Ca­so Scaz­zi Par­la Va­len­ti­na Misseri: «Mia so­rel­la e mia ma­dre so­no in­no­cen­ti» di R. Fa­nel­li

«MI SCRI­VE E MI RAC­CON­TA DI SO­GNA­RE AN­CHE SARAH DA VI­VA», CI DI­CE L’UNI­CA DEL­LA FA­MI­GLIA ESTRANEA ALL’OMI­CI­DIO. IL 20 FEB­BRA­IO È AT­TE­SA LA CAS­SA­ZIO­NE. «LEI È IN­NO­CEN­TE, CO­ME MIA MA­DRE. SE LA LI­BE­RA­NO LA­VO­RE­RÀ IN UN ISTI­TU­TO PER AN­ZIA­NI»

Oggi - - Sommario - Di Raf­fael­la Fa­nel­li

Mia so­rel­la e mia ma­dre so­no in­no­cen­ti. A uc­ci­de­re Sarah è sta­to mio pa­dre». Se­du­ta sul di­va­net­to bei­ge di un ap­par­ta­men­to pic­co­lo e pie­no di li­bri, Va­len­ti­na Misseri guar­da le fo­to in fi­la sul­la men­so­la ne­ra di fron­te a sé e qua­si ci in­vi­ta con gli oc­chi a fa­re la stes­sa co­sa, a guar­da­re le im­ma­gi­ni di una fa­mi­glia fe­li­ce, la sua. «Ci han­no di­pin­to co­me dei mo­stri. Ma sia­mo per­so­ne nor­ma­li. Di­strut­te dal­la paz­zia di un uo­mo. Mi ver­go­gno del co­gno­me che por­to. Per­ché mi ver­go­gno di mio pa­dre». Ep­pu­re per l’omi­ci­dio di Sarah Scaz­zi, la 15en­ne stran­go­la­ta e gettata in un poz­zo nel­le cam­pa­gne di Avetrana, il 26 ago­sto del 2010, non è sta­to con­dan­na­to Mi­che­le Misseri. In car­ce­re ci so­no la fi­glia Sa­bri­na e la mo­glie Co­si­ma Ser­ra­no. «Quan­do pa­pà ha con­fes­sa­to di aver­la uc­ci­sa, io gli ho cre­du­to. Lo co­no­sco, e ho ca­pi­to su­bi­to che era sta­to lui. E non so­lo per il to­no di vo­ce che ave­va du­ran­te quel primo in­ter­ro­ga­to­rio. An­che per le co­se che ha det­to: “Non l’ave­vo mai vi­sta con i pan­ta­lon­ci­ni co­sì cor­ti... il se­no le sta­va sboc­cian­do”. Ha am­mes­so di aver toc­ca­to mia cu­gi­na Sarah qual­che gior­no pri­ma

del delitto e di aver­le re­ga­la­to an­che dei sol­di. E poi, per­ché Sarah era nu­da in quel poz­zo? Per­ché mia so­rel­la avreb­be do­vu­to spo­gliar­la?». Già, sua so­rel­la. Co­me sta Sa­bri­na? Le scri­ve dal car­ce­re? «Sta ma­le. Lo scor­so 10 feb­bra­io ha com­piu­to 29 an­ni e ne ave­va 22 quan­do è en­tra­ta in car­ce­re. Da in­no­cen­te». Va­len­ti­na Misseri si al­za e da un cas­set­to ti­ra fuo­ri de­ci­ne di let­te­re e di­se­gni. «Me le ha scrit­te Sa­bri­na». Ci per­met­te di leg­ger­le ma non di pub­bli­car­le. «Non vo­glio che sia umi­lia­ta an­co­ra nel­la sua in­ge­nui­tà, vio­len­ta­ta nel suo pri­va­to e nei suoi pen­sie­ri». Scri­ve Sa­bri­na: «In que­sta si­tua­zio­ne ho mil­le pau­re, è im­pos­si­bi­le tro­va­re un po’ di pa­ce. Ho sco­per­to che la ve­ri­tà vie­ne sem­pre a gal­la ma do­po mor­ta, non sem­pre da vi­va... le spe­ran­ze or­mai le ho per­se, tu di­ci che il bic­chie­re lo ve­do rot­to for­se è me­glio co­sì. Non mi il­lu­do». Que­sto scri­ve­va Sa­bri­na Misseri il 20 feb­bra­io del 2015. Cin­que me­si pri­ma del­la sen­ten­za d’ap­pel­lo che ha con­fer­ma­to l’er­ga­sto­lo.

