Bra­va Bol­dri­ni

Libero - - Da Prima Pagina - di FI­LIP­PO FACCI

Se que­sto è un gior­na­le li­be­ra­le, de­ve re­gi­stra­re an­che il mio dis­sen­so cir­ca le cri­ti­che mos­se a Lau­ra Bol­dri­ni, col­pe­vo­le - se­con­do la vul­ga­ta - del suo si­len­zio sui fat­ti di Ri­mi­ni e sul mu­sul­ma­no che ha re­la­ti­viz­za­to gli stu­pri. Lo di­co a Gior­gia Me­lo­ni, che ha ac­cu­sa­to la Bol­dri­ni di aver ta­ciu­to «in no­me del­la di­fe­sa ideo­lo­gi­ca dell’im­mi­gra­zio­ne di mas­sa». Lo di­co ad Ales­san­dro Sal­lu­sti, che l'ha in­vi­ta­ta a «fa­re un ap­pel­lo al­le co­mu­ni­tà di im­mi­gra­ti che pro­teg­go­no gli au­to­ri del­lo stu­pro». E lo di­co a Ma­rio Gior­da­no, se­con­do cui «una mo­del­la in bikini at­ti­ra le sue re­pri­men­de più di un isla­mi­co che in­neg­gia al­lo stu­pro». Pro­prio Gior­da­no si chie­de, a pro­po­si­to del man­ca­to in­ter­ven­ti­smo del­la Bol­dri­ni: «Se non ora, quan­do?». Ri­spo­sta: mai. Per­ché ha ra­gio­ne lei, la Bol­dri­ni: «Non com­men­to gli ac­ca­di­men­ti del gior­no, non è il mio la­vo­ro». Non lo è: pur­ché stia zitta sem­pre, per­ché il suo la­vo­ro è que­sto, ta­ce­re e prov­ve­de­re al fun­zio­na­men­to del­la Ca­me­ra e all’ap­pli­ca­zio­ne del re­go­la­men­to, più al­tri com­pi­ti che nul­la spar­ti­sco­no con la fun­zio­ne mo­ra­le, eti­ca, po­li­ti­ca e so­prat­tut­to par­lan­te che la si­gno­ra si è da­ta da so­la, a di­spet­to di quan­to ac­ca­de all'este­ro e di quan­to di­ce la Co­sti­tu­zio­ne. «Io fac­cio una bat­ta­glia an­che per chi non ha vo­ce», ha det­to l'al­tro gior­no la Bol­dri­ni: ma non ha vo­ce per­ché non esi­ste, per­ché la vo­ce, in Ita­lia, si de­le­ga con il vo­to. È pre­si­den­te del­la Ca­me­ra, ha vo­lu­to la bi­ci­clet­ta: ora stia zitta, ha ra­gio­ne, bra­va Bol­dri­ni.

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