Co­sa cam­bia che gli al­ber­ga­to­ri non san­no

Master Meeting - - HOTEL & FINANZA -

ll’Ho­tel Da­ta Con­fe­ren­ce 2017 di Na­sh­vil­le un fol­to grup­po di esper­ti di mar­ke­ting e ven­di­te ha sug­ge­ri­to al­cu­ne be­st prac­ti­ces per sco­pri­re e sod­di­sfa­re le esi­gen­ze di di­ver­se “ge­ne­ra­zio­ni” di viag­gia­to­ri. In Ita­lia que­sto non ca­pi­ta spes­so e la seg­men­ta­zio­ne dei viag­gia­to­ri per età e ge­ne­ra­zio­ni ri­ma­ne pra­ti­ca piut­to­sto sco­no­sciu­ta. È in­ve­ce scon­ta­to che in al­ber­go e al ri­sto­ran­te, ogni ge­ne­ra­zio­ne di viag­gia­to­ri/ospi­ti si aspet­ti qual­co­sa di di­ver­so, e non so­lo un prez­zo più bas­so o un me­nu più ric­co. Gli al­ber­ga­to­ri de­vo­no es­se­re pron­ti a sin­to­niz­zar­si con gli ospi­ti e of­fri­re lo­ro quel­lo che cer­ca­no e si aspet­ta­no. Non di­te “lo sa­pe­vo già”, per­ché la mag­gior par­te di voi non co­no­sce af­fat­to le esi­gen­ze de­gli ospi­ti, seg­men­ta­te in ba­se al­la lo­ro età. È un eser­ci­zio che po­chi di voi han­no fat­to, e que­sto no­no­stan­te ab­bia­te ospi­ta­to e ser­vi­to per an­ni la vo­stra clien­te­la. Quan­do ca­pi­ta quin­di che il vo­stro al­ber­go per­da clien­te­la, so­prat­tut­to ve­te­rans e ba­by boo­mers, qual­cu­no cau­sti­ca­men­te di­ce: “li per­dia­mo per­ché muo­io­no”. Ma non è co­sì. Si per­do­no de­ci­ne di clien­ti per­ché cam­bia­no al­ber­go, per­ché non so­no sta­ti coc­co­la­ti co­me si de­ve, per­ché non si so­no com­pre­si le lo­ro rea­li esi­gen­ze, aspet­ta­ti­ve e de­si­de­ri. D’al­tra par­te, co­me di­mo­stra una re­cen­tis­si­ma ri­cer­ca di Pho­cu­sw­right sul­le pre­no­ta­zio­ni al­ber­ghie­re, nel 2016, il 51% di que­sti è sta­to vei­co­la­to at­tra­ver­so le OTA. Le gio­va­ni ge­ne­ra­zio­ni di­gi­ta­li, per esem­pio, cer­ca­no gli al­ber­ghi guardando con­tem­po­ra­nea­men­te 10 si­ti dif­fe­ren­ti pri­ma di tro­va­re la giu­sta strut­tu­ra al prez­zo cor­ret­to e più con­ve­nien­te (per lo­ro). “I viag­gia­to­ri più gio­va­ni, ama­no le of­fer­te me­no ca­re - han­no det­to in co­ro i par­te­ci­pan­ti al fo­rum – e cer­ca­no sem­pre l’af­fa­re del­la gior­na­ta”. Og­gi l’obiet­ti­vo è con­qui­star­li of­fren­do ser­vi­zi spe­cia­li, sug­ge­ri­men­ti e con­si­gli per far­gli vi­ve­re al me­glio quel­lo che cer­ca­no di più: nuo­ve espe­rien­ze cul­tu­ra­li ed eno­ga­stro­no­mi­che, per sen­tir­si il più “lo­cal” pos­si­bi­le. Da qui il suc­ces­so di Airbnb, che fa sen­ti­re (e non si sa be­ne per­ché) mol­to “lo­cal”. Una per­ce­zio­ne sul­la qua­le gli al­ber­ga­to­ri de­vo­no la­vo­ra­re, co­mu­ni­can­do di più e or­ga­niz­zan­do even­ti, se non vo­glio­no es­se­re so­praf­fat­ti dal co­los­so del­la sha­ring eco­no­my. In­te­res­san­te no­ta­re che se i mil­len­nials pre­no­ta­no per lo più at­tra­ver­so le OTA per­ché non si fi­da­no dei si­ti de­gli ho­tel e del­le ca­te­ne, quel­li del­la X ge­ne­ra­tion ei ba­by boo­mers ten­do­no a fi­dar­si di più del brand e a pre­no­ta­re di­ret­ta­men­te sul si­to dell’al­ber­go. È un da­to che de­ve far pen­sa­re.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.