«È DIF­FI­CI­LE TO­GLIE­RE IL PRE­GIU­DI­ZIO»

«Ci vol­le­ro tre gior­ni di ca­me­ra di con­si­glio per una con­dan­na già de­ci­sa», di­ce Va­len­ti­na. «Mia so­rel­la ave­va ra­gio­ne a non il­lu­der­si. Sa­bri­na non è col­pe­vo­le ma pre­fe­ri­rei che lo fos­se per­ché il car­ce­re da in­no­cen­ti di­ven­ta tor­tu­ra psi­co­lo­gi­ca. Di­ven­ta rabbia, e poi pau­ra di do­ver pa­ga­re con la vi­ta un er­ro­re giu­di­zia­rio. Che a Ta­ran­to non sa­reb­be il primo. Ci so­no sta­ti al­tri ca­si di in­no­cen­ti fi­ni­ti in car­ce­re». Scri­ve an­co­ra Sa­bri­na: «Ul­ti­ma­men­te mi so­gno il pub­bli­co mi­ni­ste­ro che mi cor­re die­tro con il col­tel­lo ... Non

ce la fac­cio più so­no stan­ca... mi sem­bra inu­ti­le lot­ta­re. Ge­sù Cri­sto è sta­to mes­so in cro­ce in­no­cen­te­men­te. Or­mai mi vo­glio­no im­ma­gi­na­re in un cer­to mo­do, non vo­glio­no ve­de­re ve­ra­men­te chi è Sa­bri­na. È dif­fi­ci­le to­glie­re il pre­giu­di­zio, l’eti­chet­ta... Se­con­do me chi pen­sa che per ge­lo­sia si uc­ci­de è per­ché lo­ro avreb­be­ro uc­ci­so per ge­lo­sia». Sem­pre via po­sta, Sa­bri­na par­la del­la sua quo­ti­dia­ni­tà: chie­de al­la so­rel­la di non com­prar­le più scar­pe ci­ne­si pre­fe­ren­do quel­le ita­lia­ne a bas­so prez­zo dell’Au­chan, vuo­le ri­ce­ve­re la fo­to del pre­se­pe, si com­pli­men­ta per aver­la vi­sta di­ma­gri­ta nell’ul­ti­ma fo­to in­via­ta e le rac­co­man­da di non usa­re trop­po sa­le per­ché «in tv han­no det­to che fa ma­le al­la ar­tro­si, ipe­rar­tri­te e osteo­po­ro­si».

«IL MO­VEN­TE È AS­SUR­DO»

Per l’ac­cu­sa Sa­bri­na avreb­be uc­ci­so per­ché ge­lo­sa di Iva­no. «Un mo­ven­te che non sta­va in pie­di per­ché c’era­no al­tre ra­gaz­ze in­te­res­sa­te a Iva­no e so­no tut­te vi­ve. Poi a Sarah pia­ce­va un ra­gaz­zo del­la sua scuo­la. Per que­sto gli ac­cu­sa­to­ri so­no pas­sa­ti dal­la ge­lo­sia al ri­fiu­to». Iva­no avreb­be ri­fiu­ta­to un rap­por­to ses­sua­le a Sa­bri­na e Sarah lo avreb­be ri­ve­la­to. Di­ce Va­len­ti­na: «Iva­no non ave­va il pre­ser­va­ti­vo. Que­sta è la ve­ri­tà che in au­la non è sta­ta det­ta. Per pu­do­re. O per­ché la fra­se “non vo­le­vo ro­vi­na­re l’ami­ci­zia” è sem­bra­ta più ele­gan­te. Pec­ca­to pe­rò che a ri­dac­chia­re e a rac­con­ta­re l’epi­so­dio agli ami­ci non è sta­ta Sarah ma il fra­tel­lo Clau­dio. Per la­va­re l’on­ta Sa­bri­na avreb­be do­vu­to uc­ci­de­re lui, non Sarah. Ma dav­ve­ro si può cre­de­re a que­st’as­sur­di­tà? Gli in­qui­ren­ti lo han­no de­fi­ni­to “un omi­ci­dio d’im­pe­to”: Sa­bri­na im­paz­zi­sce e mam­ma pu­re?».

