La po­st@ dei let­to­ri

Oggi - - Sommario - Ales­san­dro Da­vid

Ca­ro di­ret­to­re, ho let­to con at­ten­zio­ne e coin­vol­gi­men­to emo­ti­vo il suo ar­ti­co­lo. Fac­cio il chi­rur­go e ogni gior­no mi pon­go la stes­sa do­man­da an­che io. Fi­ni­rò mai in ga­le­ra per aver com­mes­so un er­ro­re in scien­za e co­scien­za? Di sba­glia­re ca­pi­ta a tut­ti, pur­trop­po pe­rò al­cu­ni er­ro­ri, an­che ba­na­li, han­no con­se­guen­ze de­va­stan­ti per gli al­tri e al­lo­ra si cer­ca la giu­sti­zia estre­ma, as­so­lu­ta. La giu­sti­zia che pu­ni­sca ed eli­mi­ni il mostro. La giu­sti­zia di pan­cia. Quel­la che ve­de so­lo l’ef­fet­to e non con­si­de­ra la cau­sa. Che non con­si­de­ra l’es­se­re uma­no co­me im­per­fet­to. La leg­ge c’è ed è sem­pre, o qua­si, giu­sta. La giu­sti­zia è un’al­tra co­sa. Il giu­sti­zia­li­smo poi an­co­ra un’al­tra. È la co­scien­za di chi la am­mi­ni­stra, ma­gi­stra­ti e av­vo­ca­ti, che va ti­ra­ta in cam­po. Per­ché se io uc­ci­do per una scel­ta sba­glia­ta, per un er­ro­re in­con­sa­pe­vo­le, non so­no Jack lo squar­ta­to­re. Per­ché se io uc­ci­do, da per­so­na per­be­ne, por­to già la mia cro­ce. Pe­san­tis­si­ma, in­sop­por­ta­bi­le. Cro­ce che nes­su­no ve­de, per­ché si ve­de so­lo il ca­da­ve­re del­la vit­ti­ma ma­te­ria­le e non si guar­da mai al­la per­so­na di­strut­ta che af­fron­ta la tra­ge­dia da un’al­tra pro­spet­ti­va. Non si guar­da mai a chi è mor­to in­sie­me al­la sua vit­ti­ma.

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