Ma­la­ria, la tra­ge­dia di So­fia

«Le so­rel­li­ne afri­ca­ne non c’en­tra­no»

Oggi - - Sommario - di Giu­sep­pe Fu­ma­gal­li

Ige­ni­to­ri di So­fia Va­go si son vi­sti strap­pa­re una fi­glia di quat­tro an­ni e a par­te un cer­ti­fi­ca­to di mor­te per ma­la­ria non han­no in ma­no nien­te. Non san­no quan­do la bam­bi­na s’è am­ma­la­ta, co­me è sta­ta in­fet­ta­ta e per­ché non sia sta­to pos­si­bi­le cu­rar­la in tem­po. Chiu­si in ca­sa a Tren­to pa­pà Mar­co e mam­ma Fran­ce­sca, si muo­vo­no in si­len­zio at­tor­no al­la vo­ra­gi­ne che da un gior­no all’al­tro s’è spa­lan­ca­ta nel­le lo­ro vi­te. Pen­sa­no co­me evi­ta­re trau­mi al lo­ro uni­co fi­glio, sei an­ni più gran­de di So­fia, e chie­do­no di es­se­re la­scia­ti in pa­ce. «Ri­spet­ta­te il no­stro do­lo­re», han­no det­to. La tra­ge­dia pe­rò non può es­se­re cir­co­scrit­ta a un am­bi­to fa­mi­lia­re. È già un ca­so na­zio­na­le. For­se ad­di­rit­tu­ra in­ter­na­zio­na­le. Il cor­pi­ci­no con­su­ma­to dal­le feb­bri su­sci­ta com­mo­zio­ne. Ma il sen­ti­men­to di pie­tà si me­sco­la all’an­go­scia. Riap­pa­re lo spet­tro di una pe­ste che si cre­de­va scon­fit­ta. Si ri­sve­glia­no an­sie, pau­re, pre­giu­di­zi. E si ac­ca­val­la­no do­man­de. Nel 2017 si può an­co­ra­mo­ri­re di­ma­la­ria? Cos’è suc­ces­so a So­fia? Il suo

dram­ma sa­rà ri­cor­da­to co­me il frut­to di una con­ca­te­na­zio­ne ir­ri­pe­ti­bi­le e ma­le­det­ta di even­ti, op­pu­re co­me il se­gna­le di ri­tor­no del­la ma­lat­tia? È col­pa di qual­cu­no? Co­me si tra­smet­te og­gi l’in­fe­zio­ne? Qua­li so­no i suoi sin­to­mi? Ci pos­sia­mo di­fen­de­re e co­me? Le isti­tu­zio­ni si stan­no muo­ven­do per da­re una ri­spo­sta a tut­to. O al­me­no ci pro­va­no. In­da­ga­no gli esper­ti del mi­ni­ste­ro del­la Sa­lu­te, dell’Isti­tu­to su­pe­rio­re del­la sa­ni­tà e i ca­ra­bi­nie­ri del Nas. S’è mos­sa an­che la ma­gi­stra­tu­ra e il pro­cu­ra­to­re di Tren­to Mar­co Gal­li­na ha aper­to un fa­sci­co­lo con­tro igno­ti per omi­ci­dio col­po­so. Le in­da­gi­ni avran­no bi­so­gno di tem­po e un pri­mo esi­to, am­mes­so ce ne pos­sa es­se­re uno, po­trà ar­ri­va­re co­me mi­ni­mo tra due set­ti­ma­ne. Per an­ti­ci­pa­re al­me­no al­cu­ne del­le con­clu­sio­ni Og­gi ha sen­ti­to Pe­ter Krem­sner, pro­fes­so­re in ma­lat­tie tro­pi­ca­li e pa­ras­si­to­lo­gia all’Uni­ver­si­tà diTu­bin­ga inGer­ma­nia. È con­si­de­ra­to uno dei­mas­si­mi esper­ti di­ma­la­ria al mon­do. Di re­cen­te ha mes­so a pun­to un vac­ci­no antimalarico e la sco­per­ta da No­bel è sta­ta an­nun­cia­ta nel feb­bra­io scor­so dal­la ri­vi­sta Na­tu­re. I ri­sul­ta­ti ot­te­nu­ti in fa­se spe­ri­men­ta­le so­no sor­pren­den­ti: il cen­to per cen­to dei pa­zien­ti sot­to­po­sti a trat­ta­men­to so­no ri­sul­ta­ti im­mu­ni al­la ma­lat­tia.