HA UN’AMI­CA NI­GE­RIA­NA

«Non so­no più la Sa­bri­na di pri­ma, tan­ti la­ti del mio ca­rat­te­re si so­no mo­di­fi­ca­ti. Al­zar­si ogni mat­ti­na con l’an­sia di af­fron­ta­re la gior­na­ta... so­no di­ven­ta­ta an­co­ra più fi­fo­na e pie­na di tor­men­ti», scri­ve in un’al­tra let­te­ra. Di­ce di es­se­re una fi­fo­na...«È ve­ro. Ha pau­ra di tut­to. Da sem­pre. Sa­bri­na è un’in­si­cu­ra, un’an­sio­sa. Si pre­oc­cu­pa sem­pre de­gli al­tri e po­co di se stes­sa. In que­sta let­te­ra mi chie­de aiu­to per una ra­gaz­za ni­ge­ria­na». Va­len­ti­na Misseri pren­de due pa­gi­ne ros­se che spun­ta­no dal muc­chio. E leg­ge: «È una ra­gaz­za dol­cis­si­ma, in­no­cen­te, non ha sol­di e non può av­vi­sa­re la fa­mi­glia e di­re che è in car­ce­re per­ché non han­no un con­trat­to te­le­fo­ni­co e lei non può chia­ma­re sul cel­lu­la­re... In Ni­ge­ria ha la­scia­to due bam­bi­ni di 2 e 4 an­ni. È di­spe­ra­ta. Ha un av­vo­ca­to d’uf­fi­cio che non vie­ne mai. Io e mam­ma l’aiu­tia­mo co­me pos­sia­mo. Le ab­bia­mo da­to una ma­gliet­ta, ba­gno­schiu­ma, zuc­che­ro, cioc­co­la­ta... mi di­spia­ce tan­to per lei. Mi ha da­to il nu­me­ro di cel­lu­la­re del fra­tel­lo e l’in­di­riz­zo del­la ma­dre. Con­tat­ta­li, per fa­vo­re so­sò». So­sò? «So­rel­la... Que­sto in­ve­ce è l’ul­ti­mo di­se­gno», ci di­ce al­lun­gan­do un fo­glio con tre an­ge­li in co­lo­ri pa­stel­lo e co­ro­na di fio­ri sul­la te­sta. «Sa­bri­na ado­ra di­se­gna­re. Ed è an­che mol­to bra­va». Sa­bri­na al­trui­sta, ti­mi­da, pau­ro­sa. Ep­pu­re leg­gen­do i suoi verbali non si di­reb­be. «Ai ma­gi­stra­ti ha ri­spo­sto con la rabbia di chi sa di es­se­re in­no­cen­te. Lei è sta­ta l’uni­ca a non cam­bia­re le sue di­chia­ra­zio­ni. Gli al­tri han­no an­ti­ci­pa­to ora­ri, han­no cam­bia­to, a di­stan­za di me­si, fat­ti e ri­cor­di. Han­no ri­pen­sa­to a quel 26 ago­sto in di­cem­bre e, con il­lu­mi­na­zio­ni da al­be­ro di Na­ta­le, so­no di­ven­ta­ti te­sti­mo­ni e su­per­te­sti­mo­ni per i ma­gi­stra­ti. E ot­ti­mi at­to­ri per le te­le­ca­me­re. La ve­ri­tà è che un ca­so mol­to sem­pli­ce, con tan­to di con­fes­sio­ne, è sta­to in­gar­bu­glia­to fi­no all’ar­re­sto di due in­no­cen­ti. Per­ché que­sto chie­de­va il pub­bli­co a ca­sa. Tut­ti vo­le­va­no una te­le­no­ve­la e l’han­no avu­ta. La pres­sio­ne me­dia­ti­ca, la cac­cia all’in­ter­vi­sta esclu­si­va a pa­ga­men­to ha crea­to al­tri mo­stri. Ol­tre ai Misseri».

