Non cro­ci­fig­ge­te il ct Ba­sta li­cen­ziar­lo

Libero - - Da Prima Pagina - VIT­TO­RIO FELTRI di

Ades­so tut­ti ce l’han­no con Ventura e glie­ne di­co­no di ogni co­lo­re qua­si che fos­se il de­mo­nio a cau­sa del qua­le la maledizione si è ab­bat­tu­ta sul­la Na­zio­na­le di cal­cio, eli­mi­na­ta dal­la Sve­zia e quin­di esclu­sa dal­la fa­se con­clu­si­va dei cam­pio­na­ti mon­dia­li. L’al­le­na­to­re è ugua­le al di­ret­to­re di un gior­na­le: se le co­se van­no ma­le la col­pa è sua, poi­ché ha sba­glia­to le scel­te; se in­ve­ce van­no be­ne il me­ri­to è del grup­po, dei cal­cia­to­ri o dei re­dat­to­ri, tut­ti bra­vi, ec­ce­zio­na­li, for­mi­da­bi­li. Il Ct è per­so­na per­be­ne, pe­rò que­sto non gli ha im­pe­di­to di com­met­te­re er­ro­ri a io­sa, non ul­ti­mo quel­lo di aver sot­to­va­lu­ta­to, non aven­do­ne stu­dia­to le tat­ti­che, gli av­ver­sa­ri sve­de­si. E non mi sof­fer­mo (...)

(...) sul mo­du­lo di gio­co che egli ha adot­ta­to dal pri­mo gior­no in cui si è se­du­to sul­la pan­ca. Non ser­ve re­cri­mi­na­re a po­ste­rio­ri. Bi­so­gna pen­sa­re al fu­tu­ro evi­tan­do di per­pe­tua­re gli sba­gli che han­no de­ter­mi­na­to lo sfa­scio su cui pian­gia­mo in mi­lio­ni, pur sen­za mo­strar­ci in pub­bli­co con gli oc­chi pie­ni di lacrime, co­me in­fan­til­men­te ha fat­to il qua­ran­ten­ne Buffon, eroi­co por­tie­re pri­vo di con­te­gno vi­ri­le.

Per rad­driz­za­re le sor­ti del no­stro cal­cio am­mac­ca­to non si ri­chie­do­no sfor­zi crea­ti­vi, ma sol­tan­to lo­gi­ca e buon sen­so. La fra­na azzurra si spie­ga con sem­pli­ci­tà. Il no­stro cam­pio­na­to fa or­ro­re. Le squa­dre so­no zep­pe di stra­nie­ri quan­to quel­le in­gle­si che, di­fat­ti, non com­bi­na­no nien­te di sen­sa­zio­na­le nel­le com­pe­ti­zio­ni do­ve con­ta il pa­triot­ti­smo dei pie­di. Un tem­po re­ci­ta­vo a me­mo­ria le for­ma­zio­ni dei club più im­por­tan­ti, per ot­to o no­ve un­di­ce­si­mi for­ma­te da italiani. Og­gi le stes­se so­no com­po­ste nel­la me­de­si­ma mi­su­ra da pre­sti­pe­da­to­ri di ori­gi­ne este­ra. Si­gni­fi­ca che la rap­pre­sen­ta­ti­va di ca­sa no­stra se­le­zio­na gli atle­ti da man­da­re avan­ti in un ba­ci­no ri­stret­to, non più di cen­to gio­ca­to­ri no­stra­ni. Quan­ti di co­sto­ro so­no de­gni del­la na­zio­na­le? Due o tre, non di più. Quan­do vi­ce­ver­sa do­mi­na­va­no nel tor­neo le raz­ze Pia­ve e pa­da­na, quel­li bra­vi era­no sim­me­tri­ca­men­te as­sai più nu­me­ro­si. E la ro­sa dei mi­glio­ri era ric­ca di ta­len­ti. Tut­to qua.

Ventura non sa­rà uno scien­zia­to del pal­lo­ne, ma nean­che un bi­sche­ro. Ha avu­to a di­spo­si­zio­ne po­chi cal­cia­to­ri di li­vel­lo, al­cu­ni dei qua­li (Bar­za­gli, ad esem­pio) vec­chi co­me il Cuc­co, dai qua­li ha ot­te­nu­to un ren­di­men­to me­dio­cre. An­zi, bas­so, bas­sis­si­mo. For­se la Sve­zia an­da­va pie­ga­ta lo stes­so. For­se. Non è ac­ca­du­to per­ché sia­mo de­bo­li, chio­di ar­rug­gi­ni­ti, non per­ché qual­cu­no ci ab­bia de­ru­ba­to o per­ché il tec­ni­co non sia uno stra­te­ga all’al­tez­za.

È an­da­ta ma­le: sia­mo or­mai dei broc­chi e cam­pia­mo su una cer­chia esi­gua di fuo­ri­clas­se. La mas­sa non è in gra­do di ec­cel­le­re per le que­stio­ni ci­ta­te.

I no­stri giovani non so­no edu­ca­ti a que­sto sport, le so­cie­tà non in­ve­sto­no nei vi­vai (ec­cet­to l’Ata­lan­ta e po­che al­tre), la cer­ni­ta dei cam­pio­ni av­vie­ne su po­chi ra­gaz­zi. E in Na­zio­na­le sal­go­no per­so­nag­gi di me­dio ca­li­bro, per non di­re di peg­gio. È ve­ro che il mer­ca­to del la­vo­ro è li­be­ro, ma sta ai club il com­pi­to di re­go­lar­lo. In­ve­ce di ac­qui­sta­re cin­que o sei ne­ri l’an­no, pa­gan­do­li po­co, ne com­pri­no due e ne re­clu­ti­no al­tri dal­le no­stre par­ti. Co­sic­ché la Na­zio­na­le avrà fa­col­tà di ar­ric­chi­re il pro­prio par­co dei ti­to­la­ri. In ca­so con­tra­rio il de­cli­no con­ti­nue­rà e il cal­cio ca­sa­rec­cio sa­rà sem­pre più pe­no­so e me­no com­pe­ti­ti­vo. Quan­to a Ventura, ri­spar­mia­mo­gli la cro­ci­fis­sio­ne. È già in­caz­za­to per con­to suo, non me­ri­ta di es­se­re la­pi­da­to, ben­sì li­cen­zia­to.

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