Na­ta­sha Ste­fa­nen­ko «Vi di­co che Pu­tin non è un dit­ta­to­re» di Ales­san­dro Pen­na

« HA CARISMA E NON CON­CEN­TRA SU DI SÉ TUT­TI I PO­TE­RI », SPIE­GA L’AR­TI­STA. «ERA CON­TRO LA GUER­RA IN UCRAI­NA, PER­CHÉ NON È STA­TO ASCOL­TA­TO?». «DA NOI UNA DE­MO­CRA­ZIA ALL’OC­CI­DEN­TA­LE PORTEREBBE ALLO SFASCIO»

Oggi - - Sommario - Di Ales­san­dro Pen­na

Na­ta­sha Ste­fa­nen­ko è na­ta in pie­na Guer­ra fred­da e den­tro a una “cul­la” che pa­re pre­sa da un ro­man­zo di fan­ta­scien­za: Sverd­lo­v­sk 45, ne­gli Ura­li. Era un si­to mi­li­ta­re e se­gre­to, “vo­ca­to” all’ar­ric­chi­men­to dell’ura­nio. Na­ta­sha è ve­nu­ta in Ita­lia nel 1993 e, po­li­ti­ca­men­te par­lan­do, è sta­to co­me pas­sa­re da una spy-sto­ry al ca­ba­ret. Si è su­bi­to sor­bi­ta la co­da di Tan­gen­to­po­li, la di­sce­sa in cam­po di Sil­vio Ber­lu­sco­ni, la ca­du­ta del go­ver­no Pro­di sot­to il fuo­che­rel­lo ami­co di Ri­fon­da­zio­ne co­mu­ni­sta. Se esi­ste un “pon­te” tra noi e Vla­di­mir Pu­tin, quel pon­te è Na­ta­sha Ste­fa­nen­ko. Noi le ab­bia­mo da­to un com­pi­to: spie­gar­ci chi è, e co­sa fa­rà, il lea­der più te­mu­to e am­mi­ra­to del mon­do. Lo ha co­no­sciu­to per­so­nal­men­te? «Aver­lo in­con­tra­to di per­so­na o me­no non ha im­por­tan­za». Per­ché? «Per­ché non co­no­sce­re un lea­der per­so­nal­men­te ti ren­de più obiet­ti­vo: giu­di­chi l’ope­ra­to e non la per­so­na». Obie­zio­ne ac­col­ta. Da lon­ta­no si ha l’im­pres­sio­ne di uo­mo di

in­di­ci­bi­le fred­dez­za. «La ve­ri­tà è che Pu­tin ha carisma da ven­de­re. Il suo è un ge­lo stru­men­ta­le: ser­ve a te­ne­re al lo­ro po­sto le per­so­ne che lo cir­con­da­no». Ol­tre al­la for­ma, ci sfug­ge la so­stan­za: cos’è, Pu­tin? «In Ita­lia, co­me in qua­si tut­ti i Pae­si del mon­do esclu­si quel­li dell’ex Unio­ne so­vie­ti­ca, fa­ti­chia­mo a com­pren­der­lo ed è ov­vio. Sa qual è il ver­bo che più amo in ita­lia­no? “Con­te­stua­liz­za­re”. Lo sen­to spes­so usa­re, ma mai ap­pli­ca­re». In che sen­so? «Se vuoi ca­pi­re il lea­der di un Pae­se, la sua po­li­ti­ca, le ra­gio­ni dei suoi in­ter­ven­ti pub­bli­ci, de­vi co­no­sce­re be­ne la sto­ria, la geo­gra­fia, il po­po­lo o i po­po­li a cui quel lea­der ri­spon­de». E quin­di? «Pu­tin non è un dit­ta­to­re, che è si­no­ni­mo di de­spo­ta-ti­ran­no, per­ché non con­cen­tra su di sé tut­ti i po­te­ri, an­che se è in­ne­ga­bi­le che ab­bia un’in­fluen­za de­ter­mi­nan­te su tut­ti o qua­si». E cos’è, al­lo­ra? «Piac­cia o me­no, Pu­tin è un gran­de sta­ti­sta, un lea­der che ha fa­ti­ca­to un po’ a ca­pi­re i mec­ca­ni­smi del­la co­mu­ni­ca­zio­ne oc­ci­den­ta­le. Ma ora che li ha com­pre­si, ha ini­zia­to a ca­li­bra­re le sue ester­na­zio­ni fi­no a es­se­re con­si­de­ra­to co­me l’uni­co ve­ro lea­der esi­sten­te. An­che se a voi pia­ce ve­stir­lo da de­spo­ta: le no­ti­zie che lo ri­guar­da­no so­no spes­so “ser­vi­te” in mo­do di­stor­to». Per esem­pio? «Pren­da l’Ucrai­na. In mol­ti han­no let­to so­lo quel­lo che ha pub­bli­ca­to la stam­pa oc­ci­den­ta­le. Sa che Mo­sca è sta­ta fon­da­ta da una co­lo­nia di ucrai­ni? E che con gli ucrai­ni sia­mo fra­tel­li? E che nes­su­no in Ucrai­na, sal­vo una mi­no­ran­za di fondamentalisti, vo­le­va o vuo­le la guer­ra? Men che me­no Pu­tin,

