RO­BA DA MATTI ’O scu­gniz­zo vuo­le fa­re il pre­mier

Di Ma­io ha sem­pre pen­sa­to so­lo a se stes­so per la pre­si­den­za del Con­si­glio, Sal­vi­ni non si fac­cia fre­ga­re

Libero - - Primo Piano - FRAN­CE­SCO SPEC­CHIA L’UOMO DEL COL­LE IL PRO­GRAM­MA RIPRODUZIONE RISERVATA

«…Si­gnor Dra­ghi ve­nia­mo con que­sta mia ad­dir­vi -ad­dir­vi, una pa­ro­la- che. Che, scu­sa­te se so­no po­che, ma 250 mi­liar­di ci fa­reb­be­ro mol­to co­mo­do spe­cie que­st’an­no che ci è sta­ta una gran­de mo­ria dell­le ban­che, co­me voi ben sapete. Apri la pa­ren­te. Hai aper­to la pa­ren­te? Chiu­di­la. Fir­ma­to Lui­gi & Mat­teo (che sa­rem­mo noi me­de­si­mi)». Le let­te­re so­no piezz’e co­re, spe­cie se in­di­riz­za­te al­la Bce.

Im­ma­gi­na­te­vi Sal­vi­ni e Di Ma­io, fo­to­mon­ta­ti nei pan­ni di To­tò e Pep­pi­no, i fra­tel­li Ca­po­ni, in una stan­za d’al­ber­go av­vol­ta da pro­sciut­ti, can­de­la­bri e buona vo­lon­tà, nel­la sce­na di cui so­pra, trat­ta dell’esi­la­ran­te det­ta­tu­ra del­la “let­te­ra”. Il me­me, la pa­ro­dia del film To­tò, Pep­pi­no e la ma­la­fem­me­na- pu­ro da­dai­smo - gi­ra in que­ste ore vor­ti­co­sa­men­te in Re­te; e ren­de quell’idea pla­sti­ca d’ar­ruf­fa­ta com­me­dia all’ita­lia­na che il con­trat­to di go­ver­no tra Le­ga e M5S con­ti­nua sem­pre più ad evo­ca­re. I fu­nam­bo­li del web san­no es­se­re spie­ta­ti. Ma, cer­to, non più dei fu­nam­bo­li­ci sca­la­to­ri di pa­laz­zo Chi­gi, giun­ti og­gi all’en­ne­si­mo rin­vio del pro­gram­ma da pre­sen­ta­re al­lo stre­ma­to pre­si­den­te Mat­ta­rel­la, re­so­si im­pe­ne­tra­bi­le mo­no­li­te dal di fuo­ri ma ber­sa­glio di ne­vro­si da re­flus­so ga­stri­co, den­tro. Per­ché il pro­ble­ma è il so­li­to: «Ci sia­mo qua­si man­ca so­lo il no­me del pre­mier, de­ci­de­re­mo nei pros­si­mi gior­ni». For­se lu­ne­dì. For­se.

E men­tre l’uomo del Col­le vie­ne sot­to­po­sto a mas­sic­ce cu­re di omo­pra­zo­lo, gli ita­lia­ni si sor­bi­sco­no l’en­ne­si­ma ro­sa di no­mi di can­di­da­ti pre­mier: Bo­na­fe­de, Frac­ca­ro, Cri­mi (Cri­mi!), Spa­da­fo­ra, Ca­rel­li. Que­st’ul­ti­mo, l’Emi­lio Ca­rel­li, neo se­na­to­re M5S è sug­ge­ri­to, in un at­to di di­spe­ra­ta be­ne­vo­len­za pro­prio dal­la Le­ga: l’ex di­ret­to­re del tg e del­le re­la­zio­ni isti­tu­zio­na­li di Sky è mo­de­ra­to, pre­pa­ra­to, po­li­glot­ta, sti­ma­to all’este­ro e tra gli av­ver­sa­ri po­li­ti- Di M aio e Sal­vi­ni nei pan­ni di To­tò e Pep­pi­no: co­sì ven­go­no ritratti in re­te

ci di tut­to l'ar­co co­sti­tu­zio­na­le; ed è, so­prat­tut­to, il so­lo ben vi­sto da Mat­ta­rel­la. In­fat­ti non pas­se­rà. Ca­rel­li è un can­di­da­to ci­vet­ta, co­me tut­ti gli al­tri, spa­ra­ti giu­sto per da­re un pa­sto ai gio­na­li­sti fa­me­li­ci. In real­tà il Mo­vi­men­to re­sta schie­ra­to in qua­dra­ta fa­lan­ge: il can­di­da­to pre­mier è e re­sta­rà Gig­gi­no Di Ma­io, lo scu­gniz­zo in cra­vat­ta che vol­le farsi re. È un co­pio­ne già vi­sto con Fi­co. Do­po aver can­na­to la stra­te­gia di lenta ero­sio­ne del cen­tro­de­stra (al­me­no per ora) Di Ma­io ne sta ap­pa­rec­chian­do un’al­tra. Se­con­do con­trat­to è il Mo­vi­men­to che sce­glie il pre­mier; quin­di Gig­gi­no pre­sen­te­rà a Sal­vi­ni un flo­ri­le­gio di no­mi ini­do­nei, al­lo sco­po di ar­ri­va­re, all’ul­ti­mo, da­van­ti al pro­ba­bi­le fu­ria del Qui­ri­na­le co­me

