Tem­pi sup­ple­men­ta­ri

Eb­be­ne sì, so­no in età da ca­mi­cio­ne ca­pre­se co­me dress co­de. E ten­do ad avere uo­mi­ni che i com­mes­si scam­bia­no per FIGLI. Ma da quan­do è ar­ri­va­ta BRI­GIT­TE MACRON quelle co­me me so­no più tran­quil­le. Dia­rio di un’eter­na fi­dan­za­ta ÂGÉE fi­nal­men­te li­be­ra­ta

Marie Claire (Italy) - - CONTENTS - di De­bo­ra At­ta­na­sio i l lu­stra­zio­ne Da­mien Flo­ré­bert Cuy­pers

VIVE LA DIFFÉRENCE Gra­zie Bri­git­te! Dia­rio di un’eter­na fi­dan­za­ta agé fi­nal­men­te li­be­ra­ta

LEI È UNA BELLA SI­GNO­RA, nota a Mi­la­no per la storica mi­li­tan­za fem­mi­ni­sta e per la ci­vet­te­ria di non sve­la­re mai la sua età, che do­po il di­vor­zio nel 1974 (un mi­nu­to do­po l’ap­pro­va­zio­ne del­la leg­ge) ha in­trat­te­nu­to tre lun­ghe re­la­zio­ni, so­lo con uo­mi­ni molto più gio­va­ni. A ogni cri­ti­ca sull ’op­por­tu­ni­tà del­le sue scel­te ha tu­ra­to le orec­chie co­me i ret­ti­li nel de­ser­to du­ran­te le tem­pe­ste di sab­bia e og­gi, fe­li­ce­men­te sin­gle, rie­vo­ca spes­so di­ver­ti­ta di quan­do uno dei tre, mi­no­re di 24 an­ni e 4 me­si, fu ri­co­ve­ra­to per un in­ter­ven­to. E nell’an­da­re a ri­pren­der­se­lo dall’ospe­da­le, un’in­fer­mie­ra a un capo del cor­ri­do­io le gri­da­va: «si­gno­ra, suo ma­ri­to la cer­ca », men­tre dall’altro, un me­di­co la in­vi­ta­va a ri­ti­ra­re «il cer­tif ica­to di suo fi­glio ». Ave­vo un’ami­ca, una vol­ta, che van­ta­va 155 re­la­zio­ni fra fi­dan­za­ti uff icia­li e part­ner oc­ca­sio­na­li. Nien­te in con­fron­to al­le 13mi­la don­ne di War­ren Beat­ty, ma nel suo quar­tie­re la chia­ma­va­no con un cer­to sde­gno “as­so pi­glia­tut­to”. Lei se ne in­fi­schia­va e mi di­ce­va che per il cal­co­lo del­le pro­ba­bi­li­tà, se una donna de­ci­de di con­dur­re una vi­ta ses­sua­le si­mi­le a quel­la di un uomo, in­cap­pa ma­te­ma­ti­ca­men­te in un buon nu­me­ro di part­ner molto più gio­va­ni di lei. POI CI SO­NO IO, che non ho mai avu­to una re­la­zio­ne con un uomo più grande di me. La me­dia del­la differenza spe­ri­men­ta­ta va dai me­no tre ai me­no di­ciot­to an­ni. Era sop­por­ta­bi­le la re­la­zio­ne in cui io ne ave­vo 44 e lui 26. C’era un in­col­ma­bi­le gap quan­do in­ve­ce a 33 an­ni fre­quen­ta­vo un gio­va­not­to di 19 che non mi ha mai chie­sto l’età, e che le­van­do­si la prima vol­ta le scarpe mi ha fat­to pas­sa­re de­fi­ni­ti­va­men­te la vo­glia di avere a che fa­re con un tee­na­ger. In com­pen­so, lui sop­por­ta­va stoi­ca­men­te il bia­si­mo de­gli ami­ci che lo ac­cu­sa­va­no di sta­re con «una vec­chia che avrà al­me­no 24 an­ni ». Non so­no un’efe­bo­fi­la, il mio idea­le fi­si­co sa­reb­be Rus­sell Cro­we con pan­cia e tutto. L’uni­co mo­ti­vo per cui