Il pa­pà-ban­co­mat

Con­dan­na­to a man­te­ne­re la fi­glia di 26 an­ni

Oggi - - Sommario - di Ales­san­dro Pen­na

Men­tre i po­li­ti­ci di­scu­to­no di red­di­to di cit­ta­di­nan­za, la gran par­te dei ge­ni­to­ri fa i con­ti da de­cen­ni con una “mi­su­ra” ti­pi­ca­men­te ita­lia­na: il red­di­to di fi­glio­lan­za. Èun di­rit­to che pa­re sle­ga­to da qual­sia­si do­ve­re, spet­ta al­la pro­le già mag­gio­ren­ne e an­co­ra lon­ta­na dal man­te­ner­si, ed è pre­vi­sto in mo­do un po’ fu­mo­so da uno de­gli ar­ti­co­li più lun­ghi del co­di­ce ci­vi­le. A pre­ci­sar­ne i con­tor­ni, con una me­ti­co­lo­si­tà che spac­ca il cen­te­si­mo, ci ha pen­sa­to Car­lot­taCec­chi­ni daCor­do­va­do, inF­riu­li, stu­den­tes­sa fuo­ri cor­so di 26 an­ni che da set­te pro­va, con un cer­to aplomb, a ve­ni­re a ca­po di una lau­rea trien­na­le in Re­la­zio­ni pub­bli­che. Car­lot­ta ha tra­sci­na­to in tri­bu­na­le il pa­dre Gi­no, agro­no­mo di 59 an­ni, chie­den­do­gli 2.577 eu­ro e 38 cen­te­si­mi al me­se «per le mie ne­ces­si­tà e le spe­se straor­di­na­rie».

Cec­chi­ni, co­me si è fi­ni­ti in un’au­la giu­di­zia­ria?

«Sem­pli­ce: nell’ot­to­bre del 2016, vi­sto che la mia fi­glio­la ave­va da­to so­lo la me­tà de­gli esa­mi, mi so­no ri­fiu­ta­to di iscriverla al set­ti­mo, e sot­to­li­neo set­ti­mo, an­no di un cor­so che do­vreb­be du­ra­re un trien­nio. Due set­ti­ma­ne do­po, ai pri­mi di no­vem­bre, mi è ar­ri­va­ta la let­te­ra del suo av­vo­ca­to».

Co­sa di­ce­va?

«Era un pa­pi­ro di 15 pa­gi­ne. Al­le­ga­te agli at­ti, c’era­no per­si­no le pas­sword dei miei con­ti cor­ren­ti on li­ne. Qua­lun­que can­cel­lie­re avreb­be po­tu­to di­gi­tar­le e dre­nar­mi tut­ti i sol­di».

A pro­po­si­to di dre­nar­le sol­di: 2.577 al me­se eu­ro so­no tan­ti.

«La li­sta del­le spe­se sti­la­ta da mia fi­glia era det­ta­glia­tis­si­ma: 50 eu­ro per il par­ruc­chie­re, 60 per l’este­ti­sta, 83 per le le­zio­ni di mu­si­ca, 50 per la pi­sci­na, 33 per la pa­le­stra… Ol­tre a tut­te que­ste vo­ci e ad al­cu­ne più “or­di­na­rie” - vi­si­te me­di­che, tas­se uni­ver­si­ta­rie, l’af­fit­to di una stan­za vi­ci­na al­la Fa­col­tà - pre­ten­de­va al­tri 400 eu­ro men­si­li per lo sva­go».

E i giu­di­ci le han­no da­to ra­gio­ne.

«Nel­la so­stan­za, sì. In pri­mo gra­do mi han­no con­dan­na­to a ver­sar­le 500 eu­ro. L’ap­pel­lo­ha ri­dot­to la “pa­ghet­ta” a 350».

Quan­do abi­ta­va­te in­sie­me, lei glie­ne da­va 80. Lo am­met­ta: un po’ po­chi.

«Ma il re­sto - vit­to, al­log­gio, ve­stia­rio, vi­si­te spe­cia­li­sti­che, ga­so­lio per la macchina, di­sco­te­ca, ri­ca­ri­ca del cel­lu­la­re – era gen­til­men­te of­fer­to dal­la ca­sa. Quei 20 eu­ro a set­ti­ma­na era­no un ex­tra per le emer­gen­ze: vo­le­vo aves­se sem­pre qual­che spic­cio­lo in ta­sca. An­che i 350 eu­ro che le ver­so ora so­no per le ne­ces­si­tà che lei chia­ma “per­so­na­lis­si­me”. In più mi sob­bar­co le tas­se uni­ver­si­ta­rie, la stan­za di Go­ri­zia do­ve vi­ve, le spe­se me­di­che...».

