te do­man­de pe­rò, prima e du­ran­te il film, sul sen­so, sul si­gni­fi­ca­to di con­ta­gio. E? VINCENZO SA­LEM­ME — Sul set ar­ri­va­vo con la mia mac­chi­na, una Mer­ce­des, non pro­prio in li­nea este­ti­ca con l’at­mo­sfe­ra da film d’au­to­re do­ve si ar­ri­va con mac­chi­ne più spar­ta­ne. A un cer­to pun­to mi so­no chie­sto co­sa sem­bras­si, for­se un intruso. Il con­ta­gio è an­che dell’iden­ti­tà ses­sua­le? VINCENZO SA­LEM­ME — An­co­ra con l’iden­ti­tà ses­sua­le?

WALTER SI­TI — In bor­ga­ta la man­can­za di iden­ti­tà ses­sua­le vie­ne dall’as­sen­za di di­stin­zio­ni mo­ra­li. In am­bi­to bor­ghe­se è di­ver­so, c’è la stra­da del queer. Han­no in­tel­let­tua­liz­za­to la man­can­za di iden­ti­tà, ho vi­sto che su Fa­ce­book ci so­no di­ciot­to spe­ci­fi­ca­zio­ni: neu­tri, pan­ses­sua­li, po­li­ses­sua­li, e al­tro che non ri­cor­do.

Il «queer» è dun­que l’in­tel­let­tua­liz­za­zio­ne di quel­lo che nel sot­to­pro­le­ta­ria­to è in­do­len­za, fa­ta­li­smo? WALTER SI­TI — Un ami­co che di­ri­ge un cen­tro stu­di queer mi ha det­to che al mo­men­to si stan­no in­te­res­san­do agli zom­bie per­ché an­che la di­stin­zio­ne vi­vo-mor­to non va­le più. An­ni fa c’è sta­to un film su uno zom­bie gay, de­ve es­se­re sta­to il mas­si­mo per lo­ro, cre­do.

«Po­st scrip­tum 2017», l’ag­giun­ta ine­di­ta nel­la nuo­va edi­zio­ne del «Con­ta­gio» è un ag­gior­na­men­to? WALTER SI­TI — Na­sce­va co­me ap­pro­fon­di­men­to del per­so­nag­gio di Mau­ro di cui prima rac­con­ta­vo su­bi­to il fal­li­men­to, non ave­vo idea che ce la fa­ces­se. Ora met­te su una truf­fa in Germania con la bir­ra. Poi? WALTER SI­TI — Quan­do gli fac­cio rac­con­ta­re del vec­chio amo­re ri­tro­va­to («hai pre­sen­te quan­do per mi­ra­co­lo in­coc­ci l’amo­re d’aa vi­ta tua ? che t’ap­pa­re co­me ’a Ma­don­na? pe’ vent’an­ni una vol­ta al gior­no me ve ni va i n men­te Lu­crez i a . . . » ) ; quan­do Mau­ro am­met­te che og­gi Lu­cre­zia ma­la­ta di tu­mo­re, sen­za ca­pel­li, qua­si gli pia­ce di più («me pia­ce de più ades­so che quand’era bel­la, ora m’aa go­do tut­ta...»), ho ca­pi­to che non sta­vo scri­ven­do una sem­pli­ce ag­giun­ta. Ov­ve­ro? WALTER SI­TI — Per tut­ta la vi­ta il pro­fes­so­re ha op­po­sto de­si­de­rio e ma­lat­tia, poi ar­ri­va un bor­ga­ta­ro qua­lun­que a spie­gar­gli che ma­lat­tia e de­si­de­rio pos­so­no con­vi­ve­re. Si chie­de al­lo­ra se per set­tant’an­ni non si sia ar­ram­pi­ca­to su un que­si­to che non esi­ste­va. Que­ste pa­gi­ne so­no an­che un ag­gior­na­men­to del­la bor­ga­ta? WALTER SI­TI — Ero al Pi­gne­to per i so­pral­luo­ghi di una do­cu­fic­tion di Rai­due mai rea­liz­za­ta, ero con quel­lo che nel ro­man­zo chia­mo Mau­ro. Fuo­ri dal lo­ca­le c’era­no due africani ele­gan­ti, io pen­sa­vo che stes­se­ro lì per spac­cia­re, invece Mau­ro mi in­vi­ta ad av­vi­ci­nar­mi («Quan­to sei in­ge­nuo, ep­pu­re fai l’in­tel­let­tua­le... va­je vi­ci­no e sen­ti co­me pro­fu­me­no»). Era­no pro­fu­ma­tis­si­mi, Bul­ga­ri blu o Ac­qua di

