GIOR­GIO MARCHESI

L'UOMO VOGUE - - STYLE -

Gior­gio Marchesi è di­ven­ta­to po­po­la­re con la Tv, ma oggi ha an­co­ra sen­so di­stin­guer­la dal ci­ne­ma? Si co­min­cia da qui. «So­no un fan di “Nar­cos”, sto fi­nen­do la se­con­da sta­gio­ne. Lo guar­do e pen­so che ri­schia­re si può, e fi­nal­men­te l’ab­bia­mo ca­pi­to an­che noi. Il pub­bli­co c’è». Lui è abi­tua­to a quel­lo del pri­mo ca­na­le, co­me si di­ce­va una vol­ta. «Ci tor­no con “Re­na­ta Fon­te”, sto­ria ve­ra di ma­fia, poi con “L’Aquila”, sul ter­re­mo­to, alla re­gia c’è Mar­co Ri­si. Il pri­mo in­ve­ce lo di­ri­ge Fa­bio Mol­lo, un re­gi­sta gio­va­ne, por­ta il lin­guag­gio del ci­ne­ma. Con­ta­mi­na­re si può». Lui alla re­gia non ci pen­sa. «Non ora, ma­ga­ri un gior­no a tea­tro, chis­sà. Da at­to­re, ho l’il­lu­sio­ne che sa­prei di­ri­ge­re be­ne i miei col­le­ghi». Marchesi è uno dei po­chi con cui ho par­la­to a non ti­ra­re fuo­ri la so­li­ta vo­ca­zio­ne. «Ho fat­to un cor­so di tea­tro a 23 an­ni e sul pal­co ho sen­ti­to quel clic. Ma è sta­to un ca­so. All’inizio era solo go­di­men­to, poi ar­ri­va la stan­chez­za, la vo­glia di cam­bia­re». For­se per que­sto tor­na al pri­mo amo­re. «L’an­no pros­si- mo sa­rò a tea­tro con “Le not­ti bian­che” di Do­stoe­v­skij. Lo so, il pen­sie­ro va al film di Vi­scon­ti con Ma­stro­ian­ni. Il confronto fa pau­ra, que­sta sa­rà un’al­tra co­sa». Gli chie­do se es­se­re clas­si­ca­men­te bello è un li­mi­te. «Il cor­po è il mio pri­mo stru­men­to, bi­so­gna aver­ne con­sa­pe­vo­lez­za. So che avrò me­no par­ti buf­fe o da cat­ti­vo, va be­ne co­sì. Ogni tan­to mi tol­go la sod­di­sfa­zio­ne di un ruo­lo ina­spet­ta­to. So­no ve­nu­ti dalla Ci­na a gi­ra­re “Eu­ro­pe Rai­ders”, un ac­tion con pro­ta­go­ni­sta To­ny Leung, quel­lo di “In the Mood for Lo­ve”. So­no un ba­star­do, re­ci­to in in­gle­se, uno spas­so». C’è an­che il la­to pub­bli­co dell’es­se­re bello. «Per for­tu­na han­no ini­zia­to a co­no­scer­mi e ri­co­no­scer­mi quan­do ave­vo già un’età, una fa­mi­glia. Se fos­se suc­ces­so a trent’an­ni, quan­do ero sin­gle, va’ a sa­pe­re. Ma oggi è la gente la ve­ra pro­ta­go­ni­sta. Ti fer­ma per un sel­fie e ti dà in­di­ca­zio­ni di re­gia: to­gli­ti gli oc­chia­li, gi­ra­ti co­sì. I di­vi so­no lo­ro. A me es­se­re uno dei tan­ti va be­nis­si­mo».

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