FER­DI­NAND VON HAB­SBURG. THE CHOSEN ONE

FER­DI­NAND VON HAB­SBURG

L'UOMO VOGUE - - CONTENTS - fo­to di Lo­ren­zo Brin­ghe­li te­sto di Car­lo Duc­ci

«Ci cre­di? Per me non è mai sta­ta una que­stio­ne se fos­se o me­no il ca­so di di­ven­ta­re pi­lo­ta. La que­stio­ne era so­lo il “quan­do”. E non l’ho mai guar­da­to co­me un la­vo­ro, per­ché è la mia pas­sio­ne. E in ge­ne­re, so­no le pas­sio­ni a “gui­da­re” tut­to ciò che fac­cio». Sor­ri­de al gio­co di pa­ro­le, poi ag­giun­ge. «La sen­sa­zio­ne di aver suc­ces­so in qual­co­sa che ti pia­ce è im­pa­ga­bi­le». De­ter­mi­na­to e sor­ri­den­te, è con que­sta spon­ta­nei­tà che si rac­con­ta Fer­di­nand von Hab­sburg, di­cian­no­ve an­ni, au­stria­co, di­scen­den­te dell’omo­ni­ma ca­sa im­pe­ria­le. Gui­da dall’età di die­ci an­ni. Die­ci an­ni? «Sì», ri­de. «È co­me se non aves­si avu­to scel­ta,in real­tà. Fin da pic­co­lo sa­pe­vo che sa­rei di­ven­ta­to pi­lo­ta». Co­me mol­ti cam­pio­ni ha ini­zia­to con il kar­ting, ar­ruo­la­to a 11 an­ni nel team au­stria­co Speed­world Aca­de­my. Debutta in cam­po au­to­mo­bi­li­sti­co nel­la For­mu­la Re­nault 1.6 nel 2014, e chiu­de il cam­pio­na­to quar­to in clas­si­fi­ca: a lu­glio di que­st’an­no era già set­ti­mo nel Cam­pio­na­to Eu­ro­peo For­mu­la 3 con una vit­to­ria e tre po­di, non­ché ot­ta­vo in quel­la del Toyo­ta Ra­cing Se­ries. Una cre­sci­ta pro­met­ten­te, me­ri­ta­ta se­con­do gli esper­ti. Ni­ki Lau­da ha com­men­ta­to: «Cer­to che in Mer­ce­des lo te­nia­mo sot­to os­ser­va­zio­ne. È in­tel­li­gen­te, ha ta­len­to ed è am­bi­zio­so. Que­sto mi pia­ce. E ha de­si­de­rio di im­pa­ra­re. Que­sto è uti­lis­si­mo». Fer­di­nand è ben con­sa­pe­vo­le del chal­len­ge: «Per me è sti­mo­lan­te. De­vo, an­zi vo­glio di­mo­stra­re che il mio cre­sce­re­to giun­ge:a im­pe­gno «An­che­co­me e pi­lo­ta­se ta­len­to».in fon­doè do­vu­to Ri­flet­te.po­co in­nan­zi­tut- im­por­ta:Poi aga me in­te­res­sa es­se­re un pi­lo­ta per­ché mi ren­de fe­li­ce». Fi­glio di Karl e Fran­ce­sca von Hab­sburg, col­le­zio­ni­sta e me­ce­na­te, il gio­va­ne ar­ci­du­ca Fer­di­nand è de­ter­mi­na­to a rag­giun­ge­re la For­mu­la 1 nei pros­si­mi tre an­ni. «È il mio goal», ri­ba­di­sce con se­rie­tà. «Ga­reg­gia­re per vin­ce­re si­gni­fi­ca es­se­re co­stan­te­men­te al massimo li­vel­lo per­for­ma­ti­vo da­to che non ti puoi per­met­te­re il mi­ni­mo er­ro­re. Dall’ester­no è dif­fi­ci­le ren­der­si con­to di quan­to sia im­pe­gna­ti­vo: de­vi es­se­re con­cen­tra­to, si­cu­ro e con­sa­pe­vo­le di quan­to e quan­do osa­re. Quan­do rea­liz­zi di aver por­ta­to la tua au­to al massimo, l’adre­na­li­na ti ren­de eu­fo­ri­co. E do­po, quan­do fe­steg­gi, pro­vi un sen­so to­ta­liz­zan­te di rea­liz­za­zio­ne. Che è per me la mi­glio­re ri­com­pen­sa».

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