Il com­pu­ter è stu­pi­do?

Mate - - Foyer -

«Il com­pu­ter, per sua stes­sa na­tu­ra, è stu­pi­do». La ra­gio­ne di que­sta af­fer­ma­zio­ne è il fil rou­ge che at­tra­ver­sa Ca­pra e cal­co­li. L’eter­na lot­ta tra gli al­go­rit­mi e il caos (La­ter­za, pp. 188, 15 €) scrit­to a quat­tro ma­ni da Di­no Le­po­ri­ni e Mar­co Mal­val­di.

I due au­to­ri ana­liz­za­no l’evo­lu­zio­ne del­la scien­za di­mo­stran­do che, ogni avan­za­men­to tec­no­lo­gi­co, che spes­so na­sce per ri­sol­ve­re un pro­ble­ma, al­tret­tan­to spes­so è il pun­to di par­ten­za di al­tri grat­ta­ca­pi. E per il com­pu­ter non è di­ver­so. Sen­za il mo­to­re a scop­pio non ci sa­reb­be­ro le au­toam­bu­lan­ze! Ma nem­me­no gli in­ci­den­ti stra­da­li, ri­bat­to­no gli au­to­ri. L’im­ma­gi­na­zio­ne al ser­vi­zio del­la scien­za: il com­pu­ter sa­rà mai in gra­do di co­glie­re l’iro­nia dell’uomo? E di ave­re una co­scien­za.

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