Clau­dio Lip­pi «Quel­la vol­ta che, nel de­li­rio, ho vi­sto Ber­lu­sco­ni» di Pier­lui­gi Dia­co

«LOSCORSO INVERNO ERO IN TERAPIA INTENSIVA DOPOUN MALORE. EMI CAPITÒ QUE­STA CO­SA STRANA», CONFESSA IL CON­DUT­TO­RE. «SILVIO CON ME È SPARITO»

Oggi - - Sommario - Di Pier­lui­gi Dia­co

Scuo­la Cor­ra­do. Iro­nia ne­lD­na. Edu­ca­zio­ne da gen­tle­man de­gli An­ni 50. Il suo sti­le di con­du­zio­ne ri­cor­da quel­lo ele­gan­te e com­po­sto di Lu­cia­no Ri­spo­li. Il mo­do di re­la­zio­nar­si con gli al­tri ap­pa­re quel­lo di un si­gno­re fin­ta­men­te di­strat­to, con­sa­pe­vol­men­te as­sor­to, ma­li­zio­sa­men­te di­stac­ca­to. «Fi­no a po­co tem­po fa non mi fa­ce­va­no la­vo­ra­re», rac­con­ta. Ma oggi il suo ri­tor­no in tv av­vie­ne dal­la por­ta prin­ci­pa­le, quel­la del­la pri­ma re­te Rai. Clau­dio Lip­pi è un fiu­me in pie­na: il suo rac­con­to, che vie­ne spes­so in­ter­rot­to da col­pi di tos­se, ha il sa­po­re di uno sfogo, di un at­to li­be­ra­to­rio, di una con­fes­sio­ne sin­ce­ra da par­te di un uo­mo che ha co­no­sciu­to il tor­men­to e il sen­so di ab­ban­do­no. Lo in­con­tria­mo a tar­da se­ra. «È sta­ta una gior­na­ta fa­ti­co­sis­si­ma. Mi so­no già pen­ti­to di aver ac­cet­ta­to di fa­re il con­cor­ren­te a Ta­le e Qua­le Show », si la­men­ta sor­nio­ne. D’al­tron­de la sua vita è sem­pre sta­ta ac­com­pa­gna­ta da in­cer­tez­ze, ri­pen­sa­men­ti, col­pi di te­sta e scel­te az­zar­da­te.

Non vor­rà già la­scia­re Ta­le e Qua­le Show…

( ride) «Ma no, dai! Pe­rò…».

Pe­rò co­sa?

«Que­sta espe­rien­za è più fa­ti­co­sa di quan­to aves­si im­ma­gi­na­to stan­do co­mo­da­men­te se­du­to in quel­la inutile giu­ria».

«A DO­ME­NI­CA IN CON BONOLIS NON C’ERA FEELING. IN QUEL­LO STU­DIO MI TROVAVO MALISSIMO»

«NON MI RICONOSCEVO NEL­LA BUONA DO­ME­NI­CA DI PAOLA PEREGO, TROP­PO URLATA E CHIASSOSA »

Nes­su­no gliel’ha or­di­na­to. Perché ha ac­cet­ta­to di par­te­ci­pa­re co­me con­cor­ren­te?

«Perché mi diverte, il pro­gram­ma è bel­lo e Car­lo Con­ti è bra­vis­si­mo. Ma tut­te quel­le ore di truc­co mi sner­va­no. Ho sem­pre odia­to il truc­co. Non mi so­no mai truc­ca­to, nean­che per fa­re l’ospi­te».

Ma co­no­sce i truc­chi del me­stie­re. Non le basta per ri­las­sar­si?

«Guar­di, le fac­cio una ri­ve­la­zio­ne: quan­do so­no in pros­si­mi­tà di esi­bir­mi, di fa­re uno spet­ta­co­lo, di con­dur­re uno show, mi suc­ce­de sem­pre qual­co­sa. Di so­li­to mi prende la bron­chi­te, mi ca­la la vo­ce e le for­ze ven­go­no meno».

Nient’al­tro?

«Nei pri­mi an­ni di me­stie­re mi ve­ni­va­no pu­re de­gli at­tac­chi diar­roi­ci: po­chi mi­nu­ti pri­ma di en­tra­re in sce­na cor­re­vo al­la di­spe­ra­ta ri­cer­ca di un ba­gno».

Ades­so, pe­rò, pen­sia­mo a li­be­ra­re la co­scien­za. L’ave­va­mo la­scia­ta pri­ma dell’esta­te con una sua di­chia­ra­zio­ne

for­te: «In Rai la­vo­ra­no sem­pre i so­li­ti no­ti».

«L’ho det­to e lo ri­ven­di­co, ma non è un giu­di­zio di me­ri­to sul la­vo­ro egre­gio di col­le­ghi co­me Friz­zi, Con­ti o Amadeus. Lo­ro stan­no sem­pre in tv, io per die­ci an­ni so­no pra­ti­ca­men­te sparito».

Si sa­rà pur da­to una spie­ga­zio­ne. Ha del­le re­spon­sa­bi­li­tà o la col­pa è sem­pre de­gli al­tri?

