Ber­ti­not­ti di­ven­ta mer­can­te d’ar­te

Com­pra ri­trat­ti di Mao fat­ti da Wa­rhol per 1,5 mi­lio­ni

Libero - - DA PRIMA PAGINA - SAL­VA­TO­RE DAMA

Pre­mes­sa: Fau­sto Ber­ti­not­ti è un fi­co. Due vol­te fi­co. Pri­mo, per­ché in tem­pi di tur­bo-ico­no­cla­stia lui se la sie­de in foto, tut­to tron­fio, sot­to le sue stam­pe di Mao Ze­dong, dit­ta­to­re ci­ne­se che, di mor­ti, in ef­fet­ti ne ha fat­ti po­chi­ni: 46 mi­lio­ni, di­co­no i “re­vi­sio­ni­sti”. Tut­to qui. Se­con­do: per­ché men­tre i suoi col­le­ghi ex par­la­men­ta­ri fan­no la fi­gu­ra dei “pez­zeal­cu­lo”, li­ti­gan­do per quat­tro spic­ci di vi­ta­li­zio, il Sub­co­man­dan­te di­mo­stra, con la sua col­le­zio­ne per­so­na­le di An­dy Wa­rhol, di aver sa­pu­to in­ve­sti­re be­ne i sol­di del­la pen­sio­ne par­la­men­ta­re. Sti­le, so­bria ric­can­za, su­pe­rio­ri­tà cul­tu­ra­le. Qui va ag­gior­na­to l’apo­lo­go: dai “co­mu­ni­sti col Ro­lex” ai “co­mu­ni­sti con la Pop Art”.

L’ope­ra che espo­ne Ber­ti­not­ti in sa­lot­to (...)

(...) è una edi­zio­ne di An­dy Wha­rol che ap­par­tie­ne a un port­fo­lio ri­sa­len­te al 1972 pub­bli­ca­to da Leo Ca­stel­li, che è uno dei più gran­di gal­le­ri­sti del No­ve­cen­to. È quel­lo di Kei­th Ha­ring, di Ba­squiat, di Wha­rol, ap­pun­to. È una edi­zio­ne di 250 co­pie del­lo stes­so port­fo­lio di die­ci po­ster che ri­pro­du­co­no la fi­gu­ra di Mao Ze­dong in va­ri co­lo­ri. Nel­la foto del­la mai­son Ber­ti­not­ti se ne ve­do­no tre. Le al­tre ce le avrà spar­pa­glia­te per ca­sa. For­se una pu­re al ces­so.

A que­ste 250 si ag­giun­go­no 50 pro­ve d’ar­ti­sta e quat­tro pro­ve stam­pa­to­re, lo Sty­ra Stu­dio di New York. Il re­cord d’asta ap­par­tie­ne all’edi­zio­ne uno di cin­quan­ta (dei pez­zi del­la pro­va d’ar­ti­sta) e ha bat­tu­to due mi­lio­ni e mez­zo di dol­la­ri nel 2012. Il 22 mag­gio, per la pre­ci­sio­ne, da So­the­by’s, Londra. E ap­par­te­ne­va al­la col­le­zio­ne pri­va­ta di Gun­ter Sa­chs, ma­ri­to di Bri­git­te Bar­dot per tre an­ni, dal 1966 al 1969, fo­to­gra­fo, astro­lo­go, mor­to sui­ci­da. So­the­by’s gli de­di­ca tut­ta una ses­sio­ne d’asta in cui que­sto port­fo­lio di die­ci po­ster di Mao vie­ne ven­du­to al prez­zo esor­bi­tan­te di 2,5 mi­lio­ni di dol­la­ri. I pez­zi so­no tut­ti firmati da An­dy Wa­rhol, co­me si ve­de an­che dal­la foto del­lo stu­dio di

Ber­ti­not­ti e co­me spie­ga la di­da­sca­lia del Cor­rie­re che, pub­bli­can­do l’im­ma­gi­ne, ci ha te­nu­to a pre­ci­sa­re si trat­ti di “pez­zi ori­gi­na­li”.

