«Ser­vo­no mil­le eu­ro al me­se per in­tru­fo­lar­si in un com­pu­ter»

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«L’in­chie­sta della Po­li­zia po­sta­le di­mo­stra qua­le sia il li­vel­lo di at­ten­zio­ne, e l’in­ve­sti­men­to, dell’Ita­lia nel cam­po della si­cu­rez­za in­for­ma­ti­ca e della cy­ber war». Giuliano Ta­va­ro­li non è sor­pre­so da quan­to emer­ge dall’ope­ra­zio­ne EyePy­ra­mid della pro­cu­ra di Ro­ma: «Sul dark web, per poche mi­glia­ia di eu­ro al me­se si af­fit­ta­no e si com­pra­no sia il mal­ware sia il cen­tro di co­man­do e con­trol­lo sul qua­le ven­go­no sca­ri­ca­te le in­for­ma­zio­ni», ri­cor­da l’esper­to di in­no­va­zio­ne e cy­ber se­cu­ri­ty, ex re­spon­sa­bi­le della si­cu­rez­za di Pi­rel­li e grup­po Te­le­com coin­vol­to, ot­to an­ni fa, nel­lo scan­da­lo Te­le­com-Si­smi.

È pos­si­bi­le che due pri­va­ti cit­ta­di­ni sia­no in gra­do di vio­la­re la pro­te­zio­ne di mail isti­tu­zio­na­li? «È mol­to fa­ci­le. Non a ca­so è suc­ces­so. Ba­sta al­le­ga­re, in una mail o in una co­mu­ni­ca­zio­ne sui so­cial net­work, ma in que­sto ca­so ci vuo­le l’ami­ci­zia tra due sog­get­ti, un soft­ware spia at­tra­ver­so un do­cu­men­to».

Per es­se­re in­fet­ta­ti è ne­ces­sa­rio sca­ri­ca­re l’al­le­ga­to o vi­sua­liz­za­re il mes­sag­gio?

«Bi­so­gna apri­re l’al­le­ga­to. Pe­rò in al­cu­ni ca­si, e que­sto di­pen­de dal­la bra­vu­ra del tec­ni­co, è suf­fi­cien­te vi­sua­liz­za­re il mes­sag­gio. Per que­sto, ol­tre a un buon an­ti-vi­rus ag­gior­na­to, è ne­ces­sa­rio non apri­re le mail de­gli sco­no­sciu­ti».

L’Ita­lia co­sa do­vreb­be fa­re per au­men­ta­re il li­vel­lo di pro­te­zio­ne? «In­ve­sti­re, ma a que­sto pun­to non cre­do che il no­stro Pae­se ne ab­bia le pos­si­bi­li­tà».

Per­ché è co­si pes­si­mi­sta? «Per la cy­ber si­cu­rez­za il go­ver­no Ren­zi ha stan­zia­to, e la co­sa fu sa­lu­ta­ta con squil­li di trom­ba, 150 mi­lio­ni di eu­ro. Una no­vi­tà. Pec­ca­to che Lon­dra ab­bia im­pe­gna­to 15 mi­liar­di di ster­li­ne; gli Sta­ti Uni­ti 17 mi­liar­di di dol­la­ri e la Fran­cia 1,4 mi­liar­di di eu­ro per un pia­no straor­di­na­rio per la cy­ber war. L’Ita­lia non può con­cor­re­re». E i ri­schi qua­li so­no? «Ban­che, tra­spor­ti, ospe­da­li, tut­te le strut­tu­re cri­ti­che: or­mai le tran­sa­zio­ni non so­no più fi­si­che. Il ve­ro te­ma è quel­lo della vul­ne­ra­bi­li­tà del­le no­stre re­ti: o l’Ita­lia met­te in pie­di un pia­no Mar­shall sul­la si­cu­rez­za in­for­ma­ti­ca, o le ri­ca­du­te sa­ran­no mol­to pe­san­ti. Un me­se fa in Ucrai­na, con un cy­ber at­tac­co por­ta­to avan­ti con mal­ware di gra­do mi­li­ta­re, è sta­ta spen­ta una cen­tra­le elet­tri­ca. Il mo­no­po­lio de­gli Sta­ti sul­la si­cu­rez­za non c’è più».

A che si ri­fe­ri­sce? «Le stes­se re­ti uti­liz­za­te dai fra­tel­li Oc­chio­ne­ro si tro­va­no nel mercato il­le­ga­le sul web. Le ven­do­no e le af­fit­ta­no gli in­dia­ni, i rus­si, i ci­ne­si, i ro­me­ni... Ci so­no ad­di­rit­tu­ra le ta­rif­fe men­si­li per mal­ware e cen­tro di con­trol­lo. Se i due ro­ma­ni aves­se­ro fat­to co­sì in­ve­ce di far­si il ser­ver in ca­sa, sa­reb­be sta­to mol­to più dif­fi­ci­le in­di­vi­duar­li. Un con­to è ri­sa­li­re, nell’in­da­gi­ne, a ser­ver ne­gli Sta­ti Uni­ti, al­tro è no­leg­giar­li in Ci­na o Bra­si­le».

Si è fat­to un’idea di co­sa ci sia die­tro l’at­ti­vi­tà de­gli Oc­chio­ne­ro? «È pre­sto per dir­lo. Al­lo sta­to dell’in­chie­sta ri­sul­ta­no es­se­re lo­ro i be­ne­fi­cia­ri dell’estra­zio­ne del­le in­for­ma­zio­ni, ma non è det­to che sia co­sì».

Pen­sa che co­pra­no qual­cu­no? «Il mercato del­le in­for­ma­zio­ni è fio­ren­te. Per­ché al bas­so in­ve­sti­men­to cor­ri­spon­de un lau­to ri­tor­no, se le no­ti­zie so­no buo­ne. O gli Oc­chio­ne­ro vo­le­va­no es­se­re bene in­for­ma­ti o qual­cu­no ha com­pra­to le lo­ro in­for­ma­zio­ni».

TOM.MON.

Ta­va­ro­li [Fo­to­gr.]

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