ITA­LIA SEM­PRE FER­MA

Chi ha il la­vo­ro scio­pe­ra Chi non ce l’ha non lo cer­ca

Libero - - Primo Piano - FRAN­CE­SCO DE DOMINICIS twit­ter@DeDo­mi­ni­ci­sF

Un gio­va­ne su cin­que né stu­dia né si pre­oc­cu­pa di tro­va­re un im­pie­go e tra i ra­gaz­zi i di­soc­cu­pa­ti so­no il 37,8%. Cre­sco­no i cit­ta­di­ni in po­ver­tà estre­ma: so­no 12 su cen­to

Il ri­sul­ta­to dell’in­da­gi­ne va pre­so un po’ con le mol­le, ma - an­che se con con­tor­ni non de­fi­ni­ti al­la per­fe­zio­ne fo­to­gra­fa sen­za dub­bio la real­tà ita­lia­na. Do­ve i gio­va­ni non so­lo so­no di­soc­cu­pa­ti, ma non cer­ca­no nem­me­no un’oc­cu­pa­zio­ne. Si chia­ma­no neet (not en­ga­ged in edu­ca­tion, em­ploy­ment or trai­ning ov­ve­ro non im­pe­gna­ti né nel­lo stu­dio né nel la­vo­ro né nel­la for­ma­zio­ne) e so­no i ra­gaz­zi tra i 15 e i 24 an­ni che di met­ter­si al­la ri­cer­ca di un im­pie­go non han­no al­cu­na in­ten­zio­ne. In Ita­lia si re­gi­stra una per­cen­tua­le di «nul­la­fa­cen­ti» pa­ri al 19,9%, qua­si il dop­pio ri­spet­to all’11,5% del­la me­dia eu­ro­pea. Il da­to emer­ge da un’in­da­gi­ne pe­rio­di­ca del­la Com­mis­sio­ne Ue e, co­me ac­cen­na­to, me­ri­ta una ri­fles­sio­ne. E una pre­mes­sa: quel­li che non la­vo­ra­no, non si dan­na­no per cer­car­lo; quel­li che - in­ve­ce - so­no oc­cu­pa­ti, non di­sde­gna­no gli scio­pe­ri per in­cro­cia­re le brac­cia.

Tor­nia­mo ai «nul­la­fa­cen­ti» all’ama­tri­cia­na. Il con­teg­gio dei neet si ba­sa per lo più su­gli uni­ci da­ti uf­fi­cia­li a di­spo­si­zio­ne dei ri­cer­ca­to­ri, va­le a di­re le ri­chie­ste di la­vo­ro de­po­si­ta­te nei cen­tri dell’im­pie­go. E dun­que: se­con­do voi un ra­gaz­zo ita­lia­no per tro­va­re la­vo­ro - che non esi­ste o sa che è mer­ce ra­ra - va all’ufficio di col­lo­ca­men­to? In Ger­ma­nia o in al­tri pae­si «vir­tuo­si» fun­zio­na co­sì, ne sia­mo cer­ti. Ma da noi, no. Ecco, quin­di, spie­ga­to che la fo­to­gra­fia scat­ta­ta dai tec­ni­ci di Bru­xel­les cor­re il ri­schio di es­se­re quan­to­me­no al­te­ra­ta. Ma la rap­pre­sen­ta­zio­ne pla­sti­ca of­fer­ta dal­la Com­mis­sio­ne Ue sui gio­va­ni e il la­vo­ro non con­tie­ne cla­mo­ro­se bu­gie. Non le con­tie­ne so­prat­tut­to quan­do ci ri­cor­da che la dif­fe­ren­za fra uo­mi­ni e don­ne che la­vo­ra­no è al 20,1% (so­lo a Mal­ta va peg­gio) e il nu­me­ro di per­so­ne che vi­vo­no in con­di­zio­ni di po­ver­tà estre­ma (11,9%) è au­men­ta­to fra il 2015 e il 2016, uni­co ca­so in Ue con Esto­nia e Ro­ma­nia. Co­sì co­me è un da­to di fat­to che la di­soc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le «re­si­sta» sem­pre a li­vel­li dram­ma­ti­ci: è al 37,8%, in ca­lo ri­spet­to al 40,3% del 2015, ma co­mun­que la ter­za in Eu­ro­pa do­po Gre­cia (47,3%) e Spagna (44,4%).

