GO­VER­NO PER ARIA La trat­ta­ti­va s’are­na sul­le pol­tro­ne

La Le­ga apre a un gril­li­no a Pa­laz­zo Chi­gi, pur­ché sia un no­me al­to. Il M5S fa mu­ro: c’è Gig­gi­no

Libero - - Primo Piano - FAU­STO CARIOTI RIPRODUZIONE RISERVATA

La trat­ta­ti­va per la scel­ta del pre­mier si è are­na­ta per l’en­ne­si­ma vol­ta e la ra­gio­ne è la so­li­ta: ogni vol­ta che Mat­teo Sal­vi­ni si di­ce di­spo­ni­bi­le al «pas­so di la­to», cioè a la­scia­re li­be­ra la pol­tro­na di pre­mier a un gril­li­no, Lui­gi Di Ma­io ci ri­pro­va: per­ché non io, al­lo­ra? E il no­me del tren­tu­nen­ne di Avel­li­no è pro­prio quel­lo che la Le­ga non può ac­cet­ta­re, per­ché di­re sì si­gni­fi­che­reb­be met­te­re il tim­bro sul­la sot­to­mis­sio­ne al mo­vi­men­to ge­sti­to dal­la Ca­sa­leg­gio As­so­cia­ti. Con tut­te le con­se­guen­ze che que­sto avreb­be sul ruo­lo di Sal­vi­ni co­me lea­der del cen­tro­de­stra. Il ca­po del Car­roc­cio ieri ha do­vu­to re­spin­ge­re un nuo­vo as­sal­to. «Né io né Di Ma­io fa­re­mo il pre­mier. Stia­mo cer­can­do una sin­te­si», a det­to a fi­ne gior­na­ta.

CAN­DI­DA­TI A PER­DE­RE

A pa­ro­le, il can­di­da­to dei Cin­que Stel­le so­stie­ne che il no­me di chi de­ve gui­da­re il go­ver­no è la co­sa me­no im­por­tan­te; nei fat­ti, pe­rò, con­ti­nua a di­mo­stra­re che per lui è la so­la che con­ta e che l’uni­co no­me che ha in men­te è il pro­prio. Al pun­to da bocciare al­tri elet­ti pen­ta­stel­la­ti, co­me è suc­ces­so ieri a Emi­lio Ca­rel­li. L’ex di­ret­to­re del tg di Sky, che dal 1980 al 2003 ha la­vo­ra­to nel grup­po Fi­nin­ve­st-Me­dia­set, per il lea­der le­ghi­sta sa­reb­be stato una so­lu­zio­ne più che ac­cet­ta­bi­le.

Ca­rel­li è un gril­li­no «ester­no», co­no­sce Sil­vio Ber­lu­sco­ni (col qua­le Sal­vi­ni non ha al­cu­na in­ten­zio­ne di rom­pe­re), è gra­di­to a Gian­ni Let­ta e nei con­ses­si di un cer­to li­vel­lo sa­preb­be muo­ver­si me­glio di tut­ti gli al­tri par­la­men­ta­ri del M5S. In­ter­pel­la­to pri­ma di pran­zo sul­la can­di­da­tu­ra a pre­mier, ha ri­spo­sto di es­se­re «sem­pre a di­spo­si­zio­ne del Mo­vi­men­to». Ma nel gi­ro di po­che ore, co­me suc­ces­so ad al­tri pri­ma di lui, il gior­na­li­sta ha vi­sto il pro­prio no­me tor­na­re in fon­do al­la li­sta dei pa­pa­bi­li. Trop­po alie­no al­la tra­di­zio­ne pen­ta­stel­la­ta e trop­po ber­lu­sco­nia­no il suo cur­ri­cu­lum per es­se­re di­ge­ri­to dal­la cer­chia di Di Ma­io. Do­ve con­ti­nua­no a di­re che «se de­ve es­se­re uno di noi, è giu­sto che sia Lui­gi».

