LE DO­MAN­DE DI «OG­GI» Ju­ve-In­ter, ma chi ha ra­gio­ne? - Le ri­ve­la­zio­ni del­la mam­ma di Bos­set­ti ria­pro­no il ca­so? - Per­ché il Pa­pa ha man­da­to un ispet­to­re a Me­d­ju­go­r­je? - Com’è pos­si­bi­le mo­ri­re di pre­ca­ria­to? - Per­ché la po­sta or­mai ar­ri­va sem­pre in ri­tar­do?

Ju­ve-In­ter: ma chi ha ra­gio­ne?

Oggi - - Sommario - RI­SPON­DE Giu­sep­pe Fu­ma­gal­li in­via­to di Og­gi, ti­fo­so ju­ven­ti­no RI­SPON­DE Ales­san­dro Pen­na gior­na­li­sta di Og­gi, ti­fo­so in­te­ri­sta

A RIN­FO­CO­LA­RE LA RI­VA­LI­TÀ TRA LE TI­FO­SE­RIE È STA­TO L’UL­TI­MO CON­FRON­TO DI­RET­TO TRA LE DUE SQUA­DRE

L’In­ter è in pie­no psi­co­dram­ma. Non ce la fa più. Vuo­le Cal­cio­po­li bis. Al­tri scu­det­ti di car­to­ne. Ju­ve di nuo­vo in B, ma­ga­ri in C. Og­gi co­me al­lo­ra, sul­la ba­se di un sentimento po­po­la­re. Sul­la fab­bri­ca­zio­ne di una po­st-ve­ri­tà, sin­te­si dell’enun­cia­to di Goeb­bels per cui «una fal­si­tà ri­pe­tu­ta cen­to, mil­le, un mi­lio­ne di vol­te di­ven­ta ve­ra». Il pro­ble­ma è la bom­ba di Cua­dra­do. Ju­ve bat­te In­ter 1-0. Gli arbitri pos­so­no sba­glia­re, ma le

im­ma­gi­ni di­co­no che Riz­zo­li ha vi­sto be

ne. L’ha fat­to in una fra­zio­ne di se­con­do e que­sto a mol­ti in­te­ri­sti non pia­ce. Ama­no de­ci­sio­ni più pon­de­ra­te. Esul­ta­no nel 2006 quan­do uno dei lo­ro, Gui­do Ros­si, por­ta via al­la Ju­ve uno scu­det­to re­go­la­re e lo as­se­gna all’In­ter. Plau­do­no agli in­qui­ren­ti che ri­muo­vo­no da­gli at­ti le pro­ve d’il­le­ci­to spor­ti­vo in­te­ri­sta. Ed esal­ta­no l’ope­ra­to del pro­cu­ra­to­re fe­de­ra­le Pa­laz­zi che “di­men­ti­ca” quel­le pro­ve in un cas­set­to e se ne ri­cor­da quan­do è tut­to pre­scrit­to. Cal­cio­po­li è sta­ta una far­sa. Dif­fi­ci­le ri­pe­ter­la. E mi son fat­to l’idea che l’ul­ti­ma sce­neg­gia­ta in­te­ri­sta sia tut­ta a uso in­ter­no. Ades­so in ca­sa ci so­no i so­ci ci­ne­si. Oc­cor­re di­strar­li, at­ti­ra­re il lo­ro sguar­do su un mon­do im­ma­gi­na­rio di spet­tri, per di­sto­glier­lo dal­la du­ra real­tà. Con la pro­spet­ti­va del­la se­sta sta­gio­ne a «ze­ru ti­tu­li», la so­cie­tà ri­schia il di­sa­stro. Uni­ci due re­cord (inat­tac­ca­bi­li) so­no l’in­de­bi­ta­men­to av­via­to a 500 mi­lio­ni e una ge­stio­ne di mer­ca­to in ros­so per ol­tre 100 mi­lio­ni. Po­ve­ra In­ter, più si strac­cia le ve­sti e più met­te a nu­do i suoi dram­mi. Smet­ta di guar­da­re in al­to, al­la Ju­ve, che in cin­que sta­gio­ni ha fat­to 157 pun­ti più di lei. Guar­di al suo fian­co, all’Ata­lan­ta che ha i suoi stes­si pun­ti ma i con­ti li ha in at­ti­vo per de­ci­ne di mi­lio­ni. Ec­co, il pro­ble­ma dell’In­ter non è la Ju­ve. È l’Ata­lan­ta. Dea ne­raz­zur­ra. Ro­ba da cri­si d’iden­ti­tà.

Con­fes­so di tro­va­re la do­man­da qua­si of­fen­si­va. È co­me chie­de­re chi aves­se ra­gio­ne tra Hi­tler e la Po­lo­nia, giù nel 1939. O se sia pre­fe­ri­bi­le schie­rar­si con Ber­nard Mad­doff o con uno, met­tia­mo il più one­sto, dei clien­ti che ha truf­fa­to. È an­che una do­man­da vec­chia. Ha già ri­spo­sto nel 2006 la Ca­me­ra di Con­ci­lia­zio­ne ed Ar­bi­tra­to isti­tui­ta pres­so il Co­ni. So­lo che con­ci­liò trop­po. O for­se la pa­ro­la “ar­bi­tra­to”, che con­tie­ne la pa­ro­la “ar­bi­tro”, fi­nì per in­cli­nar­la, co­me per ri­fles­so pa­vlo­via­no, ver­so la Ju­ven­tus: an­zi­ché spro­fon­da­re i bian­co­ne­ri tra i di­let­tan­ti, li ac­co­mo­dò in se­rie B e tol­se lo­ro so­lo due dei tan­ti scu­det­ti ar­ti­glia­ti sot­to la ge­stio­ne Mog­gi- Gi­rau­do. Uno ven­ne as­se­gna­to all’In­ter. È, tra tut­ti, il mio pre­fe­ri­to: è ri­sar­ci­to­rio, è sim­bo­li­co e ne “rias­su­me” al­me­no un pa­io che avrem­mo vin­to sul cam­po sen­za Cal­cio­po­li. Cer­to, la Ju­ve si è nel tem­po raf­fi­na­ta. Non com­met­te più “rea­ti” ecla­tan­ti (il ri­go­re su Ro­nal­do), nien­te più stra­gi al­la lu­ce del so­le (il gol di Mun­ta­ri): si li­mi­ta ad ag­giun­ge­re al­la pro­pria for­za pic­co­le spin­ta­rel­le che, som­ma­te tra lo­ro, in­di­riz­za­no una sta­gio­ne. I tre ri­go­ri ne­ga­ti all’In­ter dal si­gnor Riz­zo­li - un ti­zio che po­treb­be pren­de­re le­zio­ni di per­so­na-li­ta dal­lo Ze­lig di Woo­dy Al­len - so - no , ri­spet­to al­le "svi­ste" del pas­sa­to, qua­si una di­chia­ra­zio­ne di ver­gi­ni­tà. Cer­to, quel ga­lan­tuo­mo di Chiel­li­ni che in­di­ca al suc­ci­ta­to Riz­zo­li co­me e quan­do fi­schia­re - ve­di di­da­sca­lia qui so­pra - rap­pre­sen­ta un sal­to di qua­li­tà nel­la lun­ga sto­ria del­le “fur­bi­zie” bian­co­ne­re. E an­ti­ci­pa il so­gno nem­me­no trop­po na­sco­sto di ogni ju­ven­ti­no: ar­bi­trar­si da sé. Pec­ca­to che poi in Eu­ro­pa...

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