In tut­to quan­to spen­de?

«Più di­mil­le eu­ro al­me­se. Ma sa co­sa mi di­stur­ba, del­la sen­ten­za?».

Co­sa?

«Che io ave­vo chie­sto ai giu­di­ci di “an­co­ra­re” que­sti pa­ga­men­ti a un­mi- ni­mo ren­di­men­to sco­la­sti­co: quat­tro esa­mi a se­me­stre e l’ini­zio del­la te­si en­tro la fi­ne del 2018. In­ve­ce nien­te: fi­no al giu­gno del 2019, quan­do sca­drà il mio ob­bli­go di fo­rag­giar­la, mia fi­glia vi­vrà in que­sto lim­bo do­ve in pra­ti­ca ri­ce­ve­rà uno sti­pen­dio per non far nul­la».

La­mam­ma di Car­lot­ta, la sua ex mo­glie, che di­ce?

«Vi­ve a Lio­ne, ne­gli ul­ti­mi die­ci an­ni ha vi­sto le no­stre due fi­glie tre o quat­tro vol­te. Ora pe­rò si è co­sti­tui­ta par­te ci­vi­le, al fian­co di Car­lot­ta e con­tro di me».

«E ora non ho i sol­di per far stu­dia­re sua so­rel­la»

Ri­cor­re­rà in Cas­sa­zio­ne?

«No, per­ché non ho per­so io, sta per­den­do­mia fi­glia: se con­ti­nua con que­sta flem­ma, nel 2019 avrà 28 an­ni, ze­ro lau­ree, ze­ro en­tra­te e nem­me­no un’espe­rien­za la­vo­ra­ti­va nel cur­ri­cu­lum. Co­me fa­rà ad af­fron­ta­re il mer­ca­to del la­vo­ro? Apen­sar­ci be­ne, in que­sta sto­ria ci so­no al­tre due vit­ti­me».

Qua­li?

«La pri­ma è l’idea che un pa­pà deb­ba edu­ca­re i pro­pri fi­gli e, se ne­ces­sa­rio, in­flig­ge­re qual­che ca­sti­go. Ora io so­no so­lo un ban­co­mat. For­se do­vrei an­da­re in gi­ro con il “pin” scrit­to in fron­te».

E la se­con­da vit­ti­ma?

«L’al­tra­mia fi­glia. Vuo­le fa­re Psi­co­lo­gia a Fi­ren­ze, ma io non pos­so man­te­ner­la: do­vrà stu­dia­re e in­te­gra­re con qual­che la­vo­ret­to. In pra­ti­ca, la Cor­te d’Ap­pel­lo di Trie­ste­mi for­za a trat­ta­re peg­gio, dal pun­to di vi­sta eco­no­mi­co, la ra­gaz­za che per ora me­ri­ta di più».

La sen­ten­za è del­lo scor­so mag­gio: nel frat­tem­po, Car­lot­ta ha da­to qual­che esa­me?

«Non pos­so più con­trol­la­re la sua “evo­lu­zio­ne”. L’ul­ti­ma vol­ta che ci sia­mo vi­sti, in ospe­da­le e in una cir­co­stan­za mol­to de­li­ca­ta, le ho chie­sto a che pun­to fos­se e lei­mi ha ri­spo­sto: “Con te non par­lo, vai a cuc­cia”. È pie­na di rab­bia».

In au­la, l’ha ac­cu­sa­ta di aver­la “se­gre­ga­ta” per me­si in un sot­to­sca­la pie­no di muf­fa.

«Ven­ga: glie­lo mo­stro, il sot­to­sca­la». Cec­chi­ni ci tra­sci­na in una ta­ver­na di 80 me­tri qua­dra­ti ar­re­da­ta con gu­sto e di­vi­sa in sa­lot­ti­no tv, stan­za da let­to e ba­gno. Un fi­ne­stro­ne in­qua­dra un giar­di­no con or­to e frut­te­to.

L’ha ac­cu­sa­ta an­che di fa­re la bel­la vi­ta.

