«Era il mio or­co» Me­di­co ac­col­tel­la­to

Pe­do­fi­lia, la vendetta di una vit­ti­ma Gra­ve il pre­sun­to mo­le­sta­to­re 48en­ne

Leggo (Milano) - - ATTUALITÀ - Lo­re­na Lo­ia­co­no

Ha pre­so un col­tel­lo e ha de­ci­so di far­si giu­sti­zia da so­lo: era an­co­ra mi­no­ren­ne quan­do quell’uo­mo si ap­pro­fit­tò del­la sua in­ge­nui­tà. Co­sì ie­ri è an­da­to a cer­car­lo per poi ac­col­tel­lar­lo al­la schie­na e ri­dur­lo in gra­vi con­di­zio­ni. La sto­ria, dram­ma­ti­ca e tut­ta da chia­ri­re, vie­ne da San Vi­to al Ta­glia­men­to in pro­vin­cia di Pordenone, do­ve un gio­va­ne di 23 an­ni ha man­da­to in ospe­da­le l’uo­mo, un me­di­co di 48 an­ni, do­po aver­lo ac­cu­sa­to di mo­le­stie ses­sua­li. Il pre­sun­to stu­pra­to­re è ora ri­co­ve­ra­to in pro­gno­si ri­ser­va­ta nel re­par­to di te­ra­pia in­ten­si­va dell’ospe­da­le di San Vi­to al Ta­glia­men­to. Tut­to ini­zia quan­do il gio­va­ne, ospi­ta­to a ca­sa del me­di­co, lo ac­cu­sa di epi­so­di di mo­le­stie ses­sua­li. Ac­cu­se che l’uo­mo ha sem­pre re­spin­to, co­sì co­me ha sem­pre re­spin­to la re­spon­sa­bi­li­tà di im­ma­gi­ni pe­do­por­no­gra­fi­che tro­va­re nel suo pc du­ran­te le in­da­gi­ni. A se­gui­to del­le qua­li ven­ne con­dot­to agli ar­re­sti do­mi­ci­lia­ri nel­la pri­ma­ve­ra scor­sa. In quel­la oc­ca­sio­ne an­che l’Asl di Pordenone lo ave­va sospeso dall’eser­ci­zio del­la pro­fes­sio­ne. Una de­ci­sio­ne pre­sto re­vo­ca­ta dal­le di­spo­si­zio­ni del giu­di­ce, che con­sen­tì al me­di­co di svol­ge­re la pro­pria at­ti­vi­tà pro­fes­sio­na­le re­stan­do co­mun­que agli ar­re­sti do­mi­ci­lia­ri. Al­cu­ne set­ti­ma­ne più tar­di, gli fu­ro­no re­vo­ca­ti an­che i do­mi­ci­lia­ri. Da lì, pro­ba­bil­men­te, la rab­bia del gio­va­ne che con­ti­nua a di­chia­rar­si vit­ti­ma di abu­si.

A di­fen­de­re la po­si­zio­ne del me­di­co ac­col­tel­la­to, in­ve­ce, è il suo av­vo­ca­to Giu­sep­pe Ba­va­re­sco: «Il mio as­si­sti­to è com­ple­ta­men­te estra­neo al­le ac­cu­se che gli ven­go­no mos­se, si è oc­cu­pa­to di que­sto gio­va­ne, che ar­ri­va da un pae­se dell’Est Eu­ro­pa, per ben die­ci an­ni. Lo ha ac­col­to in ca­sa quan­do era an­co­ra un ra­gaz­zi­no e ave­va una si­tua­zio­ne fa­mi­lia­re par­ti­co­la­re. Lo ha so­ste­nu­to in tut­to e gli ha pa­ga­to gli stu­di ol­tre ad ave­re fa­vo­ri­to l’in­di­vi­dua­zio­ne di un’oc­cu­pa­zio­ne. Da quan­to ha ri­fe­ri­to, e que­sto si tro­va già agli at­ti del pro­ces­so, pe­rio­di­ca­men­te il gio­va­ne si fa­ce­va vi­vo con ri­chie­ste di de­na­ro».

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