Il Pil del gi­gan­te ci­ne­se tor­na a cre­sce­re Ma la fi­nan­za è d’ar­gil­la

Libero - - Libero Mercato - UGO BERTONE RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA

Il Dra­go si è ri­mes­so in mo­to. Nel se­con­do tri­me­stre del 2017 l’eco­no­mia ci­ne­se è cre­sciu­ta del 6,9 per cen­to, più del pre­vi­sto (6,8%) o dell’an­no scor­so (6,7%). Sem­bra­no va­ria­zio­ni in­si­gni­fi­can­ti, ma non lo so­no. Pechino in­ter­rom­pe una lun­ga se­rie di ri­sul­ta­ti in ca­lo che du­ra­va dal 2010. E lo fa al­la vi­gi­lia del Con­gres­so del par­ti­to che ad ot­to­bre do­vrà rin­no­va­re la fi­du­cia al pre­si­den­te Xi Jing­ping. Ov­ve­ro, al­la vi­gi­lia del­lo scon­ta­to trionfo, il pre­si­den­te ha de­ci­so di ri­lan­cia­re cre­sci­ta e con­su­mi. Rien­tra­no nei cas­set­ti, in­tan­to, i pro­po­si­ti di spe­gne­re la bol­la del mat­to­ne: l’im­mo­bi­lia­re avanza a gon­fie ve­le (+8,6%) an­che se tor­na a riaf­fac­ciar­si il no­do dell’in­ven­du­to. Ma, di qui al Con­gres­so di ot­to­bre, la mac­chi­na non de­ve fre­na­re. An­zi: l’in­du­stria viag­gia a pie­no re­gi­me, co­sì co­me l’ex­port. Tan­te buo­ne no­ti­zie, in­som­ma, per la gio­ia del­le Bor­se (non so­lo ci­ne­si).

Ep­pu­re, in­ve­ce di fe­steg­gia­re, ie­ri le Bor­se ci­ne­si han­no aper­to con un pe­san­te ri­bas­so, poi cor­ret­to nel cor­so del­la se­du­ta. Un se­gna­le d’al­lar­me ac­ce­so da un se­gna­le an­cor più ano­ma­lo: la ban­ca cen­tra­le, a sor­pre­sa, ha iniet­ta­to sul mer­ca­to po­co me­no di 21 mi­liar­di di dol­la­ri in li­qui­di­tà. Per­ché que­sto re­ga­lo non ri­chie­sto? For­se, han­no pen­sa­to gli ope­ra­to­ri, qual­co­sa non va. Pun­tua­le è ar­ri­va­ta la no­ti­zia che Pechino ave­va or­di­na­to alle ban­che di ta­glia­re i fon­di al grup­po Wan­da, il co­los­so che nell’ul­ti­mo an­no ha com­pra­to mez­za Hol­ly­wood gra­zie ai 20 mi­liar­di di dol­la­ri pre­sta­ti dal­le ban­che di Sta­to al mul­ti­mi­liar­da­rio Wang Jian­ling. È il pri­mo ef­fet­to del­la stret­ta che il pre­si­den­te ha pro­mos­so in un ver­ti­ce a por­te chiu­se nel week end in cui ha pro­mes­so mi­su­re per far fron­te al­la ma­rea di de­bi­ti che mi­nac­cia i co­los­si di Sta­to.

Il ri­schio che ar­ri­va da Pechino e che mi­nac­cia di col­pi­re l’Oc­ci­den­te (Ita­lia com­pre­sa) sta pro­prio in que­sta con­trad­di­zio­ne: la Ci­na, fab­bri­ca del mon­do con­dan­na­ta a non fer­mar­si, è il prin­ci­pa­le mo­to­re del­la ri­pre­sa, gra­zie ai suoi ac­qui­sti di ma­te­rie pri­me ed al­lo shopping di azien­de, co­si in­si­sten­te da in­ner­vo­si­re per­fi­no i te­de­schi. Un mo­to­re ef­fi­cien­te, che sta stri­to­lan­do l’ac­cia­io Usa, te­ma in settimana al cen­tro dei col­lo­qui con Wa­shing­ton. Ma die­tro que­sta mac­chi­na da guer­ra c’è una za­vor­ra fi­nan­zia­ria sem­pre più mi­nac­cio­sa che il go­ve­no non sa (né in par­te vuo­le) con­trol­la­re. Si crea­no co­sì si­tua­zio­ni pa­ra­dos­sa­li, al li­mi­te del’as­sur­do. La Ci­na, nell’am­bi­to del­le “Vie del­la Se­ta” ha pro­mos­so ad esem­pio un gi­gan­te­sco pia­no di pro­get­ti di fer­ro­vie ad Al­ta Ve­lo­ci­tà in gi­ro per il mon­do: 18 pia­ni, tra Eu­ro­pa, Asia e le due Ame­ri­che, per un po­ten­zia­le in­ve­sti­men­to di 143 mi­liar­di di dol­la­ri. Ma al­la pro­va dei fat­ti, è il ri­sul­ta­to di un’in­chie­sta del Fi­nan­cial Ti­mes, più o me­no la me­tà di que­sti pro­get­ti è sal­ta­ta an­cor pri­ma di co­min­cia­re, per dif­fi­col­tà po­li­ti­che o am­bien­ta­li ma so­prat­tut­to per­ché l’en­tu­sia­smo di Pechino si è scon­tra­to con la du­ra real­tà del de­na­ro. Le fer­ro­vie ci­ne­si pos­so­no for­ni­re know-how ed ec­cel­len­ti tre­ni ma i 22 mi­la chi­lo­me­tri di li­nee ad al­ta ve­lo­ci­tà sul ter­ri­to­rio del Dra­go han­no com­por­ta­to de­bi­ti per 588 mi­liar­di di dol­la­ri. È so­lo un aspet­to del puzz­le ci­ne­se, Dra­go gi­gan­te dal­la fi­nan­za d’ar­gil­la. Per ora la sua ener­gia ha sostenuto an­che noi. Spe­ria­mo che non si fer­mi.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.