Ca­ro Ray ti scri­vo

A fi­ne feb­bra­io eb­bi un lungo col­lo­quio te­le­fo­ni­co con Ray Bloom, il pa­tron di Imex, il qua­le non riu­sci­va a ca­pa­ci­tar­si del per­ché con l’Ita­lia si ri­pe­ta sem­pre la me­de­si­ma sol­fa che ci ve­de ul­ti­mi a per­fe­zio­na­re l’ac­qui­sto dello stand di Fran­co­for­te o B

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Ca­ro Ray, al te­le­fo­no ti ho det­to una mez­za ve­ri­tà, che qui ti ri­pe­to: nem­me­no io rie­sco a non sor­pren­der­mi e ac­cet­ta­re que­sta co­sa, e in­sie­me a me mol­ti la cri­ti­ca­no. Ora pe­rò de­si­de­ro ag­giun­ge­re l’al­tra mez­za ve­ri­tà, che sa­reb­be sta­to trop­po lungo il­lu­strar­ti a vo­ce: una spie­ga­zio­ne c’è, ed è sot­til­men­te po­li­ti­ca. Sap­pia­mo tut­ti che l’Enit – cui no­mi­nal­men­te è in­te­sta­to ( o al più co-in­te­sta­to) lo stand ita­lia­no ad Imex e a Ibtm World – è un sem­pli­ce braccio ope­ra­ti­vo. Sba­glia­no quel­li che ci ve­do­no la ca­bi­na di re­gia. La ca­bi­na di re­gia è il Mi­ni­ste­ro, ed Enit sta agli or­di­ni del Mi­ni­ste­ro. Ha au­to­no­mia so­lo quan­do il Mi­bact glie­la dà, ma a que­sto pun­to ri­sul­ta chia­ro an­che ai cie­chi che, per quan­to con­cer­ne il con­gres­sua­le, glie­ne ha da­ta po­ca o non glie­ne ha da­ta af­fat­to. Al­lo­ra la pri­ma do­man­da è: per­ché il mi­ni­stro Fran­ce­schi­ni si sfi­la sem­pre quan­do toc­ca a noi? Ri­spo­sta: per­ché si sfi­la Ren­zi. In ef­fet­ti, da quan­do è al po­te­re, il no­stro presidente del Con­si­glio ha man­te­nu­to una ri­go­ro­sa di­stan­za dal tu­ri­smo con­gres­sua­le, con la so­la ec­ce­zio­ne del­le oc­ca­sio­ni con­ve­nien­ti dal pun­to di vi­sta me­dia­ti­co. Per cui la ve­ra do­man­da è la se­guen­te: per­ché si sfi­la Ren­zi? Qui la ri­spo­sta di­ven­ta un po’ com­ples­sa, e muo­ve dall’an­no­sa ten­den­za dei po­li­ti­ci ita­lia­ni a “la­var­se­ne le ma­ni” quan­do le co­se van­no be­ne e po­treb­be­ro sem­pli­ce­men­te an­dar me­glio. L’Ita­lia con­gres­sua­le è a po­sto, lo di­co­no i nu­me­ri e non io. Roma è nel­le top 20 di Ic­ca e ten­de a gua­da­gna­re po­si­zio­ni ogni an­no, sia pu­re di po­co; Mi­la­no sta pro­du­cen­do­si in uno sprint che ri­cor­da quel­lo di Men­nea a Mo­sca, aven­do esor­di­to 15esi­ma nel­la clas­si­fi­ca per nu­me­ro di par­te­ci­pan­ti, di cui fi­no a ora so­no sta­ti pub­bli­ca­ti so­lo i da­ti 2014 – per cui im­ma­gi­nia­mo­ci qua­li sa­ran­no quel­li del 2015, l’an­no di Ex­po; Fi­ren­ze, da quan­do Matteo sta a Pa­laz­zo Chi­gi, ha con­so­li­da­to la sua me­da­glia di bron­zo ed è in co­stan­te asce­sa. Al­lo­ra, ri­ca­pi­to­lia­mo: Roma, Mi­la­no e Fi­ren­ze ok. Ve­di, ca­ro Ray, il po­li­ti­co ita­lia­no me­dio, a que­sto pun­to, si do­man­da: co­sa ci fre­ga de­gli al­tri? Per­ché in­ve­sti­re ri­sor­se ed ener­gie in pic­co­li bu­si­ness che per di­ven­ta­re grandi do­vreb­be­ro – an­che lo­ro mal­gra­do – sot­trar­re gi­ro d’af­fa­ri ai tre big? Roma, Mi­la­no e Fi­ren­ze at­trag­go­no tan­ti stra­nie­ri, con ciò che ne de­ri­va in ter­mi­ni di in­dot­to, e poi a Mi­la­no c’è il cen­tro con­gres­si più gran­de d’Eu­ro­pa, un cen­tro con­gres­si che il Pa­laz­zo, nel ven­ten­nio ber­lu­sco­nia­no, di cer­to non osta­co­lò. Per cui che ca­spi­ta vo­glio­no, the lit­tle ones? Si fa­ces­se­ro bu­si­ness a ca­sa lo­ro. Que­sto è l’istin­ti­vo pen­sie­ro del po­li­ti­co me­dio, te­mo! All’istin­to poi su­ben­tra sem­pre la ra­gio­ne, ed ec­co per­ché alle fie­re in­ter­na­zio­na­li lo stand Enit fi­ni­sce per es­ser­ci sem­pre. Pe­rò è una con­ces­sio­ne sco­mo­da, per­ce­pi­ta co­me l’aval­lo a un “di più” ri­spet­to a un’in­du­stria che non ne avreb­be bi­so­gno. Op­por­tu­ni­smo po­li­ti­co? Si­cu­ra­men­te. Ma so­lo in par­te. C’è an­che il re­tag­gio del­la scar­sa pro­pen­sio­ne italiana alla pro­mo­zio­ne e all’iden­ti­fi­ca­zio­ne dei pro­spect. Non riu­scia­mo qua­si mai (e ci rie­sco­no in po­chi pe­ral­tro) a pen­sa­re pri­ma al clien­te e poi alla soluzione che ne sod­di­sfa i bi­so­gni. Fac­cia­mo ot­ti­mi pro­dot­ti, ep­pu­re quan­do si vie­ne al dun­que e si de­ve in­ve­sti­re un cer­to bud­get in mar­ke­ting ci ri­tra­ia­mo. Lo chie­do an­che a voi, che mi leg­ge­te: quan­te vol­te ave­te cer­ca­to di fa­re le noz­ze coi fi­chi sec­chi? Spes­so, non è ve­ro? È il mo­ti­vo per cui il no­stro ca­pi­ta­li­smo ver­sa da al­me­no vent’an­ni in uno sta­to mi­se­ra­bi­le. Ed è l’al­tra gran­de ra­gio­ne, in­sie­me alla mio­pia del­la po­li­ti­ca, per cui al­lo stand di Imex co­me di al­tre ma­ni­fe­sta­zio­ni si­mi­li fi­nia­mo per pen­sa­re so­lo all’ul­ti­mo se­con­do. Con ras­se­gna­zio­ne, per di più.

ALAN PI­NI Ceo Friends In­te­rac­ti­ve www.friends-in­te­rac­ti­ve.it ma­na­ge­ment@friends-in­te­rac­ti­ve.it

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