AN­TO­NIO CA­PI­TA­NI

«I piat­ti sem­pli­ci da oste­ria pos­so­no rag­giun­ge­re vet­te che cer­te “fi­ghet­te­rie” da chef si so­gna­no»

Oggi Cucino - - SOMMARIO - Eri­ka Rig­gi

L’ASTROLOGO AMA I SA­PO­RI DEL­LA SUA TO­SCA­NA, «CO­ME L’ACQUACOTTA», AMA SPE­RI­MEN­TA­RE «CON I CALAMARI RI­PIE­NI E LE POL­PET­TE »EDÈ UN DOLCIVORO IM­PE­NI­TEN­TE («D’AL­TRA PAR­TE SO­NO UN CAN­CRO»): VA PAZ­ZO PER I DES­SERT AL CUC­CHIA­IO

So­no un Can­cro, il se­gno del­lo zuc­che­ro, ma ascen­den­te Ca­pri­cor­no, che in­ve­ce è il se­gno del sa­le. Ri­sul­ta­to? So­no un on­ni­vo­ro». An­to­nio Ca­pi­ta­ni, di pro­fes­sio­ne astrologo, giu­sti­fi­ca co­sì la sua pas­sio­ne per la buo­na ta­vo­la. «E per i for­nel­li: in real­tà quel­la per la cu­ci­na è una pas­sio­ne na­ta di pa­ri pas­so con quel­la per l’astro­lo­gia», spie­ga: «Le col­ti­vo fin da quan­do ero un ra­gaz­zi­no. Ma se ho pa­le­sa­to su­bi­to la se­con­da, per il co­ming out sul­la pri­ma ho aspet­ta­to le se­le­zio­ni per Ce­le­bri­ty Ma­ster­Chef nel 2017. Eb­be­ne sì, so cu­ci­na­re. Da al­lo­ra non ho più smes­so: cer­co spes­so di te­ne­re in­sie­me en­tram­bi i miei amo­ri».

Qual è il suo ca­val­lo di bat­ta­glia? «Uno dei miei piat­ti for­ti è quel­lo con cui ho pas­sa­to le se­le­zio­ni del pro­gram­ma: ov­ve­ro l’acquacotta, una ri­cet­ta po­ve­ra ti­pi­ca del­le mie par­ti (Ca­pi­ta­ni è ori­gi­na­rio di Por­to San­to Ste­fa­no, Gros­se­to, ndr), ma im­pre­zio­si­ta con il fun­go por­ci­no e la pa­ta­ta no­vel­la. I giu­di­ci han­no gra­di­to». Ha al­tre spe­cia­li­tà? «So­no mol­to por­ta­to per i su­ghi, ma pre­pa­ro an­che un ot­ti­mo ca­la­ma­ro far­ci­to. Ul­ti­ma­men­te mi so­no de­di­ca­to al pro­fi­te­rol di pol­pet­te: le di­spon­go a pi­ra­mi­de, esat­ta­men­te co­me nel pro­fi­te­rol, e poi le ba­gno in ab­bon­dan­za con una sal­sa di ci­pol­le ros­se mol­to omo­ge­nea che si­mu­la il cioc­co­la­to. È un ab­bi­na­men­to che tro­vo buo­nis­si­mo: co­me si di­ce dal­le mie par­ti, che ti le­va l’omo di ga­le­ra».

Par­lia­mo del­le “sue par­ti”, la bas­sa Ma­rem­ma. A qua­li ci­bi del­la tra­di­zio­ne è più le­ga­to? «I pri­mi ri­cor­di le­ga­ti al ci­bo ven­go­no dal­la mia in­fan­zia: ri­cor­do, quan­do ero ra­gaz­zi­no, che mia mam­ma mi fa­ce­va tro­va­re la frit­ta­ta di ci­pol­le, la zia lo spez­za­ti­no fat­to con il les­so ri­pas­sa­to all’umi­do con i toc­chet­ti di me­lan­za­na. Ma mia mam­ma, no­no­stan­te fos­se to­sca­na, pre­pa­ra­va an­che il ri­sot­to al­la mi­la­ne­se più buo­no del mon­do».

È sta­ta lei a tra­smet­ter­le l’amo­re per i for­nel­li?

«No, in ca­sa mia la pas­sio­ne per la cu­ci­na è un amo­re che si tra­man­da per li­nea ma­schi­le: il gran­de cuo­co di fa­mi­glia era mio pa­dre, la sua era una cu­ci­na mol­to ru­span­te».

E ru­span­ti so­no an­che i suoi piat­ti pre­fe­ri­ti?

«Mi pia­ce mol­to la cu­ci­na po­ve­ra del ter­ri­to­rio, di qual­sia­si ter­ri­to­rio: ha una pre­zio­si­tà che cer­te fi­ghet­te­rie che esco­no dal­le cu­ci­ne dei gran­di chef si so­gna­no. Per esem­pio, so­no sta­to a Lec­ce per un se­mi­na­rio di astro­lo­gia e ho man­gia­to una mi­ne­stra di fa­ve e ci­co­riet­ta, una sor­ta di mac­co ac­com­pa­gna­to con pa­ne frit­to, dav­ve­ro in­di­men­ti­ca­bi­le».

Si di­chia­ra on­ni­vo­ro ma... le pia­ce pro­prio tutto?

«So­no un dolcivoro, so­prat­tut­to, e in par­ti­co­la­re so­no go­lo­so di dol­ci al cuc­chia­io, me li iniet­te­rei in ve­na. Ma ci so­no al­cu­ne co­se che mi re­spin­go­no ir­ri­me­dia­bil­men­te. Per esem­pio gli ama­ret­ti, e qual­sia­si co­sa pre­pa­ra­ta con la fa­ri­na di ca­sta­gne. E poi il me­lo­ne: mi ba­sta sen­tir­ne l’odo­re per far­mi cam­bia­re stra­da. Po­che, pic­co­lis­si­me, idio­sin­cra­sie: tra­scu­ra­bi­li, no?».

An­to­nio Ca­pi­ta­ni, 59, Can­cro ascen­den­te Ca­pri­cor­no, è astrologo, gior­na­li­sta e scrit­to­re. Nel 2017 ha par­te­ci­pa­to al ta­lent show cu­li­na­rio Ce­le­bri­ty Ma­ster­Chef, su Sky Uno.

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