E il “lum­bard” non ve­de più le bu­che di Ro­ma

Libero - - Primo Piano - AZ­ZUR­RA NOEMI BAR­BU­TO RIPRODUZIONE RISERVATA

Av­ver­ten­ze ed ef­fet­ti col­la­te­ra­li: il gril­li­smo pro­vo­ca mio­pia e nuo­ce gra­ve­men­te al­la sa­lu­te dei cit­ta­di­ni ita­lia­ni. «A Ro­ma non ho vi­sto bu­che». Lo ha det­to dav­ve­ro Mat­teo Sal­vi­ni, pro­prio lui che fi­no a qual­che set­ti­ma­na fa par­la­va di «bu­che a cin­que stel­le» e di vo­ra­gi­ni che all’im­prov­vi­so si apro­no in­ghiot­ten­do pe­do­ni ed au­to­mo­bi­li­sti a cau­sa dell’in­cu­ria e dell’inef­fi­cien­za del­la giun­ta ca­pi­to­li­na gial­la. Ep­pu­re al lea­der del­la Le­ga è ba­sta­to tra­scor­re­re gli ul­ti­mi gior­ni a stret­to con­tat­to con Lui­gi Di Ma­io per con­vin­cer­si del­la man­ca­ta sus­si­sten­za del­le fos­se in cui in­ciam­pa­no i ro­ma­ni e a cau­sa del­le qua­li, non di ra­do, per­do­no non so­lo le gom­me di au­to o mo­to e le staf­fe, ben­sì per­si­no la vi­ta. Se­gno che la stu­pi­di­tà è un mor- bo con­ta­gio­so.

Sa­reb­be­ro 80mi­la su 400mi­la i mo­to­ci­cli­sti che han­no de­nun­cia­to dan­neg­gia­men­ti al Co­da­cons, os­sia uno su cin­que. In ef­fet­ti, nean­che lo­ro han­no scor­to le bu­che, ci so­no sem­pli­ce­men­te fi­ni­ti den­tro. Gli in­ci­den­ti au­to­mo­bi­li­sti­ci pro­vo­ca­ti dal­lo stato di de­te­rio­ra­men­to e di ab­ban­do­no del man­to stra­da­le, in­ve­ce, sa­reb­be­ro 230mi­la. La me­dia dei vei­co­li in­ci­den­ta­ti è di 1 su 10. Inol­tre, le stra­de dis­se­sta­te crea­no in­gor­ghi, bloc­chi del traf­fi­co e ral­len­ta­men­ti a cau­sa di chiu­su­re, re­strin­gi­men­ti di car­reg­gia­te ed au­to in pan­ne o ad­di­rit­tu­ra ri­bal­ta­te. La li­sta dei mor­ti e dei fe­ri­ti sul­le vie di Ro­ma as­so­mi­glia ad un bol­let­ti­no di guer­ra. So­lo nel pri­mo se­me­stre del­lo scor­so an­no so­no sta­ti 70 i mor­ti sul­la stra­da, nel 2016 fu­ro­no 126.

Tut­ta­via, Sal­vi­ni all’im­prov­vi­so non rav­vi­sa lo stato di de­gra­do in cui ver­sa­no le ar­te­rie ro­ma­ne e qua­si qua­si vuo­le con­vin­cer­ci che nel­la ca­pi­ta­le, go­ver­na­ta da co­lo­ro che or­mai so­no i suoi al­lea­ti e con i qua­li si ap­pre­sta a di­ri­ge­re l’ese­cu­ti­vo na­zio­na­le, tut­to fun­zio­ni al­la gran­de. Sa­rà sta­ta la stret­ta vi­ci­nan­za a Lui­gi­no Di Ma­io e al suo en­tou­ra­ge ad aver re­so cie­co il lea­der del Car­roc­cio? O for­se do­vrem­mo esul­ta­re poi­ché fi­nal­men­te ab­bia­mo sco­per­to co­me ri­sol­ve­re il pro­ble­ma del­le bu­che killer: ba­sta di­ven­ta­re com­pa­gni di me­ren­de dei cin­que­stel­le ed es­se scom­pa­ri­ran­no (so­lo al­la vi­sta dei pir­la) sen­za che sia­no ne­ces­sa­ri al­tri in­ter­ven­ti. Pec­ca­to, pe­rò, che ado­le­scen­ti, uo­mi­ni, don­ne, an­zia­ni con­ti­nui­no a sfra­cel­lar­si sull’asfal­to e che co­lo­ro che ne han­no la re­spon­sa­bi­li­tà non met­ta­no fi­ne a que­sta ma­cel­le­ria. Noi ci ri­fiu­tia­mo di ne­gar­la, di non ve­der­la, di vol­ta­re lo sguar­do da un’al­tra par­te e di ac­cet­ta­re che qual­cu­no af­fer­mi che i cra­te­ri non esi­sta­no. Esi­sto­no. E uc­ci­do­no.

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