Cose da paz­zi ’O scu­gniz­zo vuol fa­re il pre­mier

Di Ma­io pro­va a far di­ge­ri­re a Sal­vi­ni un gril­li­no a Pa­laz­zo Chi­gi. Una trap­po­la: al­la fi­ne l’uni­co no­me è quel­lo di Gig­gi­no Tra­ma de­gna di un film con To­tò e Pep­pi­no

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Il con­trat­to, di­ce­va­no, è chiu­so. Pra­ti­ca­men­te fi­ni­to, im­pac­chet­ta­to e pron­to all’uso del­la de­mo­cra­zia di­ret­ta. A quel che rac­con­ta­va­no tra una di­ret­ta Fa­ce­book ed un po­st sul blog, ri­ma­ne­va­no so­lo le ri­fi­ni­tu­re. Per usa­re le pa­ro­le del Di Ma­io di due gior­ni fa, c’era­no so­lo al­cu­ne «que­stio­ni po­li­ti­che» da di­ri­me­re ma «su­gli obiet­ti­vi sia­mo già d’ac­cor­do». Co­sì d’ac­cor­do che, ieri, gli sher­pa dei due schie­ra­men­ti si so­no ina­spet­ta­ta­men­te ri­mes­si al la­vo­ro. An­co­ra lì, su quel ta­vo­lo di Mon­te­ci­to­rio che sem­bra­va or­mai un ri­cor­do. Co­sa è suc­ces­so? Il ren­dez-vous mat­tu­ti­no tra Di Ma­io e Sal­vi­ni non è an­da­to se­con­do le pre­vi­sio­ni: «Sul pre­mier - di­ce Lui­gi­no - stia­mo an­co­ra ra­gio­nan­do».

Ser­ve al­tro tem­po. E spun­ta qual­che cor­re­zio­ne in più all’in­te­sa per­ché è or­mai chia­ro che il con­trat­to di go­ver­no, le con­sul­ta­zio­ni web e tut­to il bla­bla­bla re­sta­no una chi­me­ra fin­ché non ver­rà sciol­to il no­do pre­mier­ship. È pro­prio di que­sto che han­no par­la­to i due lea­der. E do­po aver bru­cia­to nell’ar­co dei me­si un no­me do­po l’al­tro, a par­ti­re dal pri­mo Gior­get­ti fi­no ad ar­ri­va­re all’ul­ti­mo Ca­rel­li, han­no ri­co­min­cia­to dal via. Pro­prio co­me nel gio­co dell’oca, sia­mo di nuo­vo al­la ca­sel­la di par­ten­za, a Di Ma­io che ri­ven­di­ca per sé la pol­tro­na di Pa­laz­zo Chi­gi. E sull’in­te­sa tor­na a ras­si­cu­ra­re: «Pen­so che in se­ra­ta chiu­dia­mo» e che «do­ma­ni (og­gi, ndr) il con­trat­to sa­rà mes­so al vo­to on­li­ne degli iscrit­ti».

Sta­vol­ta sa­rà ve­ro? Di­ri­men­te per le sor­ti del Pae­se sa­rà l’in­con­tro di og­gi, in quel di Mi­la­no, tra i due lea­der. La po­sta in gio­co è al­ta. Pa­re che, ol­tre ad Agri­col­tu­ra e In­ter­ni, Sal­vi­ni ab­bia chie­sto il mi­ni­ste­ro dell’Economia. Una pro­po­sta inac­cet­ta­bi­le per Mat­ta­rel­la, che sta su­ben­do il pressing dell’Eu­ro­pa. Che fa­re? Da que­sto en­ne­si­mo stal­lo si do­vrà pur usci­re, là den­tro, in re­te, ci so­no mi­glia­ia di uten­ti che at­ten­do­no di vi­sio­na­re le pa­gi­ne del con­trat­to di go­ver­no. Non li si può cer­to la­scia­re a boc­ca asciut­ta an­co­ra per mol­to, op­pu­re chie­der­gli di di­re la lo­ro su un do­cu­men­to che, sen­za un ac­cor­do sul no­me, è car­ta strac­cia. E al­lo­ra, sus­sur­ra­no i be­nin­for­ma­ti, non si vo-

te­rà og­gi. For­se nel wee­kend, pa­ral­le­la­men­te ai ga­ze­bo in­for­ma­ti­vi che il Mo­vi­men­to ha in­det­to in tut­te le piaz­za d’Ita­lia. L’uni­ca co­sa cer­ta è che Di Ma­io vuo­le tro­va­re a tut­ti i co­sti l’ac­cor­do, con la spe­ran­za di es­se­re lui il no­me del pre­mier da por­ta­re al Col­le, un’am­bi­zio­ne che ri­schia di tra­vol­ge­re an­che i 5 Stel­le. Mol­ti nel Mo­vi­men­to, a co­min­cia­re da Gril­lo, si chie­do­no se il prez­zo per i so­gni di Di Ma­io non sia al­la fi­ne trop­po al­to.

GIU­LIA SBARBATI

Davide Ca­sa­leg­gio [LaP­res­se]

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