Ar­cie­re un­ga­ro

Medioevo Dossier - - Spade, Scudi E Corazze -

Tra i piú te­mu­ti guer­rie­ri di ori­gi­ne asia­ti­ca, gli Un­ga­ri fu­ro­no par­ti­co­lar­men­te ri­no­ma­ti so­prat­tut­to per via dei lo­ro abi­lis­si­mi ar­cie­ri a cavallo; ba­sti pen­sa­re che, se­con­do il rac­con­to di un cro­ni­sta, era­no in gra­do di scoc­ca­re die­ci frec­ce nel­lo stes­so tem­po in cui un sol­da­to ara­bo ne scoc­ca­va una! Qui a fian­co è ri­pro­dot­to pro­prio uno di questi ar­cie­ri, do­ta­to di un’ar­ma­tu­ra la­mel­la­re di tra­di­zio­ne asia­ti­ca in­dos­sa­ta so­pra un lun­go caf­fet­ta­no. Le gam­be so­no in­ve­ce co­per­te da un pa­io di cal­zo­ni. L’el­mo è piut­to­sto ti­pi­co, sor­mon­ta­to sul­la ca­lot­ta da una co­da di cavallo or­na­men­ta­le e mu­ni­to di un ele­men­to in ma­glia di fer­ro che pro­teg­ge la nu­ca. Lo scu­do ha in­ve­ce una for­ma cir­co­la­re, ed è in le­gno. Sap­pia­mo che al­cu­ni de­gli scu­di usa­ti da­gli Un­ga­ri nel­la bat­ta­glia di Le­ch­feld (955) era­no ar­ric­chi­ti da un pre­zio­so um­bo­ne in argento de­co­ra­to. Il no­stro cavaliere è ar­ma­to di un’ascia di me­die di­men­sio­ni, piut­to­sto ma­neg­ge­vo­le; dal suo cin­tu­ro­ne pen­de inol­tre l’ar­ma piú im­por­tan­te: un ar­co den­tro il suo fo­de­ro, e la fa­re­tra in pel­le, pie­na di frec­ce. Ac­can­to all’ar­co si no­ta an­che – sem­pre den­tro la sua cu­sto­dia – una scia­bo­la del ti­po orien­ta­le, con la ca­rat­te­ri­sti­ca la­ma ri­cur­va. Gli Un­ga­ri vi­ve­va­no in mo­do qua­si sim­bio­ti­co il rap­por­to con il lo­ro cavallo, e – come ri­cor­da­no al­cu­ni te­sti dell’epo­ca – spes­so dor­mi­va­no in sel­la. L’im­por­tan­za da lo­ro at­tri­bui­ta a que­sto ani­ma­le si può de­dur­re an­che dal­la ric­chez­za dei fi­ni­men­ti che so­no sta­ti ri­tro­va­ti in nu­me­ro­se se­pol­tu­re. Re­di­ni, sel­la, mor­si e pet­to­ra­li era­no in­fat­ti spes­so de­co­ra­ti con plac­che d’argento e d’oro fi­ne­men­te la­vo­ra­te.

Un ar­cie­re un­ga­ro a cavallo: stan­do al­le cro­na­che dell’epo­ca, sol­da­ti come que­sto era­no au­ten­ti­che e mi­ci­dia­li «macchine da guer­ra». Nel­la se­quen­za in bas­so, a de­stra al­cu­ni ti­pi di cu­spi­de di frec­cia.

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