Giò. «Stan­no a aspet­tà le si­gno­re ch’esco­no dai lo­ca­li...», mi spie­ga Mau­ro. Mi­gran­ti gi­go­lò che poi si so­no al­lon­ta­na­ti con due cin­quan­ten­ni usci­te da un lo­ca­le. Do­po la guer­ra in Siria, i ne­ri han­no ca­pi­to che c’è un’al­tra stra­da ol­tre lo spac­cio, si so­no eman­ci­pa­ti. L’ag­gior­na­men­to del sen­ti­men­to invece in «Po­st scrip­tum 2017»? WALTER SI­TI — Mau­ro ri­por­ta il pro­fes­so­re a Mar­cel­lo, gli ri­fe­ri­sce le sue pa­ro­le: «Sai che me di­ce sem­pre, pe’ te­le­fo­no? L’an­ni più belli d’aa vi­ta mia so’ quel­li ch’ho pas­sa­to co’ Walter». L’ag­gior­na­men­to sen­ti­men­ta­le quin­di è il rim­pian­to po­stu­mo del pro­fes­so­re. La bor­ga­ta non è più quel­la di Pa­so­li­ni? VINCENZO SA­LEM­ME — Mar­cel­lo non ha lo stu­po­re di Ni­net­to Da­vo­li, è più chiu­so, più pau­ro­so, la sua è una vi­ta­li­tà di pa­le­stra, este­rio­re, quel­la di Da­vo­li era in­te­rio­re. WALTER SI­TI — È sba­glia­to di­re che non è più quel­la di Pa­so­li­ni, ma an­che che non ha nien­te in co­mu­ne. Se gi­ra più dro­ga e più de­na­ro ri­spet­to a prima, ci so­no pe­rò del­le co­stan­ti: la vi­ta­li­tà lin­gui­sti­ca, il sar­ca­smo e l’iro­nia. Fra­si co­me quel­la di Mau­ro al pro­fes­so­re “Sei sem­pre sta­to ’n omo for­tu­na­to, si te met­ti a ven­de’ la car­ta igie­ni­ca i bam­bi­ni na­sche­no con due cu­li», lo di­mo­stra­no. Pa­so­li­ni a un cer­to pun­to di­ce che è fi­ni­ta quel­la vi­ta­li­tà, in real­tà è lui che si è stu­fa­to di ascol­ta­re. A Mi­la­no do­ve mi so­no tra­sfe­ri­to non c’è il sot­to­pro­le­ta­ria­to, i bor­ghe­si non han­no la ca­pa­ci­tà dei bor­ga­ta­ri di rac­con­tar­si in mo­do im­me­dia­to. Pa­so­li­ni no­ta­va che

que­sta ca­pa­ci­tà del sot­to­pro­le­ta­ria­to as­so­mi­glia di più a cer­te ini­bi­zio­ni dell’ari­sto­cra­zia. Per­ché si è tra­sfe­ri­to a Mi­la­no?

WALTER SI­TI — È una cit­tà più adat­ta a una per­so­na an­zia­na. «Bi­so­gna es­se­re di­sgra­zia­ti e for­ti, fra­tel­li dei ca­ni», scri­ve Pa­so­li­ni in Ver­si del te­sta­men­to. E io so­no

d’ac­cor­do: per an­da­re in bor­ga­ta bi­so­gna es­se­re un po’ gio­va­ni, ave­re vo­glia di aspet­ta­re. Non ha più vo­glia di aspet­ta­re?

WALTER SI­TI — Non ho più ener­gia. So­no ve­nu­to a Mi­la­no co­me gli ele­fan­ti che van­no a mo­ri­re do­ve so­no na­ti.

Il film Il con­ta­gio di Mat­teo Bo­tru­gno e Da­nie­le Co­luc­ci­ni è una pro­du­zio­ne Ki­me­ra­film con Rai Ci­ne­ma, in as­so­cia­zio­ne con No­to­rious Pic­tu­res e in col­la­bo­ra­zio­ne con Ge­kon Pro­duc­tions con il so­ste­gno di Gianluca Ar­co­pin­to. Il sog­get­to e la sce­neg­gia­tu­ra so­no di Mat­teo Bo­tru­gno, Da­nie­le Co­luc­ci­ni e Nuc­cio Sia­no. Pre­sen­ta­to in con­cor­so al­le Gior­na­te de­gli Au­to­ri del Fe­sti­val di Ve­ne­zia, sa­rà nel­le sa­le dal 28 set­tem­bre. Trat­to dal ro­man­zo di Walter Si­ti, Il con­ta­gio è in­ter­pre­ta­to da Vincenzo Sa­lem­me, Vi­ni­cio Mar­chio­ni, An­na Fo­gliet­ta, Mau­ri­zio Te­sei, Giu­lia Be­vi­lac­qua

WALTER SI­TI Il con­ta­gio RIZ­ZO­LI Pa­gi­ne 368, € 19

Il ro­man­zo, già usci­to nel 2008 per Mon­da­do­ri, tor­na in li­bre­ria dal 28 set­tem­bre per Riz­zo­li con un po­st scrip­tum ine­di­to del­lo scrit­to­re (Mo­de­na, 20 mag­gio 1947)

Vincenzo Sa­lem­me (a si­ni­stra) è na­to a Ba­co­li, Na­po­li, il 24 lu­glio 1957. Il ro­man­zo più re­cen­te di Walter Si­ti (a de­stra) è Bru­cia­re tut­to (Riz­zo­li). Usci­to in pri­ma­ve­ra, af­fron­ta il te­ma del­la pe­do­fi­lia nel­la chie­sa e per que­sto è sta­to al cen­tro di un aspro di­bat­ti­to

Le im­ma­gi­ni Qui so­pra: un mo­men­to del­le ri­pre­se. Nel­la pa­gi­na ac­can­to, so­pra: Mat­teo Bo­tru­gno, Da­nie­le Co­luc­ci­ni e Walter Si­ti; sot­to: una sce­na del film con Vincenzo Sa­lem­me e Vi­ni­cio Mar­chio­ni

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