Co­smo­po­lis

La re­cen­sio­ne dell’ Odis­sea con­tem­po­ra­nea di Da­vid Cro­nen­berg

News Cinema - - CANNES - Di Mar­ti­na Vi­tel­li

In una New York piom­ba­ta nel caos, a cau­sa del tra­col­lo in­com­ben­te della bor­sa, Erik Pac­ker, ci­ni­co ma­gna­te dell’al­ta fi­nan­za, si im­bar­ca nella sua li­mou­si­ne per rag­giun­ge­re una me­ta all’ap­pa­ren­za sem­pli­ce: il suo bar­bie­re di fi­du­cia si­tua­to dall’al­tra par­te della cit­tà. Da­vid Cro­nen­berg, dopo aver af­fron­ta­to il te­ma del sub­con­scio in A Dan­ge­rous Me­thod, si inol­tra in­sie­me al suo pro­ta­go­ni­sta (in­ter­pre­ta­to da Ro­bert Pat­tin­son) nell’Odis­sea mo­der­na e pro­fe­ti­ca (oggi più che mai) di 24 ore, sca­tu­ri­ta dal­la pen­na di Don DeLil­lo. Il tut­to fa’ pen­sa­re ad una scel­ta per­fet­ta. Chi me­glio di Cro­nen­berg può por­ta­re sul­lo scher­mo in ma­nie­ra co­sì vi­sce­ra­le te­ma­ti­che co­me l’os­ses­sio­ne, la vio­len­za, il ses­so o il tor­men­to fi­si­co e psi­co­lo­gi­co dell’es­se­re uma­no. Co­smo­po­lis è un film esa­spe­ran­te ed este­nuan­te, co­strui­to su se­quen­ze di dia­lo­ghi fi­lo­so­fi­ci a volte di­lun­ga­ti fi­no all’estre­mo; ogni pen­sie­ro espres­so dai per­so­nag­gi si tra­sfor­ma in un fiu­me in pie­na, sal­tan­do, è il ca­so di dir­lo, “di pa­lo in fra­sca” sen­za al­cu­na se­quen­za lo­gi­ca. A lun­go an­da­re la sce­neg­gia­tu­ra (scrit­ta dal­lo stes­so Cro­nen­berg in sei gior­ni) pre­mia lo spet­ta­to­re con qual­che sor­ri­so, ma nul­la di più. Né la re­gia, estre­ma­men­te sta­ti­ca e pri­va di in­ven­ti­va, né l’in­ter­pre­ta­zio­ne de­gli at­to­ri con­vin­co­no del tut­to: Ep­pu­re que­sta vol­ta le aspet­ta­ti­ve, esal­ta­te an­che dai trai­ler ac­cat­ti­van­ti, non so­no sta­te ri­spet­ta­te. Il film, no­no­stan­te gli spun­ti e l’am­bien­ta­zio­ne in­te­res­san­ti che of­fre (buo­na par­te è gi­ra­to all’in­ter­no di una li­mou­si­ne), de­lu­de.

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