Ci so­no di­ver­si pas­sag­gi in asta del­lo stes­so port­fo­lio, ve­ri­fi­ca­bi­li su Art­net, si­to che sul web tie­ne me­mo­ria sto­ri­ca di tut­te le ven­di­te di ope­re d’ar­te. L’edi­zio­ne 120/250 è sta­ta ag­giu­di­ca­ta a un mi­lio­ne e due­cen­to mi­la dol­la­ri. L’edi­zio­ne 211/250 è sta­ta ven­du­ta a 1,4 mi­lio­ni di dol­la­ri. E poi ci so­no tan­te al­tre ven­di­te che, nell’ul­ti­ma de­ca­de, oscil­la­no tra il mi­lio­ne e il mi­lio­ne e sei­cen­to mi­la dol­la­ri. L’ope­ra è pub­bli­ca­ta an­che sul ca­ta­lo­go ra­gio­na­to del­le stam­pe di mul­ti­pli di Wa­rhol, che ri­sa­le al 2003.

Ma che ro­ba è, si po­treb­be chie­de­re un idro­ce­fa­lo di de­stra? Il po­ster si ba­sa su una te­la di Mao, fat­ta da An­dy Wa­rhol, che ri­pren­de il ri­trat­to uf­fi­cia­le del Gran­de Con­dot­tie­ro, ag­gior­na­to ogni an­no dall’au­to­re ed espo­sto in piaz­za Tie­na­men a Pechino. Cioè, più che ag­gior­na­to do­ve­va es­se­re la co­pia fe­de­le di se stes­so. Wang Guo­dong per tut­ta la vi­ta non ha po­tu­to di­pin­ge­re nient’al­tro, so­lo Mao. Ed era un la­vo­ro tutt’al­tro che se­re­no, per­ché se sba­glia­va una ri­ga, il dit­ta­to­re gli avreb­be fat­to ta­glia­re la go­la.

Wa­rhol ri­pren­de que­sto ri­trat­to e lo fa di­ven­ta­re un’ico­na pop, co­me Ma­ry­lin, co­me Ken­ne­dy, co­me la zup­pa Cam­p­bell. Una te­la di Mao tra gli an­ni Ses­san­ta e Set­tan­ta, co­me pez­zo uni­co è sta­to bat­tu­to per 32 mi­lio­ni di dol­la­ri. Il va­lo­re di una te­la di Mao “re­ver­se” de­gli an­ni Ot­tan­ta, in­ve­ce, si ag­gi­ra in­tor­no ai due mi­lio­ni.

Quan­to va­le l’ope­ra di Ber­ti­not­ti? In­ter­pel­lan­do un mer­can­te d’ar­te, la ri­spo­sta è: tra il mi­lio­ne e il mi­lio­ne e mez­zo di dol­la­ri. Ov­via­men­te ci so­no una se­rie di va­ria­bi­li: lo sta­to di con­ser­va­zio­ne, an­zi­tut­to. Se i po­ster so­no in­ton­si e non han­no ta­gli, bru­cia­tu­re, se­gni, etc. al­lo­ra han­no un va­lo­re. In ca­so di dan­neg­gia­men­ti o se­gni del tem­po, ne han­no un al­tro. Un da­to in­te­res­san­te è la pro­ve­nien­za dell’ope­ra. Se Ber­ti­not­ti le ha com­pra­te da una col­le­zio­ne im­por­tan­te, han­no an­co­ra più va­lo­re. Bi­so­gna ve­de­re che nu­me­ro di edi­zio­ne è, se è una pro­va d’ar­ti­sta, se ad­di­rit­tu­ra è una del­le quat­tro pro­ve del­lo stam­pa­to­re. Ma an­che se fos­se un’edi­zio­ne qual­sia­si, a da­re mag­gio­re va­lo­re a quel port­fo­lio sa­reb­be il fat­to di es­se­re di pro­prie­tà dell’ul­ti­mo se­gre­ta­rio (im­por­tan­te) dei co­mu­ni­sti ita­lia­ni. Una ico­na pop. Pu­re lui.

(foto: Ada Ma­se­ra)

L’ex lea­der di Ri­fon­da­zio­ne Co­mu­ni­sta nel­la suo sa­lot­to: al­le sue spal­le i qua­dri di Wa­rhol

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