«Co­me se fos­se un cri­mi­ne! Noi ge­ni­to­ri, or­mai, non pos­sia­mo per­met­ter­ci di ave­re dei de­si­de­ri: esi­stia­mo so­lo

2.214.000 so­no i Neet in Ita­lia, i giovani, cioè, che non stu­dia­no né la­vo­ra­no. 24,3% So­no Neet qua­si un quar­to dei giovani ita­lia­ni tra i 15 e i 29 an­ni: nes­su­no, in Eu­ro­pa, è mes­so peg­gio di noi. 14,2% La­me­dia eu­ro­pea è in­fat­ti di 10 pun­ti più bas­sa (in Olan­da, il Pae­se più vir­tuo­so, i Neet so­no so­lo il 6,3 per cen­to) 1,5 mi­liar­di di eu­ro: la ci­fra stan­zia­ta dal­la Ue per da­re una pro­spet­ti­va di la­vo­ro o di for­ma­zio­ne ai Neet ita­lia­ni

co­me fi­nan­zia­to­ri dei no­stri “bim­bi”. Nel ri­cor­so, mi ha rim­pro­ve­ra­to di aver fat­to un gi­ro in cam­per con la mia com­pa­gna e l’al­tra fi­glia. Sgob­bo da 35 an­ni, all’età di Car­lot­ta la­vo­ra­vo per la Ban­caMon­dia­le in Etio­pia: avrò di­rit­to an­ch’io a un po’ di sva­go o no?».

Per­ché ha re­so pub­bli­ca la sua vi­cen­da?

«Per­ché vo­glio che sia spie­ga­ta nel­la ma­nie­ra più cor­ret­ta. E per­ché spe­ro di ser­vi­re da esem­pio e da li­mi­te: so­no so­lo uno dei tan­tis­si­mi ge­ni­to­ri “spol­pa­ti” da fi­gli che non fan­no nul­la. Pur­trop­po ab­bia­mo da­to lo­ro una vi­ta trop­po sof­fi­ce: han­no per­so il con­tat­to con la real­tà, ve­do­no il la­vo­ro co­me un ve­le­no».

Non te­me di met­te­re al­la go­gna sua fi­glia? Sui so­cial, è di­ven­ta­ta l’ar­che­ti­po del­la fan­nul­lo­na.

«Non ho Fa­ce­book e mi spia­ce che le dia­no ad­dos­so. Ognu­no, pe­rò, è re­spon­sa­bi­le del­le pro­prie azio­ni».

Se nel giu­gno del 2019 do­ves­se tro­va­re un ter­zo giu­di­ce che, co­me già il pri­mo, sta­bi­li­rà che «il per­cor­so for­ma­ti­vo di Car­lot­ta me­ri­ta an­co­ra tem­po», co­me rea­gi­rà?

«Mi met­te­rò a ri­de­re. E pa­ghe­rò…».

«FINOA 2 AN­NI FA ERATUTTASORRISI» So­pra, Gi­no Cec­chi­ni, 59 an­ni, e la fi­glia Car­lot­ta, 26, in una fo­to del Na­ta­le di due an­ni fa. A la­to, du­ran­te una gi­ta a Mi­la­no.

«SO­NO BASITO, MA NON RICORRERÒ IN CAS­SA­ZIO­NE» Cor­do­va­do (Por­de­no­ne). So­pra e, nel det­ta­glio qui a si­ni­stra, Cec­chi­ni con le sen­ten­ze di 1° e 2° gra­do che han­no da­to ra­gio­ne al­la fi­glia. «Non ri­cor­ro in Cas­sa­zio­ne: qui non ho per­so so­lo io».

«MI HA AC­CU­SA­TO DI AVER­LA CHIU­SA IN UN SOT­TO­SCA­LA PIE­NO DI MUF­FA: GIU­DI­CA­TE VOI» Cor­do­va­do (Por­de­no­ne).«Mia fi­glia­mi ha an­che ac­cu­sa­to di aver­la “rin­chiu­sa” in un se­min­ter­ra­to pie­no di­muf­fa», di­ce Cec­chi­ni. So­pra, a si­ni­stra, il sa­lot­to del sot­to­sca­la in que­stio­ne: 80 me­tri qua­dra­ti che in­clu­do­no pu­re ba­gno, ca­me­ra da let­to e un giar­di­no di 500 me­tri qua­dra­ti con or­to e frut­te­to (a de­stra, il si­gnor Cec­chi­ni “po­ta” la vi­te).

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