pre­fe­ri­sco uo­mi­ni più gio­va­ni è per­ché di coe­ta­nei che non cer­chi­no di spie­gar­mi le ov­vie­tà co­me se aves­si set­te an­ni, e che non si aspet­ti­no di es­se­re ser­vi­ti a tavola, non ne ho mai tro­va­ti. Un uomo più giovane prova ra­ra­men­te a pre­va­ri­car­ti. Il mon­do, pe­rò, mi re­ma con­tro. A un cer­to punto mi so­no con­vin­ta di es­se­re sin­gle per col­pa di que­sta pre­di­spo­si­zio­ne e ne ho par­la­to con un’ami­ca coe­ta­nea. Che mi ha smen­ti­to fa­cen­do­mi no­ta­re di es­se­re ap­pe­na stata mol­la­ta da uno più grande di lei. Ab­bia­mo avu­to la sensazione che se non ci fos­si­mo da­te una mossa non si sa­rem­mo mai spo­sa­te. Ci siamo al­lo­ra iscrit­te a un sito di in­con­tri, quel­lo fa­mo­so. Ho im­po­sta­to i pa­ra­me­tri di ri­cer­ca su “uo­mi­ni più gio­va­ni al­me­no di 5 an­ni”, ma l’al­go­rit­mo con­ti­nua­va a cre­de­re che ci fos­se un errore, a pren­de­re co­me ri­fe­ri­men­to la mia età, e a pro­por­mi so­lo 60en­ni. Co­me quan­do le vo­lon­ta­rie dei gat­ti­li ti so­spin­go­no ver­so le gab­bie dei mi­ci che non vuo­le nes­su­no. La re­go­la vale an­che per i pro­fi­li ma­schi­li? Pos­si­bi­le che a un uomo ne­gli an­ta gli al­go­rit­mi im­pon­ga­no: «Non puoi sta­re con le ven­ten­ni» ? Nel­lo stes­so pe­rio­do ho co­no­sciu­to uno su Fa­ce­book che ha espres­so so­li­da­rie­tà con noi amo­re­vo­li at­tem­pa­te: «Di­co­no che la so­cie­tà non ac­cet­ti fa­cil­men­te le coppie do­ve la più vec­chia è la donna, ma suc­ce­de an­che il con­tra­rio», mi scris­se una vol­ta. «Io ho 36 an­ni, so­no in­na­mo­ra­to di una ra­gaz­za di 15, ma non pos­sia­mo sta­re in­sie­me per­ché è il­le­ga­le». For­se la so­li­da­rie­tà me la so­no im­ma­gi­na­ta, for­se era altro. INFINE È AR­RI­VA­TA Bri­git­te Macron, la sfac­cia­ta. Per quelle co­me me, in età da emo­zio­nar­si quan­do sul ban­co del­la farmacia com­pa­re un fer­men­to lat­ti­co nuo­vo, Bri­git­te sta fa­cen­do molto più de­gli sgam­bet­ta­men­ti e de­gli ad­do­mi­na­li di Ma­don­na. Che a sua vol­ta, si sta­rà ro­den­do il fe­ga­to pur di am­met­te­re che l’al­tra è più uti­le al­la cau­sa per­ché fa­re la cantante, suv­via, è me­stie­re da sco­stu­ma­ta e stra­va­gan­te. Vuoi met­te­re una pre­miè­re da­me? Bri­git­te Macron sta spia­nan­do una stra­da do­ra­ta - co­me quel­la ver­so Oz - a mi­lio­ni di 40-50en­ni nel mon­do. Una pro­ro­ga di aspet­ta­ti­va in cui siamo pas­sa­te dall’im­ma­gi­nar­ci in ca­mi­cio­ni ca­pre­si fi­no al­la mor­te, al­la ri­sco­per­ta del­la mi­ni­gon­na an­che a un fu­ne­ra­le. Agli ul­ti­mi sal­di, una vol­ta ar­ri­va­ta a ca­sa mi so­no ac­cor­ta che i die­ci ve­sti­ti­ni che ho com­pra­to so­no die­ci re­pli­che esat­te di abi­ti visti su Bri­git­te Macron,