«Tut­to co­min­cia nel 2003 quan­do fe­ci una or­ren­da Do­me­ni­ca In con Paolo Bonolis».

Or­ren­da? Ho sen­ti­to be­ne?

«Sì. Or­ren­da! In quel­lo stu­dio mi trovavo malissimo, Bonolis era trop­po ego­cen­tri­co e tra noi non c’era feeling. Poi so­no tor­na­to, do­po die­ci edi­zio­ni al fianco di Mau­ri­zio Co­stan­zo, a fa­re la do­me­ni­ca su Ca­na­le 5. Il pro­gram­ma ven­ne af­fi­da­to a Paola Perego e tut­to cam­biò. Sem­bra­vo un pe­sce fuor d’ac­qua ma so­prat­tut­to non mi riconoscevo in quel ti­po di tra­smis­sio­ne trop­po urlata e chiassosa».

Con il suo bel ca­rat­te­ri­no non ha cer­ca­to di me­dia­re?

«Cer­cai di ra­gio­na­re as­sie­me al­la squa­dra di la­vo­ro, vi­sto che fir­ma­vo il pro­gram­ma anche co­me au­to­re. Cer­cai di im­por­mi e di far pre­va­le­re le­mie ra­gio­ni, ma niente. Al­la quin­ta pun­ta­ta dis­si basta e me ne an­dai».

Da al­lo­ra nes­su­no l’ha più chia­ma­ta e cer­ca­ta?

«No, per die­ci an­ni no. Non po­te­vo var­ca­re né la so­glia del­la se­deRai di Via­leMaz­zi­ni né quel­la diMe­dia­set a Co­lo­gnoMon­ze­se. Sul­mio no­me c’era il ve­to più as­so­lu­to».

Sa­rà sta­to tra­vol­to dall’in­vi­dia…

«No, guar­di, dall’in­vi­dia­mai. Ma dal­la rab­bia sì. La rab­bia mi ha ac­com­pa­gna­to per mol­ti an­ni. Non riu­sci­vo a dar­mi una spie­ga­zio­ne chia­ra. Ho sof­fer­to mol­to».

Chi tra i suoi col­le­ghi le è sta­to vi­ci­no?

«Po­chis­si­mi. Gian­car­lo Ma­gal­li, En­ri­ca Bo­nac­cor­ti e Ti­be­rio Tim­pe­ri non mi han­no mai fat­to man­ca­re il lo­ro af­fet­to e la lo­ro sti­ma, ma co­mun­que non por­to ran­co­re nei con­fron­ti de­gli al­tri. Ognu­no, quin­di anche i miei col­le­ghi più for­tu­na­ti, si con­cen­tra sui pro­pri pro­ble­mi e non può cer­to far­si con­ta­gia­re da quel­li al­trui».

Lo scor­so inverno eb­be dei se­ri pro­ble­mi di sa­lu­te. Tut­to su­pe­ra­to?

« Ora sto be­ne, ma lo spa­ven­to c’è sta­to, an­co­ra mag­gio­re di quell’epi­so­dio che an­ni fa mi im­po­se di met­ter­mi quat­tro by­pass».

Ri­cor­dia­mo che, dal let­to di ospe­da­le, chie­se sui so­cial di po­ter co­mu­ni­ca­re con Mat­teo Ren­zi…

«Vo­glio chia­ri­re que­sta co­sa una vol­ta per tut­te. Ren­zi non mi ha mai chia­ma­to. Cre­do aves­se ca­pi­to che non ce ne fos­se bi­so­gno. Ma an­dia­mo con or­di­ne: ero in terapia intensiva, in un sta­to men­ta­le ab­ba­stan­za con­fu­so, ave­vo del­le vi­sio­ni e il vol­to di Ber­lu­sco­ni si è so­vrap­po­sto a quel­lo di Ren­zi».

Più che una vi­sio­ne, una per­fi­da equa­zio­ne po­li­ti­ca… (ride) «In ef­fet­ti…

Sta di fat­to che mi so­no ve­nu­te le fre­go­le e, in pie­no de­li­rio, ho scrit­to su twit­ter che avrei vo­lu­to par­lar­gli. Chis­sà perché... Ora ri­cor­do con lu­ci­di­tà quei mo­men­ti: cre­do che un cer­to sen­so di so­li­tu­di­ne ab­bia pre­val­so».

Si è chie­sto nel tem­po perché si è ap­pel­la­to a Ren­zi e non al suo ami­co Ber­lu­sco­ni?

«No, pe­rò ades­so che lei mi ci fa pen­sa­re, le di­co che non sen­toBer­lu­sco­ni da mol­ti an­ni. L’ho cer­ca­to più vol­te do­po aver ri­ce­vu­to una sua te­le­fo­na­ta mol­to cor­te­se e ami­che­vo­le. Poi è sparito».

E ora me lo con­fon­de pu­re con Ren­zi…

«So­lo sot­to de­li­rio, pe­rò. Silvio è uni­co e ir­ri­pe­ti­bi­le».

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.