Pro­fes­so­re, par­tia­mo da So­fia. La bam­bi­na non è sta­ta in zo­na ma­la­ri­ca. Co­me può aver con­trat­to la ma­lat­tia?

«Se­guia­mo la vi­cen­da e ab­bia­mo ac- qui­si­to tut­ti i da­ti di­spo­ni­bi­li. Non è il pri­mo ca­so, ma si trat­ta di even­ti ec­ce­zio­na­li, do­ve è dif­fi­ci­le ri­sa­li­re al­la fon­te d’in­fe­zio­ne. La ma­la­ria, me­glio chia­rir­lo su­bi­to, non si tra­smet­te per via ae­rea, con­tat­to fi­si­co o rap­por­ti ses­sua­li. Esclu­den­do er­ro­ri cla­mo­ro­si, co­me una­mas­sic­cia tra­sfu­sio­ne di san­gue con­ta­mi­na­to, il vet­to­re dev’es­se­re per for­za di co­se una zan­za­ra di ti­po ano­fe­le, l’uni­ca che può vei­co­la­re il pa­ras­si­ta del pla­smo­dium».

Tra il 16 e il 20 ago­sto, quan­do So­fia era ri­co­ve­ra­ta per una feb­bre dia­be­ti­ca in pe­dia­tria a Tren­to, nel­lo stes­so re­par­to era­no in cu­ra due so­rel­le che ave­va­no pre­so la ma­la­ria in Bur­ki­na Fa­so. Gli in­qui­ren­ti ipo­tiz­za­no che un ano­fe­le ab­bia pun­to le bimbe ma­la­te e poi So­fia, tra­met­ten­do­le co­sì i pa­ras­si­ti.

«L’ho let­to, ma è stra­no che si ra­gio­ni su un’ipo­te­si del ge­ne­re. Non sta in pie­di. È pri­va di qual­sia­si fon­da­men­to scien­ti­fi­co, in quan­to non tie­ne con­to dei tem­pi ne­ces­sa­ri per la­ma­tu­ra­zio­ne e la tra­smis­sio­ne del pla­smo­dium. E le no­zio­ni a cui fac­cio ri­fe­ri­men­to non so­no se­gre­te, è tut­ta ro­ba ar­ci­no­ta, che si può tro­va­re an­che sul web».

Può aiu­tar­ci a ca­pi­re per­ché ri­tie­ne l’ipo­te­si im­pos­si­bi­le?

«Ci pro­vo. InEu­ro­pa ab­bia­mo scon­fit­to la ma­la­ria ma non la zan­za­ra ano­fe­le, che tal­vol­ta, mol­to ra­ra­men­te, si mo­stra an­co­ra in­gra­do di tra­smet­te­re i pa­ras­si­ti del­la ma­la­ria. Lo fa in mo­do inef­fi­cien­te e so­lo in pre­sen­za di con­di­zio­ni ot­ti­ma­li: de­ve ave­re nu­tri­men­to ab­bon­dan­te, al­te tem­pe­ra­tu­re, umi­di­tà

ele­va­ta e la pos­si­bi­li­tà di pun­ge­re una per­so­na­ma­la­ta. Quan­do l’ano­fe­le suc­chia il san­gue in­fet­to non in­cor­po­ra il pla­smo­dium, ma i suoi ga­me­ti ses­sua­li ma­schi­li e fem­mi­ni­li, li trat­tie­ne nel­lo sto­ma­co e fa da in­cu­ba­tri­ce al pa­ras­si­ta. Nell’ar­co di cir­ca due set­ti­ma­ne si com­ple­ta il ci­clo del pla­smo­dium che so­lo a par­ti­re da quel mo­men­to può es­se­re iniet­ta­to e pro­vo­ca­re una nuo­va in­fe­zio­ne».

