JAVIER BARDEM

fo­to di Sean & Seng te­sto di Craig McLean fa­shion edi­tor Max Clark

L'UOMO VOGUE - - IN COVER - by SEAN & SENG text by CRAIG McLEAN fa­shion edi­tor MAX CLARK

Ha la­vo­ra­to con Woo­dy Al­len, Ale­jan­dro Gon­zá­lez Iñár­ri­tu, Ter­ren­ce Ma­lick, Rid­ley Scott e Mi­chael Mann, ma è ar­ri­va­to al suc­ces­so in­ter­na­zio­na­le nel 2007 gra­zie al suo ruo­lo pre­mia­to con l’Oscar in “Non è un pae­se per vec­chi” dei fra­tel­li Coen. Nel film era An­ton Chi­gu­rh, un im­pla­ca­bi­le as­sas­si­no dal ta­glio di ca­pel­li mi­ci­dia­le quan­to la sua ar­ma per ab­bat­te­re il be­stia­me. Ora Ja- vier “Lo­ving Bardem Pa­blo”, por­ta do­vea Ve­ne­zia in­ter­pre­ta due Pa­blo film, Esco­bar, e “Mo­ther!”, il nuo­vo, at­te­sis­si­mo film di Aro­nof­sky. L’Uo­mo Vo­gue: Il ruo­lo di Pa­blo Esco­bar le è già sta­to pro­po­sto in pre­ce­den­za. Per­ché in pas­sa­to lo ha ri­fiu­ta­to e in­ve­ce ades­so lo ha ac­cet­ta­to? Javier Bardem: In­tor­no al 1997-1998 Esco­bar ha ini­zia­to ad af­fa­sci­nar­mi. Ho let­to mol­to su di lui, e c’era qual­co­sa di mol­to in­tri­gan­te: co­me un uo­mo di umi­li ori­gi­ni sia riu­sci­to a crea­re un im­pe­ro. E sì, su di lui so­no sta­ti fat­ti mol­ti film, e me ne han­no pro­po­sti pa­rec­chi – chis­sà per­ché! – e ho let­to tut­ti i co­pio­ni. Ma ho pre­fe­ri­to aspet­ta­re: l’Esco­bar che vo­le­vo ri­trar­re io è più com­ples­so di quel­lo che mi pro­po­ne­va­no. L’U.V.: In che sen­so?

J.B.: Nel sen­so che non pos­sia­mo di­men­ti­ca­re che que­st’uo­mo è sta­to ado­ra­to, ve­ne­ra­to, ama­to da mi­glia­ia di per­so­ne – e al­lo stes­so tem­po odia­to, per­se­gui­ta­to, te­mu­to e con­dan­na­to da mi­glia­ia di al­tre. Ma era im­por­tan­te pre­sen­ta­re en­tram­bi gli aspet­ti. E gli Esco­bar che mi era­no sta­ti pro­po­sti era­no più sem­pli­ci­sti­ci. L’U.V.: In co­sa il suo film è di­ver­so? J.B.: In­nan­zi­tut­to si in­ti­to­la “Lo­ving Pa­blo”, ed è con­cen­tra­to sul rap­por­to tra di lui e Vir­gi­nia Val­le­jo, la gior­na­li­sta che con­tri­buì a crea­re il suo per­so­nag­gio. Gli in­se­gnò a par­la­re in pub­bli­co, le buo­ne ma­nie­re, con­tri­buì a co­strui­re il pro­fi­lo di una per­so­na che è ar­ri­va­ta a di­ven­ta­re de­pu­ta­to. Il film si ba­sa sul suo li­bro “Lo­ving Pa­blo, ha­ting Esco­bar”, cui si ri­fà il no­stro ti­to­lo. Il pun­to è ve­de­re Pa­blo at­tra­ver­so gli oc­chi di chi lo ama. Qua­li so­no gli ef­fet­ti e le con­se­guen­ze di ama­re una per­so­na, una fi­gu­ra, o un sim­bo­lo co­me lui? L’U.V.: È ve­ro che pen­sa­va che Pe­né­lo­pe sa­reb­be sta­ta una per­fet­ta Vir­gi­nia mol­to pri­ma che di­ven­ta­ste una cop­pia? J.B.: Sì! As­so­lu­ta­men­te. C’è qual­co­sa in quel per­so­nag­gio, in quel mondo in­tor-

