Abi­ta­re se­con­do MI­NI: me­no spa­zio, più crea­ti­vi­tà

L'UOMO VOGUE - - PEOPLE -

CON­DI­VI­SIO­NE E PRI­VA­CY POS­SO­NO CON­VI­VE­RE. CON L’IN­STAL­LA­ZIO­NE MI­NI LIVING NA­SCE UN MO­DEL­LO ANTAGONISTA ALL’ANONIMATO UR­BA­NO. IN CUI “DO DISTURB” È LA NUO­VA PA­RO­LA D’OR­DI­NE

Sfrut­ta­re crea­ti­va­men­te spa­zi ri­dot­ti, che ten­do­no a di­ven­ta­re sem­pre più mul­ti­fun­zio­na­li e co­mu­ni­ta­ri. È la sfi­da del­le me­tro­po­li con­tem­po­ra­nee. La so­lu­zio­ne è nel­la ri­cer­ca di un nuo­vo con­cept di li­ve sha­ring. Co­me quel­lo pre­sen­ta­to da MI­NI al Fuo­ri­sa­lo­ne di Mi­la­no con l’in­stal­la­zio­ne MI­NI LIVING, in cui la ca­sa non è più un’uni­tà abi­ta­ti­va chiu­sa, ma si apre all’ester­no, dan­do vi­ta a una pul­san­te mi­cro­co­mu­ni­tà tra vi­ci­ni. Il pro­get­to MI­NI LIVING è uno spun­to di ri­fles­sio­ne su co­me vi­ve­re in fu­tu­ro, in cui co­mu­nan­za e in­ter­scam­bio so­cia­le di­ven­ta­no va­lo­ri fon­da­men­ta­li. Ma sen­za ri­nun­cia­re a un pro­prio spa­zio pri­va­to. Per una nuo­va fi­lo­so­fia di vi­ta, all’in­se­gna di “Do Disturb”.

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