9. Karl Jen­sen, Eve­ry­whe­re We Go, 2014 e 2016

Living - - A Teatro -

Dal­le fac­cia­te in bas­so­ri­lie­vo al­le bot­ti­glie di pro­fu­mo co­lor ca­ra­mel­la. Più mo­nu­men­ta­le il la­vo­ro del­lo spa­gno­lo Ca­la­tra­va, che crea sce­no­gra­fie si­mi­li ai suoi pon­ti. Di­fet­ti com­pre­si. La pri­ma ver­sio­ne di Why per il New York Ci­ty Bal­let era un dop­pio ar­co free-stan­ding che in­com­be­va dram­ma­ti­ca­men­te sul­lo sfondo. In­tes­su­to con fi­li me­tal­li­ci ha pre­so a vi­bra­re e luc­ci­ca­re co­me un bal­le­ri­no. Col­po di sce­na e lo­di sui me­dia. «Quan­do si di­se­gna per il tea­tro, bi­so­gna te­ne­re a men­te i pas­sag­gi in­tri­ca­ti del luo­go, le li­mi­ta­zio­ni ae­ree, le en­tra­te, le usci­te… so­no tut­te par­ti di un’uni­ca sfi­da», di­ce Ste­ven Holl. Che si trat­ti di spa­zi, luci, aspet­ti tec­ni­ci o acu­sti­ci, la do­man­da de­gli ar­chi­tet­ti è una, e la fa l’in­gle­se John Pa­w­son: «Co­sa pos­so por­ta­re di nuo­vo sul­lo stage che un esper­to sce­no­gra­fo non è in gra­do di fa­re?». La ri­spo­sta dell’ar­ti­sta Ani­sh Kapoor con il suo Tri­sta­no e Isot­ta è sta­ta più ideo­lo­gi­ca che strut­tu­ra­le. Lui, na­to a Bom­bay da ma­dre ebrea e pa­dre in­du, si è do­vu­to con­fron­ta­re

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.