Chia­ro. Ma per­ché que­sto non può es­se­re suc­ces­so a Tren­to nel re­par­to di pe­dia­tria?

«Per una que­stio­ne di tem­pi. Ab­bia­mo chie­sto e ot­te­nu­to le da­te esat­te dei ri­co­ve­ri. So­fia è sta­ta in re­par­to dal 16 al 20 ago­sto, una bam­bi­na del Bur­ki­na dal 16 al 21 e la so­rel­la dal 20, quan­do So­fia era già sta­ta di­mes­sa, fi­no al 24. L’ho det­to, oc­cor­re un in­ter­val­lo di al­me­no due set­ti­ma­ne per lo svi­lup­po del pa­ras­si­ta, men­tre qui si gio­ca tut­to su una con­co­mi­tan­za di po­chi gior­ni. Le due so­rel­le de­lBur­ki­na non c’en­tra­no».

Quin­di va esclu­so il con­ta­gio in pe­dia­tria a Tren­to?

«No, non va esclu­so. Piut­to­sto bi­so­gna guar­da­re in­die­tro e con­trol­la­re le da­te dei ri­co­ve­ri pre­ce­den­ti. Ce ne ri­sul­ta­no due. Uno dal 19 al 25 lu­glio in pe­dia­tria. L’al­tro dal 29 lu­glio al 4 ago­sto al re­par­to ma­lat­tie in­fet­ti­ve. Se una zan­za­ra ano­fe­le aves­se pun­to uno di que­sti due sog­get­ti, avreb­be avu­to il tem­po di por­ta­re a ma­tu­ra­zio­ne il pla­smo­dium e avreb­be po­tu­to tra­smet­ter­lo a So­fia men­tre era ri­co­ve­ra­ta. Do­ven­do fa­re un con­fron­to sui cep­pi ge­ne­ti­ci del pa­ras­si­ta, la­sce­rei per­de­re le so­rel­li­ne del Bur­ki­na e mi con­cen­tre­rei su­gli al­tri due pa­zien­ti».

Se que­sta di­na­mi­ca di con­ta­gio è pos­si­bi­le dob­bia­mo con­si­de­ra­re gli ospe­da­li luo­ghi a ri­schio?

«Il ri­schio è mi­ni­mo, ma in ef­fet­ti esi­ste. For­se an­dreb­be­ro ri­vi­sti i pro­to­col­li sa­ni­ta­ri per il trat­ta­men­to ospe­da­lie­ro del­la ma­la­ria».

Pro­fes­so­re, la glo­ba­liz­za­zio­ne fa viag­gia­re uo­mi­ni e mer­ci, ma an­che vi­rus, bat­te­ri e pa­ras­si­ti. Dob­bia­mo aver pau­ra di un ri­tor­no del­la ma­la­ria?

«Di­rei di­no. Le zan­za­re più pe­ri­co­lo­se pos­so­no an­che ar­ri­va­re nel­le ca­bi­ne de­gli ae­rei, ma si trat­ta di ca­si ra­ris­si­mi, e gli ano­fe­le ri­ma­sti in Eu­ro­pa han­no una li­mi­ta­tis­si­ma ca­pa­ci­tà di tra­smet­te­re la ma­lat­tia. Cer­to, l’in­cre­men­to del traf­fi­co dall’Afri­ca e un ca­so co­me quel­lo del­la pic­co­la So­fia, per quan­to ec­ce­zio­na­le, im­pon­go­no un

