GIOR­GIO DELL’AR­TI

CHI HA IL VE­RO PO­TE­RE NEL NUO­VO GO­VER­NO

Oggi - - Sommario - DI GIOR­GIO DELL’AR­TI Gior­na­li­sta ( in que­sta ru­bri­ca ci spie­ga in mo­do sem­pli­ce uno dei fat­ti più com­ples­si del­la set­ti­ma­na)

CI SI CHIE­DE, DO­PO QUE­STI 90 GIOR­NI DI PAS­SIO­NE PO­LI­TI­CA, CHI COMANDI DAV­VE­RO IN ITA­LIA. I MER­CA­TI O IL NO­STRO GO­VER­NO? E, DEN­TRO IL NO­STRO GO­VER­NO, IL LEA­DER DEL­LA DE­STRA, DI MA IO O IL NEO PRE­MIER PRO­FES­SOR CON­TE?

Che co­sa in­ten­de con l’espres­sio­ne «i mer­ca­ti»?

Sta­va­mo per tor­na­re al­le ur­ne per­ché Mat­ta­rel­la non vo­le­va Sa­vo­na mi­ni­stro dell’Eco­no­mia e i mer­ca­ti, ven­den­do de­bi­to ita­lia­no e pro­spet­tan­do­ci l’in­cu­bo di in­te­res­si da pa­ga­re più al­ti, lo so­ste­ne­va­no. Sal­vi­ni sem­bra­va de­ci­so a non mol­la­re, ma pro­prio il fa­mo­so spread in sa­li­ta de­ve aver­lo con­vin­to a ce­de­re. Quin­di i mer­ca­ti han­no di si­cu­ro una par­te in quel­lo che ci suc­ce­de. E del re­sto sia­mo in­de­bi­ta­ti per 2.300 mi­liar­di e un de­bi­to­re non è mai com­ple­ta­men­te li­be­ro. Il cre­di­to­re, in qual­che mo­do, lo pos­sie­de e lo condiziona.

Il go­ver­no con­ta qual­co­sa? Po­co, nien­te, mol­to?

Il go­ver­no con­ta, ma an­che qui bi­so­gna in­ten­der­si sul ver­bo «co­man­da­re». Sia­mo in un si­ste­ma for­se an­che trop­po com­ples­so, do­ve qua­lun­que de­ci­sio­ne de­ve es­se­re il frut­to di una qual­che con­ver­gen­za di un nu­me­ro suf­fi­cien­te di in­te­res­si. Per esem­pio, ades­so ci so­no da no­mi­na­re cir­ca 300 per­so­ne in po­sti chia­ve del si­ste­ma pub­bli­co. Qual­cu­no de­ve sce­glier­lo il Par­la­men­to e ci vor­rà una qual­che me­dia­zio­ne con le for­ze po­li­ti­che. La mag­gior par­te so­no de­ci­si dal go­ver­no, ma an­che qui non in so­li­tu­di­ne. Puoi non te­ne­re con­to de­gli umo­ri del con­te­sto (di­cia­mo co­sì) quan­do de­vi no­mi­na­re il nuo­vo ca­po del­la Cas­sa De­po­si­ti e Pre­sti­ti, o i ver­ti­ci Rai, o il con­si­glie­re per la po­li­ti­ca este­ra di Con­te?

Già, Con­te. Non è lui il ca­po di tut­to?

La Co­sti­tu­zio­ne di­ce che il pre­si­den­te del Con­si­glio «di­ri­ge la po­li­ti­ca ge­ne­ra­le del Go­ver­no [...] pro­muo­ven­do e coor­di­nan­do l’at­ti­vi­tà dei Mi­ni­stri». Non pro­prio un dit­ta­to­re, Ber­lu­sco­ni in­fat­ti si la­men­ta­va che

«il ca­po del go­ver­no non con­ta nien­te». In real­tà con­ta, ma sem­pre se­con­do il so­li­to si­ste­ma di me­dia­zio­ni, com­pro­mes­si, accordi. Il pre­mier non è nean­che del tut­to li­be­ro di sce­glier­si i mi­ni­stri, co­me ab­bia­mo vi­sto in oc­ca­sio­ne del­lo scon­tro con Mat­ta­rel­la su Sa­vo­na. An­che il pre­si­den­te del­la Re­pub­bli­ca ha po­te­ri in teo­ria mol­to li­mi­ta­ti, an­che se i pre­si­den­ti, da Per­ti­ni in poi, han­no al­lar­ga­to, con una se­quen­za di for­za­tu­re sul­la let­te­ra del­la Car­ta, la lo­ro sfe­ra d’in­fluen­za.

I ca­pi par­ti­to? Sal­vi­ni, Di Ma­io?

Il lo­ro pe­so di­pen­de dal­la lo­ro per­so­na­li­tà e dal con­trol­lo che han­no sul par­ti­to cui ap­par­ten­go­no. In que­sto mo­men­to, Sal­vi­ni sem­bra del tut­to pa­dro­ne del­la Le­ga e for­tis­si­mo. Di Ma­io si di­reb­be me­no sal­do in sel­la: pez­zi del M5s non con­di­vi­do­no l’al­lean­za con un par­ti­to co­mun­que di de­stra, a mol­ti il gioco di Di Ma­io nel do­po-ele­zio­ni non è pia­ciu­to, Gril­lo sa­reb­be in sof­fe­ren­za, ecc.

« IL SE­GRE­TA­RIO DEL­LA LE­GA SEM­BRA PA­DRO­NE DEL SUO PAR­TI­TO EFORTISSIMO» Gior­gio dell’Ar­ti su Mat­teo Sal­vi­ni, vi­ce­pre­mier e neo Mi­ni­stro dell’In­ter­no

È IN LIE­VE RI­BAS­SO, SIA AL­LE UR­NE SIA NEL M5S

DE­VE DI­MO­STRA­RE DI NON ES­SE­RE TELEGUIDATO

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