Il Milan go­de col derby per­fet­to

I rossoneri non vin­ce­va­no una stra­cit­ta­di­na di cam­pio­na­to dal gen­na­io 2016 e non era­no so­li in te­sta alla classifica dal 2012 Ibra (doppietta) è il ve­ro mo­to­re del­la squadra, Con­te ve­de spre­ca­te tan­te oc­ca­sio­ni e do­po quat­tro ga­re è già a -5 dal­la vet­ta

Libero - - LIBERO SPORT - FA­BRI­ZIO BIASIN

■ Inter-Milan nel San Si­ro de­ser­ti­fi­ca­to fa tri­stez­za ma - ba­da­te be­ne - va­le pur sem­pre tre pun­ti. I tre pun­ti in que­stio­ne se li pap­pa, e me­ri­ta­ta­men­te, il Milan di Stefano Pio­li, al ven­te­si­mo ri­sul­ta­to uti­le con­se­cu­ti­vo, pri­mo in classifica a punteggio pieno, trat­ta­to da chiun­que co­me un tra­ghet­ta­to­re da quat­tro sol­di e, in­ve­ce, più in sel­la che mai (pri­ma di lui, in ros­so­ne­ro, so­lo La­jos Czeiz­ler, Ne­reo Roc­co, Nils Lie­d­holm, Ar­ri­go Sac­chi e Fa­bio Ca­pel­lo era­no riu­sci­ti a com­ple­ta­re il fi­lot­to del­le 20 par­ti­te sen­za ko).

Az­zec­ca tut­to, Pio­li, dall’un­di­ci ini­zia­le (con quel 4-2-3-1 che sca­va la di­fe­sa a tre dei ne­raz­zur­ri co­me spa­to­la ar­ro­ven­ta­ta nel bur­ro la­scia­to al sole), agli ester­ni Leao e Sae­lel­mae­kers, ca­pa­ci di met­te­re in gran­de ed evi­den­tis­si­mo im­ba­raz­zo due ter­zi del for­ti­no mes­so in campo da Con­te (D’Am­bro­sio ma­le, Ko­la­rov peg­gio). E poi c’é Ibra­hi­mo­vic, ma star qui a rac­con­tar quan­to sia for­te lo sve­de­se è tem­po e spa­zio spre­ca­to. Me­glio pas­sa­re a Con­te, per in­ten­der­ci.

An­to­nio Con­te gua­da­gna più o me­no cin­que vol­te quel­lo che gua­da­gna il col­le­ga dell’altra spon­da del Na­vi­glio. E voi di­re­te: «Che di­scor­so re­to­ri­co e no­io­so». Ave­te ra­gio­ne. Ma qui non si trat­ta di di­re «to­glie­te dei sol­di al na­bab­bo pu­glie­se», sem­mai «fa­te sì che quell’in­gag­gio ab­bia un sen­so». Ie­ri, l’ex ct, non si è gua­da­gna­to la pa­gnot­ta e vi spie­ghia­mo per­ché.

LA DI­FE­SA A TRE

La di­fe­sa a tre va be­nis­si­mo quan­do la ro­sa è com­ple­ta, quan­do ci so­no i ti­to­la­ri ma pu­re le ri­ser­ve. La di­fe­sa a tre non ha sen­so quan­do Ba­sto­ni e Skri­niar non so­no spen­di­bi­li a cau­sa del Co­ro­na­vi­rus e due dei tre in­ter­pre­ti in campo so­no in­ca­stra­ti in uno sche­ma che ai lo­ro oc­chi de­ve ap­pa­ri­re co­me “ve­nu­sia­no”. In ca­si straordina­ri co­me que­sto, un al­le­na­to­re da 11 mi­lio­ni all’an­no, può e de­ve fa­re una co­sa so­la: cam­bia­re. Met­te­re sul pra­to una ele­men­ta­re li­nea a quat­tro. Da­re una ma­no ai suoi gio­ca­to­ri. Eb­be­ne, Con­te con­tro que­sto su­per Milan (gli 11 rossoneri pa­re­va­no le­ga­ti da un fi­lo) non lo ha fat­to, ha in­se­ri­to Ch­ri­stian Erik­sen a 20 mi­nu­ti dal­la fi­ne con il Milan ben ar­roc­ca­to nel­la sua me­tà campo e per il re­sto... ha spe­ra­to che qual­cu­no dei suoi si in­ven­tas­se qual­co­sa. De­ci­sa­men­te trop­po po­co.

L’Inter è una squadra co­strui­ta a im­ma­gi­ne e so­mi­glian­za del suo al­le­na­to­re, so­prat­tut­to è sta­ta mes­sa in­sie­me a sif­fat­to mo­do per vin­ce­re lo scudetto, po­che bal­le. Ce la può fa­re? Sì, se­re­na­men­te. A pat­to che chi scen­de in campo non pen­si che il cal­cio sen­za pub­bli­co con­ti me­no (il Milan non lo ha pen­sa­to, ma nep­pu­re il Napoli stra­to­sfe­ri­co vi­sto ie­ri), a pat­to che An­to­nio Con­te de­ci­da di in­ci­de­re di più su una squadra co­strui­ta as­se­con­dan­do ogni sua ri­chie­sta. «Ma non gli han­no pre­so Kan­té!». Co­me se ce ne fos­se bi­so­gno.

(Getty)

Zlatan Ibra­hi­mo­vic, 39 an­ni, è il gran­de tra­sci­na­to­re del Milan: lo sve­de­se ha rea­liz­za­to una doppietta nel derby

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