Af­flit­to da al­col e de­pres­sio­ne pro­va a ri­na­sce­re al so­le del Sud

La Lettura - - Sguardi Le Mostre -

Af­flit­to dal­la de­pres­sio­ne, de­di­to all’al­col e spin­to dal de­si­de­rio di trar­re nuo­va lin­fa crea­ti­va dai colori e dal so­le del Sud, van Go­gh la­scia Pa­ri­gi nel feb­bra­io 1888 per rag­giun­ge­re Arles. Le let­te­re scrit­te a Théo nei me­si suc­ces­si­vi fan­no spe­ra­re in una sor­ta di ri­na­sci­ta. I pae­sag­gi del­la Pro­ven­za — «la ter­ra dei to­ni az­zur­ri e dei colori bril­lan­ti» che va­gheg­gia­va da tem­po — lo stor­di­sco­no, la sco­per­ta del co­lo­re lo esal­ta, la sua ta­vo­loz­za si fa esu­be­ran­te di gial­li, az­zur­ri, ros­si, ver­di. Vi­gne­ti, cie­li ter­si, cam­pi di gra­no, scor­ci di cit­ta­di­ne di­ven­ta­no i nuo­vi sog­get­ti del­la sua pit­tu­ra. Ap­pe­na tre set­ti­ma­ne do­po il suo ar­ri­vo sco­pre il pon­te le­va­to­io di Langlois, lun­go il Pic­co­lo Ro­da­no; lo raf­fi­gu­ra in di­ver­se te­le e sem­pre in quel­la «esa­ge­ra­zio­ne del co­lo­re» di cui scri­ve en­tu­sia­sta a Théo e al­la so­rel­la Wil. Nel­la ver­sio­ne più ce­le­bre (so­pra, 1888) lo spa­zio è inon­da­to dall’az­zur­ro del cie­lo e dell’ac­qua, ac­ce­so dal ver­de dell’er­ba e dei ci­pres­si e dai toc­chi di bian­co e di ros­so del­le nu­vo­le e del tet­to sul­la de­stra.

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