HA PRE­SO 9 IN PAGELLA

«In que­sti ul­ti­mi die­ci gior­ni mi so­no so­gna­ta spes­so Sarah ma da vi­va, e che sta cre­scen­do con noi», scri­ve Sa­bri­na. «Chis­sà se c’è ve­ra­men­te qual­co­sa do­po la mor­te». In qua­si tut­te le sue let­te­re c’è un pen­sie­ro per Sarah. E Va­len­ti­na spie­ga: «Era­no mol­to le­ga­te. Sarah era sem­pre a ca­sa no­stra. So­no si­cu­ra che nei dia­ri di mia cu­gi­na c’è trac­cia del lo­ro de­si­de­rio per­ché Sarah ne par­la­va sem­pre: vo­le­va la­vo­ra­re ac­can­to a Sa­bri­na in un cen­tro este­ti­co che avreb­be­ro aper­to nel ga­ra­ge di fron­te a ca­sa». «So­no tan­to con­ten­ta che mi han­no mes­sa a la­vo­ra­re an­che se per ora non la­vo­ro tut­ti i gior­ni», rac­con­ta Sa­bri­na dal car­ce­re. «So­no sor­pre­sa dal­la pa­gel­li­na del primo qua­dri­me­stre. Ho pre­so no­ve nel­la ma­te­ria di igie­ne e cul­tu­ra me­di­co sa­ni­ta­ria. Mi pia­ce la Di­vi­na Com­me­dia... La mam­ma si sta im­pe­gnan­do a scuo­la, ha im­pa­ra­to a fa­re le espres­sio­ni e l’ana­li­si gram­ma­ti­ca­le». Che la­vo­ro fa Sa­bri­na? «Por­ta il vit­to al­le de­te­nu­te e fre­quen­ta la scuo­la per ope­ra­to­ri so­cio sa­ni­ta­ri. Vor­reb­be la­vo­ra­re in un isti­tu­to per an­zia­ni». Sa­rà un’al­tra sen­ten­za, il 20 feb­bra­io, a de­ci­de­re se po­trà far­lo.

« SA­BRI­NA STA STU­DIAN­DO. E AN­CHE NO­STRA MA­DRE FA CON­TI ED ESPRES­SIO­NI»

«È STA­TO MIO PA­DRE» A si­ni­stra, Va­len­ti­na Misseri, 34: è con­vin­ta dell’in­no­cen­za di ma­dre e so­rel­la. A de­stra, i ge­ni­to­ri di Sarah Scaz­zi, Gia­co­mo e Con­cet­ta, con Co­si­ma Ser­ra­no, 61, e Sa­bri­na Misseri, 29, pri­ma di sa­pe­re cos’era suc­ces­so al­la fi­glia.

È STA­TA CON­DAN­NA­TA ALL’ER­GA­STO­LO Sa­bri­na Misseri, di­ma­gri­ta e con gli oc­chia­li, de­po­ne in au­la, du­ran­te il pro­ces­so del 2013, che si è con­clu­so con la sua con­dan­na all’er­ga­sto­lo.

I GIU­DI­CI NON GLI CRE­DO­NO Mi­che­le Misseri, 62: an­che se di­ce di aver uc­ci­so la ni­po­te, i giu­di­ci non gli cre­do­no. È sta­to con­dan­na­to a ot­to an­ni so­lo per sop­pres­sio­ne di ca­da­ve­re.

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