no an­che­to star oscu­ro.due­che ca­liz­zar­sian­nia po­tes­sein aspet­ti, Vir­gi­nia,mol­to Co­lom­bia,Quin­di, Ot­tan­ta!solo c’era ca­pi­re di­ver­ten­te­su di te­nen­dou­no mol­toE­ra­ma bi­so­gno en­tram­bi,dei ave­vau­na– con­to com­ples­so­due.e di gran­dis­si­maan­cheun un’at­tri­cee E di suo non sa­pe­vo que­sti mol-la­to­ma­fo­che si­mo. L’U.V.:ra­re Pe­né­lo­pein Co­lom­bia,E se de­vi­ci sa­reb­be pas­sa­rea­iu­ta ave­re riu­sci­ta­tre me­si­con be­nis-a te gi- la tua J.B.:vo: io fa­mi­glia...Esat­to.e Pe­né­lo­peE sta stia­mo­per ca­pi­ta­re­per gi­ra­re­di nuo-un film Fa­rha­di.in Spa­gna, in spa­gno­lo, con Asghar L’U.V.: Che ri­cer­che ha fat­to per il per­so­nag­gio di Esco­bar? J.B.: Una del­le pri­mis­si­me cose che mi ha col­pi­to quan­do ho ini­zia­to a do­cu­men­tar­mi su di lui so­no sta­ti i suoi rit­mi, la sua ener­gia, il suo mo­do di par­la­re, il suo mo­do di guar­da­re e rac­con­ta­re, le sue espres­sio­ni fac­cia­li. So­no ve­nu­to a sa­pe­re che gli pia­ce­va­no mol­tis­si­mo gli ani­ma­li del suo zoo pri­va­to, in par­ti­co­la­re l’ip­po­po­ta­mo. E mi so­no chie­sto per­ché. Poi ho ca­pi­to: era il suo spec­chio. L’ip­po­po­ta­mo è un ani­ma­le mol­to tran­quil­lo, len­to, pa­ca­to, ma è an­che uno dei pre­da­to­ri più cru­de­li e vio­len­ti dell’Afri­ca. Cam­mi­na in mo­do buf­fo, len­to, se ne sta nel fan­go, ri­co­per­to di cac­ca! Tie­ne il na­so ap­pe­na fuo­ri dall’ac­qua, e si guar­da in­tor­no per es­se­re si­cu­ro che non ci sia qual­che mi­nac­cia. Ma è pron­to a par­ti­re, ra­pi­dis­si­mo, e a uc­ci­de­re. L’U.V.: Ve­nia­mo a “Mo­ther!”. J.B.: Non ho vi­sto il film, è uno di quel­li che de­vi ve­de­re quan­do è fi­ni­to, e non so­no au­to­riz­za­to a par­lar­ne. Di­rò tut­ta­via che è sta­to un gran­de ono­re es­se­re chia­ma­to a la­vo­ra­re con Dar­ren Aro­nof­sky. E pos­so di­re che è una sto­ria mol­to po­ten­te che par­la di per­di­ta e sa­cri­fi­cio. L’U.V.: Com’è la­vo­ra­re con Jen­ni­fer La­w­ren­ce? J.B.: Pur es­sen­do mol­to gio­va­ne, è stu­pen­da, af­fet­tuo­sa, di­ver­ten­te e un’at­tri­ce di straor­di­na­rio ta­len­to. Non ha pau­ra di nien­te. Ma la co­sa più straor­di­na­ria è che tor­na in sé su­bi­to do­po la sce­na, in un se­con­do. (se­gue a pag. 183)

IN QUE­STA PA­GI­NA E NEL­LA PA­GI­NA AC­CAN­TO. COM­PLE­TO GUC­CI, CAMICIA E CRAVATTA, PRA­DA. COLLANA CARTIER, SCAR­PE TRICKER’S. IN APER­TU­RA. CAPPOTTO DIOR HOM­ME, DOLCEVITA SUNSPEL, PAN­TA­LO­NI GUC­CI. CALZE PANTHERELLA, SCAR­PE TRICKER’S.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.