GOMOKU

Mate - - Sala Glochi -

Nei miei pri­mi an­ni di scuo­la, or­mai al­cu­ni de­cen­ni fa, gli smart­pho­ne e i ta­blet era­no so­la­men­te nel­le fan­ta­sie de­gli scrit­to­ri di fan­ta­scien­za, ma an­che a quei tem­pi i ra­gaz­zi riu­sci­va­no a di­strar­si dal­le le­zio­ni con gio­chi di carta e penna. Il più sem­pli­ce di que­sti gio­chi è il tris, ri­cor­da­te il film War Ga­mes de­gli an­ni ’80? Lo sco­po del gio­co è met­te­re in li­nea tre pro­pri sim­bo­li (i clas­si­ci cro­ce e cer­chio). Come tut­ti san­no, la par­ti­ta, se gio­ca­ta sen­za di­stra­zio­ni, fi­ni­sce sem­pre in pa­ri­tà, quin­di l’in­te­res­se lu­di­co stra­te­gi­co è ab­ba­stan­za scar­so. Per ren­de­re il gio­co più in­te­res­san­te ba­sta in­cre­men­ta­re le di­men­sio­ni del ta­vo­lie­re e mo­di­fi­ca­re lo sco­po del gio­co au­men­tan­do il nu­me­ro di pez­zi da met­te­re in fi­la da tre a cin­que. Un gio­co con que­ste ca­rat­te­ri­sti­che ar­ri­vò nel lon­ta­no Giap­po­ne dal­la Ci­na ver­so il 700 d.c., il Go-mo­ku. Le re­go­le so­no sem­pli­cis­si­me, un gio­ca­to­re gio­ca con le pie­tre (i pez­zi) bian­che e il suo av­ver­sa­rio con le ne­re. Al pro­prio tur­no il gio­ca­to­re de­ve po­si­zio­na­re una sua pie­tra su un’in­ter­se­zio­ne vuo­ta del ta­vo­lie­re (un qua­dra­to di 15x15 li­nee).vin­ce chi per pri­mo rie­sce a for­ma­re una li­nea con­se­cu­ti­va di cin­que pie­tre del pro­prio co­lo­re (or­to­go­nal­men­te o dia­go­nal­men­te), la pri­ma mos­sa spet­ta al ne­ro.

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