SE­CON­DA CHAN­CE

L’in­con­tro al ma­re da ra­gaz­zi, poi a ognu­no la sua vita Do­po vent’an­ni si ri­ve­do­no. E scop­pia l’amo­re so­pi­to

Libero - - Attualità - BRUNA BENEDETTI

Gen­ti­li lettori, con­ti­nua­no ad ar­ri­va­re i rac­con­ti del­la vo­stra estate al­la no­stra re­da­zio­ne. Con­ti­nua­te a spe­dir­li all’in­di­riz­zo la­miae­sta­te@li­be­ro­quo­ti­dia­no.it. I più belli sa­ran­no pub­bli­ca­ti.

«Ma per fa­vo­re!». Lu­cia si al­lon­ta­nò ri­den­do da­gli ami­ci, cor­ren­do lun­go la bat­ti­gia, su cui si al­lun­ga­va­no gli ul­ti­mi rag­gi del so­le di fi­ne Ago­sto. Si fer­mò poi di scat­to, vol­tan­do­si ver­so di lo­ro: «Ma non ave­te vi­sto che fac­cia da fi­noc­chio? Non ho nes­su­na in­ten­zio­ne di spre­ca­re la mia ul­ti­ma se­ra di va­can­za con un ti­po co­sì» .

«Ma dai Lu­cia, non di­re ca­vo­la­te! È un bel ra­gaz­zo in­ve­ce, e ci scom­met­to che gli pia­ci pu­re, non fa­re la so­li­ta rom­pi­bal­le». Al­la fi­ne la per­sua­se­ro a par­te­ci­pa­re all’ul­ti­ma gri­glia­ta sul­la spiag­gia, so­lo che qual­cu­no si era pre­mu­ra­to di ri­por­ta­re il suo com­men­to a Pao­lo, il qua­le sta­va schiu­man­do di rab­bia e di or­go­glio fe­ri­to.

A se­di­ci an­ni, con gli or­mo­ni in pe­ren­ne ebol­li­zio­ne, lui che avreb­be po­tu­to e vo­lu­to sod­di­sfa­re un ha­rem di oda­li­sche pro­fu­ma­te, non po­te­va man­da­re giù l’af­fron­to.

Quan­do la vi­de, là in­tor­no al fa­lò, men­tre An­drea sta­va pren­den­do i pri­mi ac­cor­di al­la chi­tar­ra e le sep­pie sfri­go­la­va­no in­fil­za­te sul­lo spie­do, la in­vi­tò a far­si da par­te un mo­men­to e poi le ali­tò in fac­cia tut­ta la sua rab­bia e il suo di­sprez­zo. «Non per­met­ter­ti mai più di giu­di­car­mi sen­za co­no­scer­mi e rin­gra­zia il cie­lo di es­se­re una ra­gaz­za o un oc­chio ne­ro sta­se­ra non te lo le­ve­reb­be nes­su­no. Im­pa­ra a ri­flet­te­re pri­ma di par­la­re e cer­ca di cre­sce­re, se ci rie­sci!». Det­to que­sto si unì agli al­tri, igno­ran­do­la vo­lu­ta­men­te per tut­to il re­sto del­la se­ra­ta.

Co­me na­sce un amo­re? Per­ché? Chi ti­ra i fi­li dei no­stri sen­ti­men­ti e del no­stro de­sti­no? Il gior­no do­po, aria di par­ten­za. Pao­lo, An­drea, Gio­van­ni sa­reb­be­ro ri­ma­sti, lo­ro abi­ta­va­no lì da sem­pre. Tra gli uli­vi e la brez­za di po­nen­te, i ge­ra­ni e le gi­ne­stre, i vi­co­let­ti a due pas­si dal ma­re, men­tre le ra­gaz­ze, an­che Lu­cia, sa­reb­be­ro tor­na­te tra la neb­bia, nel­la lo­ro pia­nu­ra scon­fi­na­ta, a con­ta­re i gior­ni Una cop­pia di in­na­mo­ra­ti for­ma il sim­bo­lo dell’amo­re con le brac­cia

che le avreb­be­ro ri­por­ta­te al so­le e alle ri­sa­te del­la gio­ven­tù.