can­di­da­to “ex­tre­ma ra­tio” da far in­go­ia­re all’al­lea­to. La notizia, in fon­do, è una non-notizia. Di Ma­io ha mes­so la gri­sa­glia al­la sua astu­zia ter­ra­gna, ma­lan­dri­na. La mer­ce di scam­bio sa­reb­be­ro i so­li­ti mi­ni­ste­ri “for­ti” al­la Le­ga: Agri­col­tu­ra, tra­spor­ti, svi­lup­po eco­no­mi­co, In­ter­ni al­lo stes­so Sal­vi­ni il qua­le di­ver­reb­be co­sì lea­der del cen­tro­de­stra e, al con­tem­po, so­cio di mi­no­ran­za di un go­ver­no gui­da­to da un gril­li­no (co­sa già di­sco­no­sciu­ta, per esem­pio da Gior­gia Me­lo­ni).

Ora Di Ma­io può ave­re le sue ra­gio­ni. È stato elet­to da 11 mi­lio­ni di per­so­ne di cui è, fi­no a pro­va con­tra­ria, il front­man no­no­stan­te i mu­gu­gni; ma il Mo­vi­men­to, in que­sto, è le­ni­ni­sta, qual­sia­si op­po­si­zio­ne in­ter­na si si­len- za per Sta­tu­to (art.8) . Ep­pe­rò, c’è gen­te che co­min­cia a tac­ciar­lo di ec­ces­so di te­na­cia nell’ab­bar­bi­car­si a Pa­laz­zo Chi­gi; spe­cie tra quel 30% di mo­de­ra­ti che l’ha vo­ta­to per­ché gli al­tri era­no peg­gio, per da­re una chan­ce a fac­ci­no e pen­sie­ri ben ra­sa­ti; e per ve­de­re l’ef­fet­to che fa. Per­ché, al di là del­le ri­tri­te cri­ti­che sul fat­to, per esem­pio che la pa­ro­la “sud” (do­ve ha pre­so il 50%) è sparita dal pro­gram­ma; al di là del­le sue ci­ta­zio­ni sul suo uni­co la­vo­ro di stewart al San Pao­lo, e sul­la man­can­za di lau­rea e di espe­rien­za am­mi­ni­stra­ti­va, e sull’in­ca­pa­ci­tà di leg­ge­re nor­me e bi­lan­ci (la ri­chie­sta del­la can­cel­la­zio­ne del de­bi­to di 250 mi­liar­di al­la Bce, ol­tre vio­la­re i trat­ta­ti ed equi­va­le­re ad una di­chia­ra­zio­ne di de­fault sul de­bi­to pub­bli­co, è, di­cia­mo­lo, una put­ta­na­ta cla­mo­ro­sa); al di là di tut­to que­sto enor­me vuo­to di cur­sus ho­no­rum, in­som­ma, il ve­ro pro­ble­ma è una al­tro. È che Di Ma­io non sa -o finge di non sa­per- fa­re di con­to.

Mol­ti pun­ti del pro­gram­ma che To­tò e Pep­pi­no han­no esco­gi­ta­to so­no buo­ni, per ca­ri­tà: la stret­ta su­gli im­mi­gra­ti ir­re­go­la­ri; i gi­ri di vi­te sull’Iva sui pro­dot­ti per bam­bi­ni; il con­flit­to d’in­te­res­si (che pe­rò de­ve es­se­re ade­gua­to ai me­dia d’og­gi, piat­ta­for­me Rous­seau com­pre­se); la flat tax e il red­di­to di cit­ta­di­nan­za; la ri­du­zio­ne strut­tu­ra­le del cu­neo as­sie­me al sa­la­rio mi­ni­mo ga­ran­ti­to; la can­cel­la­zio­ne del Cnel e la ri­du­zio­ne dei par­la­men­ta­ri. So­no buo­nis­si­mi, mol­ti pun­ti. Ma una vol­ta fis­sa­ti de­fi­ni­ti­va­men­te (so­no il se­gno del cam­bia­men­to, for­se è per que­sto che cam­bia­no ogni gior­no, ve­di la Tav) ; be’, co­me si fan­no a fi­nan­zia­re? Qua­li sa­reb­be­ro le co­per­tu­re, con­si­de­ran­do che oc­cor­re­reb­be­ro una ses­san­ti­na di mi­liar­di e noi, in leg­ge di bi­lan­cio sia­mo già fuo­ri di 20? «Scu­gniz­zo» vie­ne dal ver­bo «ex­cu­nea­re», rom­pe­re con for­za. Sul ge­ne­re di rot­tu­ra, og­gi, si può apri­re il di­bat­ti­to...

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.