Ho viag­gia­to nel FU­TU­RO con...

Marie Claire (Italy) - - NEWS -

CI SO­NO DE­CEN­NI CHE SEM­BRA­NO ADAT­TAR­SI A CER­TI VOL­TI CO­ME ABI­TI SAR­TO­RIA­LI. Co­me gli an­ni 60 con Fran­ce­sco Scian­na, en­tram­bi in pri­ma li­nea nel­la fic­tion Il com­mis­sa­rio Mal­te­se di Gian­lu­ca Ta­va­rel­li. Un abbinamento che, per gio­co, lo sfi­do a in­fran­ge­re tra la fi­ne di una tour­née tea­tra­le, Tra­di­men­ti di Ha­rold Pin­ter, e l’ini­zio del­le ri­pre­se del­la se­con­da sta­gio­ne di La ma­fia uc­ci­de so­lo d’esta­te. En­tram­be am­bien­ta­te, nean­che a dir­lo, nell’epo­ca del­le gran­di ri­vo­lu­zio­ni so­cia­li. È tut­ta col­pa, o me­ri­to, del tuo vi­so “an­ti­co”? For­se c’è dav­ve­ro qual­co­sa nel mio aspet­to che ri­por­ta in­die­tro nel tem­po. Suc­ce­de. Cam­mi­ni per stra­da e pen­si: « Quell’uo­mo ha un vol­to dell’800!». Nel mio ca­so cre­do si ag­giun­ga an­che la pro­fon­da in­te­rio­ri­tà, il vo­ler in­da­ga­re nel­le co­se. Im­ma­gi­na di sve­gliar­ti nel 2317 e guar­dar­ti al­lo spec­chio... Ve­drei un mo­stro di trecento an­ni ( ri­de). Che gal­leg­gia su un’astro­na­ve in as­sen­za di gra­vi­tà. E che, lon­ta­no dal­la ter­ra, ha an­che un at­ti­co sul­la Lu­na e una pi­sci­na su Mar­te. Do­ve fa­reb­be...? Se tro­vas­se­ro ac­qua su­gli al­tri pia­ne­ti mi pia­ce­reb­be pe­sca­re al­me­no me­tà del­la gior­na­ta. Poi suo­ne­rei mol­to per le stel­le, in mo­do da far­ci sen­ti­re tut­ti uni­ti e fe­steg­gia­re l’esi­sten­za e l’amo­re. Bea­ta­men­te in pen­sio­ne... No, al con­tra­rio. Avrei una mis­sio­ne: di­ri­ge­re in un film Da­niel Day- Lewis. Ma pri­ma do­vrei tro­var­lo, è un ti­po mol­to sfug­gen­te. Quin­di do­vrei in­viar­gli una pat­tu­glia di sol­da­ti­ni in in­co­gni­to con la vo­ce di Scar­lett Jo­hans­son, che lo con­vin­ca­no. Un ruo­lo nel fu­tu­ro? Un mu­si­ci­sta in tour su Ura­no, poi su Ve­ne­re e tut­ti gli al­tri pia­ne­ti, che in­con­tra po­po­la­zio­ni dif­fe­ren­ti: al­cu­ne non han­no brac­cia o gam­be, il cor­po è una pal­la che ruo­ta e la te­sta un qua­dra­to. La mu­si­ca è il mo­do di con­net­ter­si con il mi­ste­ro dell’uni­ver­so. Re­ci­te­re­sti con il tuo olo­gram­ma, co­me nel film The Con­gress? Non ce­de­rò mai i di­rit­ti di sfrut­ta­men­to del­la mia im­ma­gi­ne. An­zi fon­de­rei un’as­so­cia­zio­ne che lot­ta con­tro que­sta pra­ti­ca. L’es­se­re uma­no è fon­da­men­ta­le, io vo­glio ve­der­lo nel­la sua car­ne. Non mi af­fa­sci­na la pos­si­bi­li­tà di ve­nir so­sti­tui­to da un ar­ti­fi­cio tec­ni­co che mi la­scia sem­pre gio­va­ne e mi fa di­re ciò che al­tri vo­glio­no. Spe­ro di di­ven­ta­re vec­chio e brut­to co­me la vi­ta ha pre­vi­sto per me.

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