Chi ha un la­vo­ro - poi - fa­ti­ca pa­rec­chio vi­sto che in più del 15% dei ca­si ha con­trat­ti pre­ca­ri (fra i 25 e i 39 an­ni, da­ti 2014), e se non ha an­co­ra 30 an­ni gua­da­gna me­no del 60% di un la­vo­ra­to­re over 60. Ri­sul­ta­to? Bam­boc­cio­ni a ca­sa. I gio­va­ni ita­lia­ni, in­fat­ti, esco­no dal ni­do fa­mi­lia­re fra i 31 e i 32 an­ni, più tar­di ri­spet­to a una de­ci­na di an­ni fa e mol­to do­po la me­dia Ue di 26 an­ni. Che stia­mo mes­si ma­le è sot­to­li­nea­to - qua­si il col­po di gra­zia - da un rap­por­to dell’Oc­se. Uno stu­dio dell’or­ga­ni­smo con se­de a Pa­ri­gi piaz­za l’Ita­lia agli ul­ti­mi po­sti nel­la clas­si­fi­ca sul mer­ca­to del la­vo­ro. Se­con­do i da­ti che met­to­no a con­fron­to i Pae­si dell'or­ga­niz­za­zio­ne, so­lo il 57,7% de­gli ita­lia­ni in età la­vo­ra­ti­va ave­va un’oc­cu­pa­zio­ne nel pri­mo tri­me­stre del 2017. Peg­gio fan­no so­lo Gre­cia (52,7%) e Tur­chia (50,9%).

E tan­to è ba­sta­to, ai sin­da­ca­ti e pu­re ai par­ti­ti del­le op­po­si­zio­ni, per pren­de­re di mi­ra il go­ver­no. Cer­to, si­gle ed espo­nen­ti del­la mi­no­ran­za han­no avu­to gio­co fa­ci­le. La Cgil ha de­fi­ni­to «un com­ple­to fal­li­men­to» il pro­gram­ma Ga­ran­zia gio­va­ni «spac­cia­to co­me [LaP­res­se]

un successo» dal mi­ni­stro del La­vo­ro, Giu­lia­no Po­let­ti. E se il Movimento 5 Stel­le par­la di «pro­gram­mi fal­li­ti», il ca­po­grup­po di For­za Ita­lia al­la Ca­me­ra, Re­na­to Bru­net­ta, pun­ta il se­gre­ta­rio del Par­ti­to de­mo­cra­ti­co: «Qual­cu­no man­di un pic­cio­ne viag­gia­to­re a Mat­teo Ren­zi, or­mai di­sper­so su Mar­te, e gli tra­smet­ta i mes­sag­gi che ar­ri­va­no dal mon­do reale, dal pia­ne­ta Ter­ra. L’Ita­lia con­ti­nua il suo triste de­cli­no men­tre il di­strat­to e iso­la­to se­gre­ta­rio dem scri­ve li­bri di fa­vo­le nei qua­li nar­ra le ge­sta lu­mi­no­se e sal­vi­fi­che di mil­le gior­ni che han­no in­ve­ce di­strut­to il no­stro Pae­se».

Si pre­pa­ra un’al­tra raf­fi­ca di scio­pe­ri: è sta­to dif­fe­ri­to il bloc­co na­zio­na­le dei tra­spor­ti in pro­gram­ma gio­ve­dì, ma a Roma l’agi­ta­zio­ne si ter­rà co­mun­que

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