Le opere di Mi­to­raj di­ven­ta­no pre­zio­si gio­iel­li

Al­la Gal­le­ria Con­ti­ni di Ve­ne­zia l’ine­di­ta m ostra con le straor­di­na­rie crea­zio­ni dell’artista Il m ae­stro le ave­va fat­te sol­tan­to per i suoi am ici e non era­no m ai state espo­ste al pub­bli­co

Libero - - Le Lettere - VE­RA AGOSTI CLASSICITÀ ICONE RUS­SE RIPRODUZIONE RISERVATA

Ben po­chi san­no che il ce­le­bre scul­to­re Igor Mi­to­raj, nato a Oe­de­ran nel 1944 da ma­dre po­lac­ca e pa­dre fran­ce­se e scom­par­so a Pa­ri­gi il 6 ot­to­bre 2014, du­ran­te l’in­te­ro cor­so del­la sua lun­ga at­ti­vi­tà si è de­di­ca­to con pas­sio­ne an­che ai gio­iel­li, sol­tan­to per gli ami­ci più in­ti­mi, quel­li a lui più vi­ci­ni. Una poe­ti­ca del­le ro­vi­ne e del fram­men­to che da mo­nu­men­ta­le si fa mi­nu­sco­la for­ma ce­sel­la­ta in no­me del­la bel­lez­za, evo­can­do la gran­dez­za perduta. Nel­la scul­tu­ra, Mi­to­raj ha modellato splen­di­di pez­zi ma­lin­co­ni­ci e strug­gen­ti, eter­ni e mi­ste­rio­si, so­ven­te ri­co­per­ti da pa­ti­ne colorate, che rin­cor­ro­no nel mar­mo la bel­lez­za del­la sta­tua­ria gre­ca e nel bron­zo la scul­tu­ra etrusca e ro­ma­na, ri­cor­dan­do an­che le im­ma­gi­ni del Ri­na­sci­men­to, pe­rio­do per il qua­le ha sem­pre nu­tri­to un for­te in­te­res­se. L’artista non in­ten­de­va sem­pli­ce­men­te tor­na­re all’an­ti­co, ma si pro­po­ne­va di ren­der­lo con­tem­po­ra­neo, con­ta­mi­nan­do­lo at­tra­ver­so tur­ba­men­ti for­ma­li sur­rea­li­sti. Il mae­stro è rap­pre­sen­ta­to in Ita­lia dal­la Gal­le­ria Con­ti­ni di Ve­ne­zia e di Cor­ti­na d'Am­pez­zo che ne­gli an­ni, in si­ner­gia con lo scul­to­re e poi con l'ate­lier Mi­to­raj di Pie­tra­san­ta, e in col­la­bo­ra­zio­ne con le isti­tu­zio­ni, ha por­ta­to i suoi la­vo­ri do­ve l’ar­te con­tem­po­ra­nea non era mai en­tra­ta.

Co­me per esem­pio nel 2011 al­la Val­le dei Tem­pli di Agri­gen­to, nel 2014, in oc­ca­sio­ne del 950˚ an­ni­ver­sa­rio del­la fon­da­zio­ne del­la cat- te­dra­le di Pi­sa, nel Pa­laz­zo dell’Ope­ra del Duo­mo e del Museo del­le si­no­pie del­la cit­tà, nel 2016 ne­gli sca­vi ar­cheo­lo­gi­ci di Pom­pei, dal San­tua­rio di Ve­ne­re al Fo­ro al­la Ba­si­li­ca, da Via dell’Ab­bon­dan­za al­le ter­me Sta­bia­ne, fi­no al Qua­dri­por­ti­co dei Tea­tri.

I per­so­nag­gi mi­to­lo­gi­ci, dei, eroi e guer­rie­ri, si er­ge­va­no mae­sto­si e co­los­sa­li in scor­ci im­prov­vi­si tra le ar­chi­tet­tu­re dell’an­ti­ca cit­tà ro­ma­na: De­da­lo, il cen­tau­ro, il cen­tu­rio­ne, Ika­ro ala­to, Tin­da­ro, il Gran­de To­sca­no… per ri­ba­di­re lo stret­to rap­por­to tra l’au­to­re e la sto­ria, muo­ven­do­si mi­ste­rio­sa­men­te sull’am­bi­gui­tà tra clas­si­co e con­tem­po­ra­neo.

