L’in­ver­no di Mar­tin e quel­lo di Ca­pro­ni

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Il suc­ces­so mon­dia­le del­la se­rie ri­schia di far pas­sa­re in se­con­do pia­no (im­pe­ria­li­smo te­le­vi­si­vo) i ro­man­zi di Geor­ge R. R. Mar­tin. Co­me scri­ve Mar­tin? Pri­mo li­bro, sce­na pri­ma: tre guar­dia­ni del­la not­te, spe­cie di mo­na­ci guer­rie­ri te­nu­ti al vo­to di ca­sti­tà, van­no in per­lu­stra­zio­ne. Uno por­ta una pel­lic­cia di er­mel­li­no ne­ro, «spes­sa e sof­fi­ce co­me un pec­ca­to di lus­su­ria». Sa­rà lui il pri­mo a mo­ri­re dell’in­te­ra epo­pea. Non lo pian­ge­re­mo mol­to (per­ché era un da­me­ri­no e per­ché tan­ti se­gui­ran­no il suo de­sti­no e im­pa­re­re­mo a ri­spar­mia­re le la­cri­me), ma non lo di­men­ti­che­re­mo gra­zie al­la pel­lic­cia d’er­mel­li­no sof­fi­ce co­me un pec­ca­to di lus­su­ria. Un bra­vo scrit­to­re è questa co­sa qui, uno che si ve­de dai par­ti­co­la­ri. Il guar­dia­no con l’er­mel­li­no sa­rà uc­ci­so da­gli Estra­nei, i mor­ti vi­ven­ti, os­si­mo­ri (co­me di­reb­be un cri­ti­co lau­rea­to) da­gli oc­chi az­zur­ri «in gra­do di ustio­na­re co­me il mor­so del ghiac­cio» (al­tro os­si­mo­ro, tan­to per gra­di­re). L’os­si­mo­ro è la fi­gu­ra re­to­ri­ca pre­fe­ri­ta da Mar­tin. Ma ama an­che le li­ta­nie di­na­sti­co-ge­nea­lo­gi­che, i giu­ra­men­ti fa­ta­li e ogni espe­dien­te uti­le a da­re una so­len­ni­tà da scrit­tu­ra sa­cra al suo rac­con­to: «In no­me di Ro­bert del­la Ca­sa Ba­ra­theon, pri­mo del suo no­me, re de­gli an­da­li e dei rhoy­nar e dei pri­mi uo­mi­ni, lord dei Set­te Re­gni e Pro­tet­to­re del Rea­me, io, Ed­dard del­la Ca­sa Stark, lord di Gran­de In­ver­no e Pro­tet­to­re del Nord, ti con­dan­no a mor­te». Sia­mo so­lo a pa­gi­na 22 e già sap­pia­mo che questa sto­ria sa­rà per sem­pre. «L’in­ver­no sta per ar­ri­va­re», di­ce il mot­to de­gli Stark. Qual­co­sa di si­mi­le («Fa fred­do nel­la sto­ria») di­ce­va un ver­so di Giorgio Ca­pro­ni. Ma il poe­ta di Mar­tin è un al­tro, Per­cy Bys­she Shel­ley, che pe­rì nau­fra­gan­do nel ma­re di Le­ri­ci e il cui cor­po fu ri­tro­va­to a Via­reg­gio e bru­cia­to su una pi­ra eret­ta sul­la spiag­gia. An­che la mor­te di Shel­ley sem­bra una sce­na di Tro­no di Spa­de. Geor­ge R. R. Mar­tin sa­reb­be sta­to un gran­de scrit­to­re an­che se non aves­se­ro inventato la te­le­vi­sio­ne.

L’ame­ri­ca­no Geor­ge R. R. Mar­tin (1948)

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