Su un no­to SITO di in­con­tri ho im­po­sta­to i pa­ra­me­tri di ri­cer­ca su “uo­mi­ni più gio­va­ni di al­me­no 5 an­ni”. Ma l’al­go­rit­mo era con­vin­to ci fos­se un ERRORE

dai quali fa­rò spun­ta­re due gam­bot­te in­ve­ce di gam­bi­ne co­me le sue. Do­po “Bi­bi” Tro­gneux Macron non ci saranno più na­vi scuo­la, né cou­gar, né toy boy, che tut­ti in­sie­me sem­bra­no il titolo di un cros­so­ver Di­sney fra La Si­re­net­ta, Il li­bro del­la giun­gla e Toy Sto­ry. Ma quan­to ci re­ma con­tro, il mon­do! Per­ché se lei è più matura pas­sa per pre­da­tri­ce e lui per un iner­me ar­ti­co­lo da lu­do­te­ca? Per­ché que­sto è il mon­do in cui, in pie­na po­le­mi­ca no-vax si è par­la­to sem­pre di “genitori in­co­scien­ti”, o di “mam­me in­va­sa­te”. Mai dei pa­pà in­va­sa­ti. Do­ve se una ra­gaz­zi­na vie­ne ag­gre­di­ta di se­ra i col­pe­vo­li so­no sem­pre so­lo due: lei che si è fi­da­ta e la mam­ma che l’ha la­scia­ta usci­re da sola. Mai il padre. Do­ve Roc­co Sif­fre­di fa il gi­ro dei red car­pet di San­re­mo e Can­nes, e a Moa­na Poz­zi non fu mai per­mes­so. E do­ve le gio­va­nis­si­me si ca­ta­lo­ga­no con l’an­na­ta, co­me le for­me di par­mi­gia­no: “le 2000”, “le 2001”, “le 2002”. Ognu­na con ca­rat­te­ri­sti­che diverse (pare che le più spre­giu­di­ca­te sia­no le 2000, pon­ti­fi­ca l’en­ne­si­mo leone da ta­stie­ra vi­ri­li­tà- pri­vo). È co­me se le don­ne aves­se­ro sem­pre avu­to un ca­ri­co in più di re­spon­sa­bi­li­tà nel­la coppia, nel­la vi­ta, nel la­vo­ro, nel­la mo­ra­le, nel­la ma­ter­ni­tà, nel­la bellezza, nel­la cir­con­fe­ren­za, nei par­cheg­gi. LO SAPEVATE GIÀ? E al­lo­ra per­ché ab­bia­mo per­so tem­po a fa­re po­le­mi­ca con Cor­ra­do Au­gias, quan­do ha det­to quel­lo che tut­te pen­sia­mo, ma non di­cia­mo per non sman­tel­la­re de­cen­ni di lot­te per la pa­ri­tà di ge­ne­re? Le coppie in cui lei è più giovane, ha det­to Au­gias, saranno sem­pre più tol­le­ra­te per­ché pos­so­no an­co­ra pro­crea­re. E se la Cor­te di Stra­sbur­go ha sen­ten­zia­to il di­rit­to al­la vi­ta ses­sua­le di una 50en­ne dan­neg­gia­ta lì in bas­so da un in­ter­ven­to chi­rur­gi­co sba­glia­to, que­sto non ci ren­de­rà co­mun­que fer­ti­li a vi­ta. Co­me fa­rà mon­sieur le pré­si­dent de Fran­ce se do­ves­se avere vo­glia di bambini? Pren­de­rà esem­pio da Hu­gh Jack­man e De­bor­ra-Lee Fur­ness? E pen­sa­re che quei 13 an­ni che lei ha in più la facevano sem­bra­re una ca­ram­pa­na fi­no all’altro ie­ri. De­bor­ra ne ave­va 41 quan­do lei e Hu­gh si so­no spo­sa­ti, l’età in cui mi so­no pre­sen­ta­ta dal gi­ne­co­lo­go per co­mu­ni­car­gli la mia so­len­ne vo­lon­tà di con­ge­la­re