Ora la Gal­le­ria Con­ti­ni, sem­pre in col­la­bo­ra­zio­ne con l’ate­lier Mi­to­raj di Pie­tra­san­ta, che cu­sto­di­sce il patrimonio ar­ti­sti­co del mae­stro, ha idea­to in an­te­pri­ma la mo­stra I gio­iel­li di Igor Mi­to­raj: the Art of Wea­ring Art, pres­so la pro­pria se­de di Cal­le Lar­go XXII Mar­zo a Ve­ne­zia, da do­ma­ni e fi­no al 15 di­cem­bre. Si trat­ta del­la col­le­zio­ne privata dell’au­to­re con ven­ti pez­zi rea­liz­za­ti dal 1976 al 2014.

Tor­na­no in mi­nia­tu­ra e con al­tri mez­zi i sog­get­ti ca­ri a Mi­to­raj, nel­la pie­na coe­ren­za del­la vi­sio­ne, poi­ché quel­lo e so­lo quel­lo è il suo sguar­do sul mondo. Ec­co al­lo­ra i fram­men­ti di vol­ti im­per­scru­ta­bi­li ( Cen­tu­rio­ne, Te­sta ibe­ri­ca) da por­ta­re al di­to o al pol­so ( Lu­ci di Na­ra), in­sie­me a cor­pi con­su­ma­ti ( Eros ala­to, Tor­so ita­li­co), le ali del­la Ni­ke ( Ai­le), la Lu­na e le ma­sche­re mi­ste­rio­se ( Pe­tit ma­sque) per or­na­re il col­lo. Spil­le con per­so­nag­gi del mi­to ( Fac­cia a fac­cia) e spec­chi in bron­zo per os­ser­var­si os­ser- va­ti dai pro­ta­go­ni­sti del suo Pan­theon. I cor­pi e i bu­sti che nel­le opere scul­to­ree ri­man­da­no all’ab­ban­do­no e al­la me­mo­ria di­men­ti­ca­ta sti­mo­lan­do l’im­ma­gi­na­zio­ne del­lo spet­ta­to­re a com­ple­ta­re le par­ti man­can­ti, nei gio­iel­li as­su­mo- no un aspet­to di so­stan­zia­le no­vi­tà, com­pli­ce la lu­cen­tez­za del ma­te­ria­le e la cu­ra me­ti­co­lo­sa, pu­ris­si­ma del­le for­me: so­no l’espres­sio­ne di una for­za e una po­ten­za, che, no­no­stan­te il chia­ro e ine­qui­vo­ca­bi­le ri­fe­ri­men­to al pas­sa­to, pro­iet­ta­no ver­so il pre­sen­te.

Si rea­liz­za co­sì il sogno di in­dos­sa­re una scul­tu­ra, per tra­sfor­ma­re la don­na in ca­po­la­vo­ro dell’ar­te ol­tre che mi­ra­co­lo del­la na­tu­ra. La ro­ton­di­tà di un ele­men­to - una boc­ca, un men­to, un’ala - uni­ta all’im­prov­vi­sa asprez­za di un pie­de ( Eroe con pie­de), un ver­ti­ce, un or­lo di­scon­ti­nuo ren­de il sen­so del­la pro­fon­di­tà del fem­mi­ni­no e del suo mi­ste­ro. Il gal­le­ri­sta Ste­fa­no Con­ti­ni, in una let­te­ra all’artista, scri­ve­va che co­me le icone rus­se so­no state in­ven­ta­te per ave­re un og­get­to de­vo­zio­na­le fa­cil­men­te tra­spor­ta­bi­le, co­sì Mi­to­raj ha crea­to i suoi gio­iel­li, ar­te da in­dos­sa­re, non­ché nar­ra­zio­ne del suo per­cor­so crea­ti­vo.

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