Cin­dia ad­dio: l’In­dia è fe­li­ce di fa­re l’ame­ri­ca­na

Af­fa­ri e ri­va­li­tà

La Lettura - - Orizzonti - Di DA­NI­LO TAINO

Un po’ ri­di­co­lo: due Pae­si che as­sie­me con­ta­no più di due mi­liar­di e mez­zo di abi­tan­ti si fan­no di­spet­ti e or­ga­niz­za­no sca­ra­muc­ce sul­la lo­ro fron­tie­ra hi­ma­la­ya­na. Dal­la scor­sa esta­te, sol­da­ti baf­fu­ti dell’In­dia e im­pet­ti­ti mi­li­ta­ri del­la Ci­na si scam­bia­no epi­te­ti e li­ti­ga­no su po­chi chi­lo­me­tri di stra­da in due pun­ti di con­fi­ne, a est e ove­st, sui qua­li De­lhi e Pe­chi­no han­no vec­chi con­ten­zio­si. Die­tro a uno scon­tro che per ora nes­su­no dei due gi­gan­ti vuo­le esa­spe­ra­re c’è pe­rò, stri­scian­te, mol­to di più: in­te­res­si e in­vi­die, una ri­va­li­tà ege­mo­ni­ca nel­la re­gio­ne, la gran­de geo­po­li­ti­ca.

Ne­gli An­ni Cin­quan­ta del se­co­lo scor­so, i due Pae­si col­la­bo­ra­va­no. La guer­ra di con­fi­ne del 1962 ha mes­so fi­ne al­le buo­ne re­la­zio­ni. Nel 1978, Deng Xiao­ping ha aper­to l’eco­no­mia ci­ne­se e spa­lan­ca­to la por­ta al mi­ra­co­lo eco­no­mi­co; l’In­dia ha in­se­gui­to, con ti­mi­dez­za, so­lo da­gli an­ni No­van­ta. Og­gi, il Pil dell’Im­pe­ro di Mez­zo è cin­que vol­te quel­lo in­dia­no e a De­lhi co­me a Mum­bai e Ban­ga­lo­re la ri­va­li­tà nel­la pro­du­zio­ne di ric­chez­za si mi­schia all’in­vi­dia per il suc­ces­so del vi­ci­no del Nord. Quel­la che fi­no a qual­che an­no fa era una sfi­da me­dia­ta dal­la cre­sci­ta del pro­dot­to lor­do, ora è pe­rò di­ven­ta­ta qual­co­sa di cal­do. Sot­to la gui­da del pre­si­den­te Xi Jin­ping, l’in­fluen­za di Pe­chi­no nell’Ocea­no In­dia­no e tra gli ami­ci sto­ri­ci di De­lhi ha ini­zia­to a cre­sce­re. La Ci­na si sta do­tan­do di una flot­ta na­va­le in gra­do di usci­re con au­to­re­vo­lez­za dal­le ac­que che la cir­con­da­no. La stra­te­gia del­la Via del­la Se­ta pre­ve­de la co­stru­zio­ne di por­ti at­tor­no al ma­re Ara­bi­co e ad­di­rit­tu­ra nel Gol­fo del Ben­ga­la. Lo scor­so di­cem­bre, lo Sri Lan­ka ha ac­cor­da­to per 99 an­ni il lea­sing di un por­to in po­si­zio­ne stra­te­gi­ca a una so­cie­tà del go­ver­no ci­ne­se. Po­chi gior­ni do­po, due par­ti­ti co­mu­ni­sti sim­pa­tiz­zan­ti di Pe­chi­no han­no vin­to le ele­zio­ni in Ne­pal. E le Mal­di­ve, sto­ri­co al­lea­to di De­lhi, si so­no av­vi­ci­na­te all’eco­no­mia del­la Ci­na e ora snob­ba­no la di­plo­ma­zia in­dia­na.

È in que­sto qua­dro di espan­sio­ne del­la po­ten­za ci­ne­se che l’In­dia è sem­pre più at­trat­ta, per for­za o per amo­re, da un rap­por­to stret­to con gli Sta­ti Uni­ti. Co­me al­lea­to stra­te­gi­co per con­tro­bi­lan­cia­re la po­ten­za di Pe­chi­no in Asia, in col­la­bo­ra­zio­ne con il Giap­po­ne di Shin­zo Abe con il qua­le il pri­mo mi­ni­stro Na­ren­dra Mo­di ha ot­ti­mi rap­por­ti. Do­po i lun­ghi an­ni dell’In­dia in­di­pen­den­te for­mal­men­te non al­li­nea­ta ma spes­so vi­ci­na al­le po­si­zio­ni so­vie­ti­che, il rial­li­nea­men­to con Wa­shing­ton è sem­pre più stret­to. Ini­zia­to da Geor­ge Bu­sh con il go­ver­no del par­ti­to del Con­gres­so dei Gan­d­hi, con­ti­nua­to da Ba­rack Oba­ma e ora svi­lup­pa­to da Do­nald Trump con Mo­di. Non so­lo in eco­no­mia. Di fat­to, l’Ame­ri­ca ha ri­co­no­sciu­to l’In­dia co­me po­ten­za nu­clea­re e la sta fa­cen­do en­tra­re in tut­ti i con­ses­si in­ter­na­zio­na­li ato­mi­ci dai qua­li era esclu­sa. La part­ner­ship con De­lhi è og­gi una del­le mag­gio­ri scel­te geo­po­li­ti­che di Wa­shing­ton. La fa­vo­leg­gia­ta Cin­dia, l’al­lean­za tra i due gi­gan­ti asia­ti­ci, non è mai esi­sti­ta e dif­fi­cil­men­te mai ci sa­rà.

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