Il bel­lo del­la ce­ra è che si può fon­de­re di nuo­vo

La Lettura - - Sguardi L’evento - Di URS FI­SCHER

Per que­sto pro­get­to, nell’am­bi­to dell’even­to In Flo­ren­ce, ho rea­liz­za­to le scul­tu­re di due fio­ren­ti­ni espo­nen­ti del­le ar­ti. I due uo­mi­ni re­ca­no l’im­pron­ta di que­sta cit­tà: Fabrizio, che ci guar­da di­ret­ta­men­te ne­gli oc­chi, rap­pre­sen­ta la sto­ria; Fran­ce­sco, che guar­da lon­ta­no, rap­pre­sen­ta il nuo­vo. De­gli stop­pi­ni in­se­ri­ti in que­ste scul­tu­re di ce­ra le tra­sfor­ma­no in can­de­le, che con il tem­po si an­dran­no scio­glien­do. La ce­ra è tin­ta del co­lo­re del san­gue ar­te­rio­so. Un po’ al­la vol­ta, si ri­ver­se­rà sul­la piaz­za. Fran­ce­sco sta so­pra un fri­go­ri­fe­ro, un og­get­to og­gi più fa­mi­lia­re di un pie­di­stal­lo. Il fri­go­ri­fe­ro è l’ani­ma del­la ca­sa e quel­lo di Fran­ce­sco è pie­no di frut­ta e ver­du­ra, ana­lo­ga­men­te ai ri­lie­vi dei del­la Rob­bia. Fabrizio è invece as­so­cia­to a una del­le sue scul­tu­re an­ti­che pre­fe­ri­te, San Leo­nar­do, pa­tro­no dei pri­gio­nie­ri, che tie­ne in ma­no le ca­te­ne. La fi­gu­ra si ri­fu­gia nel­la scul­tu­ra, re­ce­de in lei fin­ché di­ven­ta­no una co­sa so­la. Il san­to è sul la­to po­ste­rio­re. Mol­to la­vo­ro vie­ne fat­to ogni gior­no in que­sta cit­tà per con­tra­sta­re gli ef­fet­ti del tem­po e im­pe­di­re che le scul­tu­re sto­ri­che di Fi­ren­ze si sbri­cio­li­no. Le can­de­le ac­ce­le­ra­no vo­lu­ta­men­te que­sto pro­ces­so. Il bel­lo del­le can­de­le è che si può sem­pre fon­der­ne un’al­tra.

( tra­du­zio­ne di

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