I DUB­BI DEL­LA LE­GA Sal­vi­ni co­stret­to a fa­re da spal­la Se ci ri­pen­sa, va per­do­na­to

Il «Co­mi­ta­to» sti­le Pci che af­fian­che­reb­be l’ese­cu­ti­vo, le ri­cet­te da de­cre­sci­ta fe­li­ce, i ma­gi­stra­ti la­scia­ti a bri­glia sciol­ta... Il Car­roc­cio co­sa c’en­tra con tut­to que­sto?

Libero - - Primo Piano - RE­NA­TO FA­RI­NA «RICONCILIAZIONE» DO­ME­NI­CA LE RE­GIO­NA­LI

(...) Co­man­da­ti da un Co­mi­ta­to no, pro­prio no. L’en­ci­clo­pe­dia di­ce: l’espres­sio­ne è sta­ta in­ven­ta­ta in Unio­ne So­vie­ti­ca, con il fa­mo­so Co­mi­ta­to cen­tra­le del Pcus, su cui è stato ri­cal­ca­to il mo­del­lo di tut­ti i co­mu­ni­smi del mondo. E ora ec­co­lo qui, all’at­ten­zio­ne del Ca­po del­lo Stato, che spe­ria­mo lo cas­si. Nean­che Pa­jet­ta ave­va im­ma­gi­na­to una ro­ba si­mi­le quan­do si pre­se la pre­fet­tu­ra di Mi­la­no nel 1948. E ora ce lo re­ga­la Sal­vi­ni… Ma no, dai, è im­pos­si­bi­le. È la pro­va pro­va­ta che Mat­teo ha ca­la­to le bra­che.

In que­sto go­ver­no in nu­ce c’è un so­cio do­mi­nan­te e uno do­mi­na­to. Lo di­ce la scel­ta del pas­so di la­to di Sal­vi­ni, uti­le a quan­to pa­re non per in­se­dia­re a Pa­laz­zo Chi­gi un Gior­get­ti o un Mol­te­ni, gen­te no­stra e qua­dra­ta, ma uno dei Gril­lo’s boys. An­che buona par­te del pro­gram­ma te­sti­mo­nia di que­sto ce­di­men­to. D’al­tra par­te la diar­chia in na­tu­ra non esi­ste. Se si sta in due a ca­val­lo, ce n’è uno da­van­ti con le re­di­ni, e uno die­tro che cer­ca di non ca­de­re. E die­tro sta Mat­teo.

Il pun­to di­rom­pen­te è pe­rò il Co­mi­ta­to. Com­pa­re sin dal­le pri­me righe del “Con­trat­to per il go­ver­no del cam­bia­men­to”. Vie­ne chia­ma­to “di con­ci­lia­zio­ne”, una pa­ro­let­ta pa­ci­fi­can­te, che dev’es­se­re sta­ta sug­ge­ri­ta dai ma­ghi del­la psi­co­lo­gia di mas­sa del­la Ca­sa­leg­gio & As­so­cia­ti. Ser­ve a da­re un gu­sto lam­po­ne al Co­mi­ta­to co­sì da non spa­ven­ta­re noi cit­ta­di­ni che va­lia­mo uno, an­zi me­no, po­ve­ri ani­ma­li del­la fat­to­ria. In real­tà con po­chi trat­ti di pen­na è ri­di­se­gna­ta la no­stra re­pub­bli­ca, met­ten­do­gli so­pra l’or­ga­no su­pre­mo che su tut­to vi­gi­la, scio­glie nodi, di­chia­ra guer­ra, or­di­na che co­sa deb­ba fa­re il go­ver­no e co­me do­vran­no ob­be­di­re i par­la­men­ta­ri (ob­bli­ga­ti al vin­co­lo di man­da­to). Il Ko­mi­ta­to di Riconciliazione (KdR), ma sì met­tia­mo­ci il kap­pa che ci sta be­ne, è com­po­sto da die­ci per­so­ne: i due ca­pi Di Ma­io e Sal­vi­ni, poi ci so­no i quat­tro ca­pi­grup­po di Ca­me­ra e Se­na­to dei due par­ti­ti del­la mag­gio­ran­za, quin­di il pre­si­den­te del Con­si­glio e il mi­ni­stro di vol­ta in vol­ta in­te­res­sa­to. In­som­ma: so­no due del go­ver­no e sei po­li­ti­ci ester­ni all’ese­cu­ti­vo che ha giu­ra­to sul­la Co­sti­tu­zio­ne. Il KdR de­ci­de a mag­gio­ran­za di due ter­zi su qual­sia­si fac­cen­da sen­si­bi­le.

Il KdR in­som­ma sta so­pra ed esau­to­ra, di fat­to, Con­si­glio dei mi­ni­stri, il Par­la­men­to e pu­re il Ca­po del­lo Stato. Si pre­oc­cu­pe­rà del be­ne no­stro e di quel­lo al­trui, qual­si- asi co­sa ac­ca­da nel mondo che va­da ol­tre quan­to ge­ne­ri­ca­men­te pre­vi­sto nel­le qua­ran­ta pa­gi­net­te di un pro­gram­ma mes­so giù in or­di­ne al­fa­be­ti­co, per­ché tut­to è ugua­le a uno, l’Agri­col­tu­ra è al pri­mo po­sto per­ché co­min­cia per A.

Nel pro­gram­ma ci so­no cer­to cose buo­ne, per­si­no mol­to buo­ne. E non van­no oscu­ra­te. Ad esem­pio. Il pia­no sull’im­mi­gra­zio­ne e sul­la si­cu­rez­za, spe­cie se a ge­stir­lo sa­rà un mi­ni­stro dell’In­ter­no a no­me Sal­vi­ni, è per­fet­to. Nes­su­no scon­to ai clan­de­sti­ni: rim­pa­triar­li, pun­to e a ca­po. Co­sì il no al­le san­zio­ni al­la Rus­sia. La de­ci­sa vo­lon­tà di ri­di­scu­te­re i trat­ta­ti eu­ro­pei e la ri­chie­sta di sta­bi­li­re pro­ce­du­re per l’usci­ta dall’eu­ro. La ri­du­zio­ne del­le tas­se, sia pu­re con una dop­pia ali­quo­ta al 15 e al 20 per cen­to, è una pro­mes­sa del­la Le­ga e tro­va qui un ri­scon­tro, co­sì co­me il mi­ni-

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