Al­tri per­so­nag­gi cre­di­bi­li, del re­sto, i Cin­que Stel­le non ne han­no. Ro­ber­to Fi­co, in­fat­ti, re­sta un ri­va­le in­ter­no di Di Ma­io, è trop­po a si­ni­stra per ave­re il pla­cet di Sal­vi­ni e non è usci­to be­ne dal­la sto­ria del­la colf che la sua com­pa­gna avreb­be fat­to la­vo­ra­re in ne­ro: fuo­ri dai gio­chi, in­som­ma. Pro­prio co­me Ales­san­dro Di Bat­ti­sta, che man­co si è fat­to eleg­ge­re e pun­ta già al­la pros­si- ma le­gi­sla­tu­ra. Ul­te­rio­ri no­mi non sem­bra­no ave­re chan­ce. Al­fon­so Bo­na­fe­de, Ric­car­do Frac­ca­ro e Vi­to Cri­mi so­no fi­gu­re dal­lo spes­so­re po­li­ti­co scar­so in Ita­lia e ine­si­sten­te all’este­ro. Po­treb­be­ro for­se an­da­re be­ne a Di Ma­io e Sal­vi­ni, in­ten­zio­na­ti a ge­sti­re il go­ver­no tra­mi­te un duum­vi­ra­to, ma non su­pe­re­reb­be­ro l’esa­me di Ser­gio Mat­ta­rel­la, il qua­le si at­ten­de un pre­mier di spes­so­re, in gra­do di reg­ge­re il con­fron­to con per­so­nag­gi del ca­li­bro di An­ge­la Mer­kel. Ca­rat­te­ri­sti­che che avreb-

be­ro Di Ma­io e Sal­vi­ni, for­ti del con­sen­so di mi­lio­ni di elet­to­ri, e pro­ba­bil­men­te an­che Gian­car­lo Gior­get­ti, ma co­sto­ro so­no bloc­ca­ti dai ve­ti in­cro­cia­ti dei due schie­ra­men­ti.

Co­sì ieri è tor­na­ta in au­ge la pi­sta del pre­mier «ter­zo». Si è ri­fat­to il no­me dell’am­ba­scia­to­re Giam­pie­ro Mas­so­lo, con­tat­ta­to an­che per la Far­ne­si­na, e di al­tri che era­no sta­ti bru­cia­ti nei gior­ni scor­si. Pri­ma di ac­cet­ta­re una si­mi­le so­lu­zio­ne, Di Ma­io pro­ve­rà un’al­tra vol­ta ad ave­re da Sal­vi­ni il via li­be­ra per pa­laz­zo Chi­gi, met­ten­do sul piat­to una ric­ca con­tro­par­ti­ta, com­pren­den­te il mi­ni­ste­ro dell’Economia e al­tri di­ca­ste­ri di pri­mo li­vel­lo.

IL GIU­DI­ZIO

Le dif­fi­col­tà del­la trat­ta­ti­va so­no evi­den­ti pu­re dal­le pa­ro­le dei pro­ta­go­ni­sti. Da Ao­sta, al­la ri­chie­sta di for­ni­re un identikit del prossimo pre­si­den­te del Con­si­glio, Sal­vi­ni si è li­mi­ta­to a di­re che sa­rà «una per­so­na se­ria», sen­za da­re per cer­ta la chiu­su­ra dell’ac­cor­do. Stes­sa so­stan­za, an­che se ri­ve­sti­ta con mag­gio­re en­tu­sia­smo, nel­le pa­ro­le di Di Ma­io: «Il pre­mier? È la co­sa che dob­bia­mo an­co­ra di­ri­me­re, ma so­no si­cu­ro che tro­ve­re­mo una so­lu­zio­ne». Se ci riu­sci­ran­no, lu­ne­dì i due si pre­sen­te­ran­no sul Qui­ri­na­le. Do­ve non so­no esclu­se nuo­ve sor­pre­se, giac­ché Mat­ta­rel­la, ri­fiu­ta­to­si si­no­ra di pren­de­re in esa­me boz­ze di pro­gram­ma, ipo­te­si di pre­mier e mez­ze li­ste di mi­ni­stri, ha tut­ta l’in­ten­zio­ne di di­re la pro­pria.

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