e lo ha sem­pre di­chia­ra­to! Per­ché non è sta­to ascol­ta­to?». Co­sa vo­le­va Pu­tin? «Una so­lu­zio­ne si­mi­le a quel­la che c’è in Ita­lia. Qui ab­bia­mo Re­gio­ni a sta­tu­to spe­cia­le, ti­po l’Al­to Adi­ge, do­ve ven­go­no tu­te­la­te an­che le lin­gue non na­zio­na­li, con pri­vi­le­gi par­ti­co­la­ri per chi le par­la. Pu­tin vo­le­va la stes­sa co­sa in Ucrai­na, do­ve ci so­no mi­lio­ni di cit­ta­di­ni rus­si di lin­gua e per cul­tu­ra». Ora ha pu­re de­pe­na­liz­za­to la vio­len­za do­me­sti­ca. «Da ita­lia­na e cat­to­li­ca, la mia rea­zio­ne d’istin­to è sta­ta: “Ma che leg­ge in­giu­sta han­no ap­pe­na ap­pro­va­to!”». E da rus­sa e or­to­dos­sa? «Da noi l’edu­ca­zio­ne dei fi­gli è af­fa­re di fa­mi­glia e non di Sta­to ed è que­sta la ra­tio le­gis del­la de­pe­na­liz­za­zio­ne. Co­mun­que, mi so­no det­ta: “Ve­dia­mo co­sa ne pen­sa il po­po­lo e se avrà la for­za e la cul­tu­ra di con­te­star­la”. In Rus­sia, pri­ma di que­sta leg­ge, se da­vi uno schiaf­fo a tuo fi­glio com­met­te­vi un rea­to pe­na­le, se glie­lo da­va il tuo vi­ci­no com­met­te­va un rea­to am­mi­ni­stra­ti­vo… For­se avreb­be­ro do­vu­to cor­reg­ge­re que­st’ul­ti­mo pun­to an­zi­ché il primo. La leg­ge, co­mun­que, è sta­ta pro­po­sta e vo­ta­ta a mag­gio­ran­za dal­la Du­ma, non da Pu­tin, a cui spet­ta so­lo la fir­ma per la pro­mul­ga­zio­ne. E pre­ve­de la de­pe­na­liz­za­zio­ne del­le per­cos­se che non la­sci­no dan­ni per­ma­nen­ti e che non sia­no ri­pe­tu­te per più vol­te nell’ar­co di un an­no. Se poi a ca­sa mia, in Ita­lia, mio ma­ri­to mi dà uno schiaf­fo, sa già do­ve fi­ni­sce!». Lei che fre­quen­ta la Rus­sia: Pu­tin è ama­to in pa­tria? «Mol­to. La Rus­sia è un Pae­se im­men­so e geo­gra­fi­ca­men­te com­ples­so, con de­ci­ne di et­nie e aree lon­ta­nis­si­me da Mo­sca, dif­fi­ci­li da con­trol­la­re. I rus­si vo­glio­no un uo­mo for­te al co­man­do, che ten­ga la pa­tria uni­ta e che ot­ten­ga il ri­spet­to in tut­to il mon­do. Non sot­to­va­lu­ti mai il no­stro or­go­glio!». Sta di­cen­do che in Rus­sia una de­mo­cra­zia all’oc­ci­den­ta­le… «Porterebbe