I sa­lu­ti sul­la spiag­gia, l’ul­ti­mo ba­gno. Lu­cia era ap­pe­na usci­ta dall’ac­qua, si era av­vol­ta in un gran­de asciu­ga­ma­no bian­co e strin­ge­va una spaz­zo­la nel­la ma­no de­stra, con la qua­le di­stri­ca­va len­ta­men­te i lun­ghi ca­pel­li. La spiag­gia era an­co­ra af­fol­la­ta, bim­bi che in­se­gui­va­no pal­lo­ni, gen­te di­ste­sa a rac­co­glie­re tut­to il so­le pos­si­bi­le, ven­di­to­ri di cocco, gli ami­ci... i so­li­ti.

Pao­lo ar­ri­vò e la vi­de. Av­vol­ta dal suo can­di­do len­zuo­lo, la ma­no fer­ma a mezz’aria, i lo­ro sguar­di si in­cro­cia­ro­no, co­sì in quell’attimo di eter­ni­tà che scol­pi­sce il do­ma­ni. Non c’era più nul­la ora, né den­tro, né in­tor­no a lo­ro, so­lo la lu­ce del­le lo­ro ani­me che si sve­la­va­no, si im­pos­ses­sa­va­no una dell’al­tra, ri­tro­van­do­si, ri­sco­pren­do­si, ap­par­te­nen­do­si.

At­ti­mi? In­fi­ni­to? Non fu la se­pa­ra­zio­ne a pri­var­li dal sen­ti­men­to. Tro­va­ro­no il mo­do di in­con­trar­si, di ve­der­si, sta­re in­sie­me, par­la­re, co­no­scer­si e ri­co­no­scer­si sem­pre di più, amar­si. Ma l’amo­re , tal­vol­ta, ha un prez­zo. Lo­ro ave­va­no ac­qui­sta­to il bi­gliet­to per la fe­li­ci­tà, sen­za fa­re trop­pe domande, ma quel bi­gliet­to sa­reb­be co­sta­to dav­ve­ro mol­to.

La gio­vi­nez­za, for­se la lon­ta­nan­za, pro­ba­bil­men­te una tra­ma già scrit­ta che esi­ge­va la sua rap­pre­sen­ta­zio­ne. Fi­nì la lo­ro bel­lis­si­ma sto­ria, per col­pa di un al­tro, un estra­neo, qua­si ne­ces­sa­rio per lo svol­ger­si del lo­ro rac­con­to. Pao­lo con­ti­nuò per an­ni a ri­per­cor­re­re i luo­ghi del­la lo­ro per­du­ta leg­ge­rez­za. Tro­vò con­chi­glie vuo­te lun­go la ri­va di quel ma­re che un tem­po ave­va uni­to i suoi sussurri ai lo­ro, con­chi­glie vuo­te e ra­mi ab­ban­do­na­ti dal­la ma­reg­gia­ta. Poi, un gior­no, la ri­co­nob­be. In lon­ta­nan­za. Te­ne­va in brac­cio una bim­ba di po­chi an­ni. I lo­ro sguar­di si in­con­tra­ro­no an­co­ra una vol­ta, in quell’as­sen­za di spa­zio e di tem­po, che so­lo po­chi for­tu­na­ti rie­sco­no a rag­giun­ge­re. Un attimo di eter­ni­tà, di cer­tez­za, di smar­ri­men­to, sen­za un cen­no, sen­za un sor­ri­so. Nul­la.

Pao­lo si vol­tò sui suoi pas­si, tor­nò len­ta­men­te al­la sua ca­sa, da sua mo­glie, da sua fi­glia. Lon­ta­no dal suo so­gno. E per lui sta­va sca­den­do la pri­ma ra­ta. Il di­vor­zio, do­po an­ni di il­lu­so­ria se­re­ni­tà, la so­li­tu­di­ne, i pro­ble­mi, la rab­bia. Al­be e tra­mon­ti si sus­se­gui­ro­no sul­le lo­ro vi­te, pa­ro­le e azio­ni au­to­no­me e di­stin­te e un fi­lo di pen­sie­ro co­mu­ne, mai con­tem­pla­to, nem­me­no da lo­ro stes­si, ma co­stan­te, in­vi­si­bil­men­te pre­sen­te.

Au­ro­ra, la fi­glia di Pao­lo, sta­va per ini­zia­re le scuo­le me­die. Poi un al­tro in­con­tro con­so­la­to­rio, gra­di­to, qua­si ne­ces­sa­rio, per con­ti­nua­re, per non ar­ren­der­si, per cre­der­ci an­co­ra. Lu­cia, nel­la sua vita “al­tra” re­sta di nuo­vo in­cin­ta ed ini­zia a pa­ga­re a sua

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.