La sto­ria del ro­man­zo è quel­la di un mon­do che ri­ma­ne all’im­prov­vi­so sen­za don­ne: una cu­rio­sa epi­de­mia di son­no

La Lettura - - Il Dibattito Delle Idee -

Twit­ter mi pia­ce tan­to per­ché mi fa sfor­za­re, mi co­strin­ge a com­pri­me­re un’idea in una ri­ga e in po­co tem­po. Il la­to me­no bel­lo, che mi pia­ce me­no, è — co­me di­ce Clint Ea­st­wood — che «i pa­re­ri so­no co­me il bu­co del c…, tut­ti ne han­no uno», e chiun­que sdot­to­ra su qua­lun­que co­sa. Io a vol­te so­no trop­po po­li­ti­ciz­za­to su Twit­ter. Que­sta mat­ti­na pri­ma di que­sta in­ter­vi­sta chia­mo mia mo­glie e lei mi di­ce: Stephen King! — mi chia­ma con no­me e co­gno­me quan­do de­ve sgri­dar­mi, ha sem­pre fat­to co­sì — Stephen King, og­gi non di­re nien­te su Trump! Non vo­le­va che to­glies­si at­ten­zio­ne dal li­bro di­cen­do qual­co­sa di pe­san­te. Di­co so­lo que­sto: di re­cen­te ho vi­sto una vi­gnet­ta, Kim e Trump co­me neo­na­ti, col pan­no­li­no, a ca­val­lo di due mis­si­li ato­mi­ci. I lo­ro gio­cat­to­li. Pe­rò ha ra­gio­ne mia mo­glie, non scri­vo trat­ta­ti po­li­ti­ci ma ro­man­zi, me­glio parlare di ro­man­zi.

I so­cial me­dia non por­ta­no a scri­ve­re bei li­bri, one­sta­men­te quan­do hai bi­so­gno di con­cen­trar­ti sul­la scrit­tu­ra l’ul­ti­ma co­sa che de­vi fa­re è an­da­re su Twit­ter.

Uno dei te­mi dei li­bri più re­cen­ti del­la pro­du­zio­ne di Stephen King è che spa­ven­ta­no me­no. Sem­bra me­no in­te­res­sa­to a spa­ven­ta­re: è di­ven­ta­to più uma­ni­sta?

An­che in que­sto li­bro. Di per­so­nag­gi ve­ra­men­te cor­rot­ti, sen­za spe­ran­za, ce n’è uno so­lo. Gli al­tri so­no es­se­ri uma­ni com­ples­si, sen­za ma­ni­chei­smi. Co­sì è più rea­li­sti­co.

Tut­ti so­no gli eroi del­la nar­ra­zio­ne del­le pro­prie vi­te che rac­con­ta­no a se stes­si. An­che i per­so­nag­gi me­no edi­fi­can­ti pro­ba­bil­men­te pen­sa­no di fa­re la co­sa giu­sta. Cer­to nel­la vi­ta co­no­sci be­ne uno, nel­la

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