si­cu­ra­men­te il Pae­se allo sfascio. È ov­vio che sia­mo stan­chi dei ti­ran­ni. Ma Pu­tin è di­ver­so: un lea­der spe­cia­le, che go­de di tut­ta la mia sti­ma co­me pre­si­den­te». Ha gran­de se­gui­to an­che in Ita­lia: pia­ce a Gril­lo… «Ma se so­no agli an­ti­po­di!». … E pu­re a Sal­vi­ni. «Che lo lo­da per me­ro op­por­tu­ni­smo». Ma so­prat­tut­to sem­bra pia­ce­re al­la gen­te. «Non mi stu­pi­sce: Pu­tin è lì da 17 an­ni, non si fa ri­cat­ta­re da mi­no­ran­ze con l’1 o il 3 per cen­to, am­met­te i pro­pri er­ro­ri e ha tem­po per ri­pa­rar­li. Il po­po­lo sa di ave­re una gui­da. Io in­ve­ce non ri­cor­do i no­mi di tut­ti i pre­mier che ab­bia­mo avu­to ne­gli ul­ti­mi 17 an­ni. Ado­ro l’Ita­lia e la li­ber­tà che ognu­no ha di espri­me­re opi­nio­ni. Ma se poi que­ste opi­nio­ni por­ta­no al­la di­scon­ti­nui­tà o al­la pa­ra­li­si...». In­som­ma, ci vor­reb­be Pu­tin per si­ste­mar­ci. «Non fun­zio­ne­reb­be: per cul­tu­ra po­li­ti­ca, Ita­lia e Rus­sia so­no di­ver­sis­si­me». Ol­tre che sul mi­ti­co let­to­ne di Pa­laz­zo Gra­zio­li, su co­sa è ba­sa­to il fee­ling con Ber­lu­sco­ni? «So­no me­no di­ver­si di quan­to non ap­pa­ia­no: en­tram­bi gran­di co­mu­ni­ca­to­ri e gran­di sta­ti­sti. So­lo che Pu­tin ha un si­ste­ma po­li­ti­co-am­mi­ni­stra­ti­vo che gli per­met­te di es­se­re de­ter­mi­nan­te, in Ita­lia que­sto si­ste­ma non c’è». Co­me ve­de que­st’ami­ci­zia con Trump? «In que­sto ca­so, par­le­rei piut­to­sto di “sti­ma o con­ve­nien­za re­ci­pro­ca”. Be’, se que­sto por­te­rà mag­gio­re di­sten­sio­ne tra le due su­per­po­ten­ze, cre­do che tut­to il mon­do ne trar­rà gio­va­men­to». Pen­sa che Pu­tin ab­bia in­fluen­za­to le ele­zio­ni ame­ri­ca­ne? «Le ri­spon­do co­me fa­reb­be il gran­de To­tò: “Ma mi fac­cia il pia­ce­re!”».

FOR­MA­TO FA­MI­GLIA A si­ni­stra, Na­ta­sha Ste­fa­nen­ko con il ma­ri­to Lu­ca Sab­bio­ni, 49. A de­stra, la con­dut­tri­ce è con la fi­glia Sa­sha, 16. Na­ta ne­gli Ura­li in pie­na Guer­ra fred­da, ap­pro­da in Ita­lia co­me mo­del­la nel 1993.

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