in­nal­za­men­to del li­vel­lo di guar­dia». Co­sa si po­treb­be fa­re? «Sa­reb­be be­ne fa­re in­for­ma­zio­ne sul­la ma­lat­tia e i suoi sin­to­mi, che pur­trop­po ven­go­no spes­so con­fu­si con quel­li dell’in­fluen­za. Una per­so­na con feb­bre al­ta, mal di te­sta, do­lo­ri ar­ti­co­la­ri in teo­ria po­treb­be ave­re la ma­la­ria ma vie­ne sem­pre cu­ra­ta con aspi­ri­na e pa­ra­ce­ta­mo­lo. A fi­ne ago­sto la po­ve­ra So­fia è sta­ta por­ta­ta in ospe­da­le con l’in­fe­zio­ne in cor­so e le è sta­ta dia­gno­sti­ca­ta una fa­rin­gi­te. Do­po due gior­ni è mor­ta. In pre­sen­za di de­ter­mi­na­ti sin­to­mi le au­to­ri­tà sa­ni­ta­rie do­vreb­be­ro for­se pre­ve­de­re il te­st antimalarico del­la goc­cia spes­sa». Co­me s’ef­fet­tua il te­st antimalarico? «Ba­sta bu­ca­re un di­to con una pun­tu­ra di spil­lo, pre­le­va­re una goc­cia di san­gue, sten­der­la su un ve­tri­no e os­ser­var­la al mi­cro­sco­pio. I pa­ras­si­ti, se ci so­no, si ve­do­no su­bi­to». Si può pre­ve­ni­re la ma­la­ria? «Fi­no­ra nes­su­na pre­ven­zio­ne s’è mo­stra­ta ef­fi­ca­ce al 100 per cen­to. Si trat­ta spes­so di far­ma­ci mol­to pe­san­ti per l’or­ga­ni­smo, in par­ti­co­la­re per il fe­ga­to, ed è be­ne che ognu­no pri­ma di de­ci­de­re il ti­po di pre­ven­zio­ne si con­sul­ti con il pro­prio me­di­co. L’idea­le è un vac­ci­no co­me quel­lo a cui stia­mo la­vo­ran­do. I ri­sul­ta­ti so­no­mol­to in­co­rag­gian­ti. Ri­ma­ne da ca­pi­re la du­ra­ta del suo ef­fet­to». Si gua­ri­sce dal­la ma­la­ria? «Dal­la ma­la­ria si gua­ri­sce sem­pre a pat­to che ven­ga pre­sa in tem­po. La ma­lat­tia ha un in­cu­ba­zio­ne tra i die­ci e i ven­ti gior­ni, quan­do si ma­ni­fe­sta pro­vo­ca feb­bree­mal di te­sta per due o tre gior­ni ed è in que­sta fa­se che bi­so­gna in­ter­ve­ni­re. L’in­fe­zio­ne si stron­ca sen­za la­scia­re trac­ce con pro­dot­ti de­ri­va­ti dal chi­ni­no o dall’ar­te­mi­sia. Se si la­scia­no pas­sa­re al­tre 24 o 48 ore il ri­schio au­men­ta, ma se il sog­get­to non è de­bi­li­ta­to da al­tre ma­lat­tie è an­co­ra pos­si­bi­le ri­me­dia­re. Do­po il se­sto gior­no i pa­ras­si­ti pos­so­no rag­giun­ge­re il cer­vel­lo o al­tri or­ga­ni vi­ta­li e a quel pun­to le chan­ce di suc­ces­so di­mi­nui­sco­no in­mo­do dra­sti­co. È fa­ci­le che il sog­get­to en­tri in co­ma e muo­ia. È un de­sti­no che col­pi­sce ogni an­no più di un­mi­lio­ne di per­so­ne».

UNA SCO­PER­TA DA NO­BEL Pe­ter Krem­sner, 56, al la­vo­ro in la­bo­ra­to­rio: ha mes­so a pun­to un vac­ci­no antimalarico.

IL RI­CO­VE­RO IN PE­DIA­TRIA Tren­to. A si­ni­stra, So­fia, con la mam­ma. So­pra, il re­par­to di pe­dia­tria dell’Ospe­da­le di Tren­to do­ve so­no sta­ti trat­ta­ti di­ver­si ca­si di ma­la­ria, e do­ve So­fia è sta­ta ri­co­ve­ra­ta dal 16 al 20 ago­sto per una feb­bre dia­be­ti­ca. Il con­ta­gio for­se è av­ve­nu­to qui.

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