Mi­ni­stro di Trump paz­zo del­la mo­glie si gio­ca la pol­tro­na

Libero - - Da Prima Pagina - Di PAO­LA TOMMASI

Com’è pos­si­bi­le che il mi­ni­stro del Te­so­ro ame­ri­ca­no Ste­ve Mnu­chin, cre­sciu­to nel­la pi­sci­na pie­na di squa­li che è il mon­do del­la fi­nan­za, sia ar­ri­va­to al pun­to di ri­schia­re di far­si fa­re le scar­pe da un suo col­le­ga al­la Ca­sa Bian­ca? La ri­spo­sta è da cer­ca­re nel suo pas­sa­to da pro­dut­to­re ci­ne­ma­to­gra­fi­co e la pas­sio­ne per le bel­le don­ne. Ma an­che nell’eti­mo­lo­gia del so­stan­ti­vo «noz­ze», cui è con­vo­la­to lo scor­so 24 giu­gno a Wa­shing­ton sot­to l’oc­chio vi­gi­le di Do­nald e Me­la­nia Trump. La pa­ro­la de­ri­va in­fat­ti (...)

(...) dal la­ti­no nup­tiae e dal ver­bo nu­be­re che, ol­tre a «spo­sa­re», si­gni­fi­ca an­che «co­pri­re» e ri­chia­ma il ve­lo con cui, ap­pun­to, si co­pri­va­no il ca­po le gio­va­ni spo­se ai tem­pi dei ro­ma­ni. Ma an­che il ve­lo che of­fu­sca la men­te: la «ob­nu­bi­la­zio­ne» di cui so­no vit­ti­me a vol­te gli uo­mi­ni quan­do si in­na­mo­ra­no. Che a noi don­ne fa im­paz­zi­re e ci con­qui­sta al pri­mo sguar­do, ma nei rap­por­ti di for­za, so­prat­tut­to fra per­so­ne di po­te­re, vie­ne con­si­de­ra­ta una de­bo­lez­za.

E og­gi per la sua to­ta­le ab­ne­ga­zio­ne ri­spet­to al­la mo­glie, Loui­se Lin­ton, at­tri­ce di ori­gi­ni scoz­ze­si co­no­sciu­ta du­ran­te il suo pre­ce­den­te la­vo­ro, il mi­ni­stro Mnu­chin, do­po aver per­so let­te­ral­men­te la te­sta, ri­schia di per­de­re pu­re il po­sto.

Un al­tro uo­mo, in­fat­ti, sta gua­da­gnan­do sem­pre più ter­re­no nel cuo­re di Trump e del suo potentissimo ca­po di ga­bi­net­to, il ge­ne­ra­le John Kel­ly che de­ci­de le sor­ti di tut­ti nel­lo Stu­dio Ova­le: si trat­ta dell’at­tua­le ca­po de­gli eco­no­mi­sti con­si­glie­ri del Pre­si­den­te, Ga­ry Cohn, mi­ni­stro del Te­so­ro di fat­to. È lui che ha in ma­no la ri­for­ma fi­sca­le che sa­rà ap­pro­va­ta en­tro di­cem­bre, il ve­ro as­so nel­la ma­ni­ca di Trump, che fa­rà ri­par­ti­re l’eco­no­mia e gli ga­ran­ti­rà la rie­le­zio­ne.

Co­me ela­bo­ra­to da Cohn, il pia­no por­te­rà gli Sta­ti Uni­ti ad ave­re nei pros­si­mi die­ci an­ni una cre­sci­ta del Pil di

ol­tre il 3% an­nuo, il tas­so di di­soc­cu­pa­zio­ne al mi­ni­mo sto­ri­co del 3,5%, un dol­la­ro in­de­bo­li­to di al­me­no il 10% co­sì da fa­vo­ri­re le espor­ta­zio­ni e una cre­sci­ta del mer­ca­to azio­na­rio an­ch’es­sa del 10%. Com­ple­ta­to l’iter del­la ri­for­ma a fi­ne an­no, Cohn sa­rà poi pron­to per pren­de­re il po­sto di Ja­net Yel­len co­me ca­po del­la ban­ca cen­tra­le ame­ri­ca­na, la Fe­de­ral Re­ser­ve, a feb­bra­io 2018. Ruo­lo equi­va­len­te a quel­lo di Ma­rio Dra­ghi in Eu­ro­pa. Il tut­to ai dan­ni del di­strat­to Mnu­chin. Che di­ven­te­reb­be il pri­mo ca­so ecla­tan­te di uo­mo che ri­nun­cia al pro­prio la­vo­ro per amo­re di una don­na e non vi­ce­ver­sa. A me­no che, fi­ni­ta la lu­na di mie­le, non ri­tor­ni lo squa­lo che era in Gold­man Sa­chs.

Il mi­ni­stro del Te­so­ro ame­ri­ca­no Ste­ven Mnu­chin (ex Gold­man Sa­chs ed ex pro­dut­to­re di Hol­ly­wood) con la mo­glie Loui­se Lin­ton, mo­del­la e at­tri­ce scoz­ze­se [Get­ty]

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