MA­TE­MA­TI­CI IN PA­RA­DI­SO

Mate - - Lab/ -

Che nei se­co­li tan­ti fer­vi­di stu­dio­si, an­cor pri­ma di Vin­cen­zo Flau­ti, al­lie­vo di Ni­co­la Fer­go­la - no­to per la sua Teo­ria dei mi­ra­co­li - ab­bia­no cer­ca­to di di­mo­stra­re ma­te­ma­ti­ca­men­te l’esi­sten­za di Dio, è no­to­rio. Non tut­ti pe­rò san­no che ci so­no ma­te­ma­ti­ci che han­no rag­giun­to la glo­ria de­gli al­ta­ri, ca­no­niz­za­ti o bea­ti­fi­ca­ti dal­la Chie­sa cat­to­li­ca.

Era in real­tà un gran­de esper­to di bio­lo­gia, ma an­che ap­pas­sio­na­to di lo­gi­ca, ma­te­ma­ti­ca e fi­si­ca, Sant’al­ber­to Ma­gno (1), per que­sto ve­ne­ra­to co­me il pa­tro­no de­gli scien­zia­ti. Na­to a Lauin­gen, pres­so Ulm sul Da­nu­bio, fra il 1193 e il 1206, mo­rì a Co­lo­nia il 15 no­vem­bre 1280. Nel­lo stes­so gior­no ne ri­cor­re la me­mo­ria li­tur­gi­ca. Fu bea­ti­fi­ca­to nel 1484 da Pa­pa In­no­cen­zo VIII, ca­no­niz­za­to e di­chia­ra­to dot­to­re del­la Chie­sa nel 1931 da Pio XI. Sant’al­ber­to, dell’or­di­ne dei Pre­di­ca­to­ri, mae­stro di San Tom­ma­so d’aqui­no e au­to­re di nu­me­ro­si scrit­ti, ha la­scia­to trac­ce si­gni­fi­ca­ti­ve sia sul pia­no spi­ri­tua­le, sia su quel­lo scien­ti­fi­co.

Fu un ma­te­ma­ti­co pu­ro, in­ve­ce Fran­ce­sco Faà di Bru­no (2) (18251888), bea­ti­fi­ca­to da Gio­van­ni Pao­lo II nel cen­te­na­rio del­la sua morte e ri­cor­da­to dal ca­len­da­rio ec­cle­sia­sti­co il 27 mar­zo. Si lau­reò nel 1854, in Scien­ze Ma­te­ma­ti­che al­la Sor­bo­na, do­ve fu al­lie­vo di Au­gu­sti­ne Cau­chy e, a Pa­ri­gi, in­tra­pre­se la sua va­sta pro­du­zio­ne scien­ti­fi­ca. La sua te­si di dot­to­ra­to co­sti­tui­rà la ba­se per la Teo­ria ge­ne­ra­le dell’eli­mi­na­zio­ne (1859). Rien­tra­to a To­ri­no nell’epo­ca del­le leg­gi an­ti­cle­ri­ca­li, fu no­mi­na­to do­cen­te “straor­di­na­rio” di Ana­li­si Su­pe­rio­re all’uni­ver­si­tà ma, cre­den­te, pra­ti­can­te e in pri­ma fi­la in una se­rie di at­ti­vi­tà re­li­gio­se e as­si­sten­zia­li, non riu­sci­rà mai a ot­te­ne­re l’or­di­na­ria­to, per via del­la for­te ca­ri­ca an­ti-cat­to­li­ca im­pe­ran­te nel mon­do ac­ca­de­mi­co sa­bau­do. La fi­si­ca era il cam­po del pro­fes­sor En­ri­co Me­di (3) (1911-1974), per il qua­le la dio­ce­si di Se­ni­gal­lia ha in­tro­dot­to la cau­sa di bea­ti­fi­ca­zio­ne e ca­no­niz­za­zio­ne nel 1995. Fu do­cen­te uni­ver­si­ta­rio, ma an­che de­pu­ta­to del­la De­mo­cra­zia Cri­stia­na nel 1948. Nel 1953 de­ci­se di la­scia­re la po­li­ti­ca per tor­na­re a de­di­car­si al­la ri­cer­ca. Ri­te­ne­va che tra il sa­pe­re scien­ti­fi­co e la fe­de non vi fos­se al­cu­no ia­to. Per Me­di il cri­stia­ne­si­mo è scien­ti­fi­co e la scien­za è per sua na­tu­ra cri­stia­na: cioè ri­cer­ca del­la ve­ri­tà, in­da­gi­ne su quel­la che è la vo­lon­tà di Dio, che si espri­me nell’or­di­ne na­tu­ra­le (scien­za) e in quel­lo so­pran­na­tu­ra­le (fe­de e teo­lo­gia).

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