Gli abu­si­vi non era­no tut­ti eri­trei: una ban­die­ra lo pro­va

Libero - - Primo Piano -

Si sa, sul fri­go­ri­fe­ro si af­fig­go­no i ri­cor­di più ca­ri. E co­sì fa­ce­va­no an­che gli im­mi­gra­ti che vi­ve­va­no nel­lo sta­bi­le oc­cu­pa­to in via Cur­ta­to­ne a Roma. Ed ec­co che sul fri­go­ri­fe­ro di un al­log­gio com­pa­re la ban­die­ra dell’Etio­pia. Dell’Etio­pia, non dell’Eri­trea, no­no­stan­te tut­ti gli oc­cu­pan­ti si di­chia­ras­se­ro di na­zio­na­li­tà eri­trea. Del re­sto è im­pro­ba­bi­le che un eri­treo espon­ga sul fri­go l’ef­fi­gie dell’Etio­pia, vi­sti i tra­scor­si bur­ra­sco­si con guer­re an­che re­cen­ti. Che un etio­pe in­ve­ce si di­chia­ri eri­treo non è stra­no: gli eri­trei, in­fat­ti, a dif­fe­ren­za de­gli etio­pi han­no di­rit­to al­lo sta­tus di ri­fu­gia­ti. Ma quel­la ban­die­ra pro­va che li non c’era­no so­lo eri­trei. An­zi pa­re che la me­tà non lo fos­se af­fat­to.

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