gli ovo­ci­ti e lui è scop­pia­to a ridere («E do­ve glie­li trovo, or­mai? »). Hu­gh e De­bor­ra di bambini ne han­no adot­ta­ti un pa­io. Ma il pre­si­den­te e Wol­ve­ri­ne han­no già qual­co­sa in co­mu­ne: en­tram­bi so­no sta­ti ac­cu­sa­ti di aver usato le part­ner per dis­si­mu­la­re la lo­ro omo­ses­sua­li­tà da ma­schi in­ca­pa­ci di am­met­te­re che uo­mi­ni di suc­ces­so pos­sa­no sce­glie­re spon­ta­nea­men­te del­le bril­lan­ti tar­do­ne (do­ve “bril­lan­te” non suo­na co­me valore ag­giun­to). Im­ma­gi­na­te l’in­ver­so: a chi mai ver­reb­be in men­te di ac­cu­sa­re una ven­ten­ne di es­se­re gay so­lo per­ché sta con un uomo ses­san­ten­ne? IL PRE­SI­DEN­TE, PER ORA, sem­bra di­sin­te­res­sa­to al­la prole. Guar­da la sua si­gno­ra co­me se fos­se un vas­so­io di stuz­zi­chi­ni al ca­mem­bert al­le 12.55 men­tre lo spee­ch è an­co­ra in cor­so, e ha pro­va­to pu­re a chie­de­re per lei lo sta­tus uf­fi­cia­le. So­no quelle osti­na­zio­ni dei gran­di amo­ri dei po­ten­ti in cui lei è un og­get­to di cul­to, co­me Pe­ron che vo­le­va Evi­ta vi­ce pre­si­den­te e Ed­ward du­ca di Windsor che esi­ge­va un titolo no­bi­lia­re con­si­sten­te per Wal­ly Simp­son. Sem­bra­no le­ga­mi in­di­strut­ti­bi­li. Lo cre­de­vo an­ch’io, quan­do il fi­dan­za­to di 18 an­ni più giovane mi ha fat­to an­da­re con lui a sce­glie­re la ca­sa che sta­va com­pran­do e do­ve avrem­mo tra­scor­so in­sie­me il re­sto del­la mia vi­ta. Quan­do ci siamo fi­dan­za­ti, lui sa­pe­va la mia età e non glie­ne im­por­ta­va nul­la, di­ce­va. Ma mi chie­de­va di te­ner­la mo­men­ta­nea­men­te na­sco­sta ai fa­mi­lia­ri (e pro­va­te­ci voi, per 5 lunghi an­ni, a fin­ge­re che ai mon­dia­li dell’82 eri all’asi­lo in­ve­ce che al li­ceo). Lo so che i ma­schi co­no­sco­no il mi­ni­mo sin­da­ca­le dell’ana­to­mia fem­mi­ni­le, ma non mi era mai sem­bra­to co­sì in­ge­nuo da pen­sa­re che avrem­mo par­la­to di figli, il mo­men­to buo­no per me era già an­da­to da un pez­zo. So­lo che poi, quan­do al ri­sto­ran­te ci ri­tro­va­v­mo dei bambini ma­le­du­ca­ti al ta­vo­lo vi­ci­no, con­ti­nua­va a ri­pe­te­re: « Quan­do avrò dei f igli miei...». Fi­no al gior­no in cui gli ho chie­sto se avrei po­tu­to far­gli al­me­no da ma­dri­na, al bat­te­si­mo di que­sti figli... Dal­la de­lu­sio­ne sul suo vol­to mi so­no re­sa con­to che in quel mo­men­to gli ave­vo squar­cia­to il ve­lo. E tutto era fi­ni­to di col­po in quell’istan­te.

Mon­sieur le Pré­si­dent guar­da la SUA SI­GNO­RA co­me fos­se un vas­so­io di stuz­zi­chi­ni al­le 12.55. Pro­prio co­me il du­ca di WINDSOR

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