IL DIT­TA­TO­RE

News Cinema - - CANNES - di Fran­ce­sca Ti­be­ri

An­co­ra nes­su­no rie­sce a far­lo fuo­ri, co­me in­ve­ce ha sem­pre te­mu­to il re­gi­sta Lar­ry Char­les, in­fat­ti dal pros­si­mo 15 Giu­gno, dopo Bo­rat ( 2007) e Bru­no (2009), Sa­cha Ba­ron Co­hen in­ter­pre­te­rà di nuo­vo un ruo­lo ori­gi­na­le co­me so­lo lui rie­sce a fa­re, quel­lo del ter­ri­bi­le dit­ta­to­re di Wa­diya. Ne Il Dit­ta­to­re, il Gran­de Am­mi­ra­glio Ala­deen, idea­to da Ba­ron Co­hen, è una via di mez­zo tra Osa­ma Bin La­den e Ghed­da­fi nell’aspet­to, e nel comportamento ri­chia­ma tut­ti i dit­ta­to­ri re­cen­ti, ma an­che ca­pi di sta­to co­me Sil­vio Ber­lu­sco­ni. Con la sua ver­ve, Ba­ron Co­hen rie­sce a met­te­re in sce­na un’ar­gu­ta e di­ver­ten­te sa­ti­ra co­strui­ta at­tor­no al­la fi­gu­ra di un op­pres­so­re mo­der­no. La tra­ma ruo­ta at­tor­no all’Am­mi­ra­glio Ala­deen, la cui squadra di ri­cer­ca­to­ri sta met­ten­do a pun­to una nuo­va po­ten­tis­si­ma te­sta­ta nu­clea­re, e al suo di­scor­so- far­sa al­le Na­zio­ni Uni­te vol­to a con­vin­ce­re la co­mu­ni­tà in­ter­na­zio­na­le del fat­to che le sue ar­mi nu­clea­ri so­no rea­liz­za­ti a fi­ni pa­ci­fi­ci. Dopo l’ar­ri­vo in pom­pa ma­gna a New York, Ala­deen vie­ne se­que­stra­to da un agen­te della si­cu­rez­za ( John C. Reil­ly), as­sun­to da Ta­mir (Sir Ben King­sley), con­si­glie­re del dit­ta­to­re e men­te della co­spi­ra­zio­ne contro di lui. L’agen­te di si­cu­rez­za, dopo va­ri ten­ta­ti­vi di tor­tu­ra, che fal­li­sco­no mi­se­ra­men­te, ta­glia la bar­ba ad Ala­deen, che rie­sce a fug­gi­re e, rag­giun­to il Pa­laz­zo di Ve­tro, si im­bat­te in una ma­ni­fe­sta­zio­ne contro di lui, ma nes­su­no lo ri­co­no­sce. Tra i ma­ni­fe­stan­ti Ala­deen strin­ge ami­ci­zia con Zoey ( An­na Fa­ris), una fem­mi­ni­sta fi­no al mi­dol­lo, pro­prie­ta­ria di una dro­ghe­ria bio­lo­gi­ca. Ala­deen, che nel frat­tem­po ha ri­tro­va­to in cir­co­stan­ze stra­va­gan­ti il suo scien­zia­to nu­clea­re di pun­ta Na­dal ( Ja­son Man­tzou­kas), si fa as­su­me­re da Zoey per ave­re ac­ces­so all’ho­tel in cui ver­rà fir­ma­ta la co­sti­tu­zio­ne de­mo­cra­ti­ca che met­te­rà fi­ne al­la

dit­ta­tu­ra di Wa­diya. Tra mil­le ac­ca­di­men­ti sin­go­la­ri, tra Ala­deen e Zoey na­sce del te­ne­ro, ma quan­do lui le ri­ve­la di es­se­re il dit­ta­to­re spie­ta­to contro cui lei ma­ni­fe­sta­va, l’in­can­te­si­mo si spez­za. Ala­deen sen­te di non es­se­re mai sta­to ama­to nella sua vi­ta e, sin­ce­ra­men­te in­na­mo­ra­to della ra­gaz­za ame­ri­ca­na, de­ci­de di da­re una svol­ta al­la sua vi­ta.

Sa­cha Ba­ron Co­hen dà vi­ta ad una sa­ti­ra ar­gu­ta e ir­ri­ve­ren­te, che con in­tel­li­gen­za toc­ca i pun­ti de­bo­li dei re­gi­mi dit­ta­to­ria­li pa­le­si e na­sco­sti. An­che la rap­pre­sen­ta­zio­ne dell’ Am­mi­ra­glio Ala­deen si ispi­ra to­tal­men­te ai re­gi­mi che si so­no af­fac­cia­ti o che re­si­sto­no an­co­ra nel XXI se­co­lo. Mi­so­gi­nia, op­pres­sio­ne e omi­ci­dio dei dis­si­den­ti so­no i me­to­di che usa Ala­deen con i suoi sud­di­ti.

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