MA­RIA VENTURI

NEL­LA VI­TA A DUE SI DE­VO­NO PER­DO­NA­RE MOL­TE CO­SE. MA DISSEPPELLIRE EPI­SO­DI O COL­PE IM­PU­NE­MEN­TE E DA SEM­PRE TACIUTI PUÒ INQUINARE EQUI­LI­BRIO E FI­DU­CIA

Oggi - - Sommario - di Ma­ria Venturi scrit­tri­ce e gior­na­li­sta

Ca­ra Ma­ria

a 16 an­ni ho avu­to una bam­bi­na, na­ta da uno stu­pro: ero trop­po pic­co­la e trau­ma­tiz­za­ta per op­por­mi all’ado­zio­ne e so­no sta­ta an­che in analisi per ri­muo­ve­re quell’espe­rien­za. Mi ha aiu­ta­to mol­to il sa­pe­re che la bam­bi­na è sta­ta adot­ta­ta da un’ot­ti­ma cop­pia. A 26 an­ni ho in­con­tra­to l’uo­mo che sa­reb­be di­ven­ta­to mio ma­ri­to e non ho avu­to il co­rag­gio di rac­con­tar­gli tut­to. Og­gi, 40en­ne e con due fi­gli, que­sto si­len­zio non mi dà pa­ce. Mio ma­ri­to si fi­da di me, mi con­si­de­ra la mi­glio­re del­le don­ne: non ce la fac­cio più a ta­ce­re. Ele­na, e-mail

La tua sto­ria, mo­di­fi­ca­ta e rias­sun­ta, mi ha stret­to il cuo­re. Vit­ti­ma di uno stu­pro, ti sei ri­fiu­ta­ta di abor­ti­re. Co­stret­ta a se­pa­rar­ti dal­la neo­na­ta, hai mos­so mez­zo mon­do per sa­pe­re che ave­va tro­va­to due ot­ti­mi ge­ni­to­ri. Non è un dram­ma che si pos­sa con­fes­sa­re du­ran­te i pri­mi in­con­tri con un uo­mo che ti at­trae ed è at­trat­to da te. E quan­do la co­no­scen­za si ap­pro­fon­di­sce si­no a di­ven­ta­re l’amo­re di una vi­ta, è trop­po tar­di per par­la­re: so­no su­ben­tra­te la pau­ra e la ver­go­gna.

Que­sti di 26 sen­ti­men­ti, an­ni, han­no re­pres­si av­ve­le­na­to dall’età il tuo fe­li­ce­ma­tri­mo­nio e og­gi so­no esplo­si fa­cen­do­ti sen­ti­re im­me­ri­te­vo­le di amo­re e fi­du­cia. So di dar­ti un con­si­glio che non tut­ti

con­di­vi­de­ran­no: vin­ci la ten­ta­zio­ne di spez­za­re il si­len­zio su un dram­ma che hai pa­ti­to, in­col­pe­vo­le, e del qua­le hai già pa­ga­to un prez­zo enor­me. La ve­ri­tà com­por­te­reb­be lo stes­so prez­zo al­la tua fa­mi­glia.

Pen­so al tur­ba­men­to dei tuoi fi­gli nell’ap­pren­de­re l’esi­sten­za di una so­rel­la­mag­gio­re, na­ta da uno stu­pro. Pen­so all’ama­rez­za e agli ine­vi­ta­bi­li in­ter­ro­ga­ti­vi di tuo ma­ri­to: per­ché gli hai ta­ciu­to tan­to a lun­go? Co­me hai po­tu­to te­me­re che non ti ca­pis­se e non con­di­vi­des­se il tuo do­lo­ro­so pas­sa­to? Le ve­ri­tà tar­di­ve so­no sem­pre de­sta­bi­liz­zan­ti, e inu­ti­le fon­te di sof­fe­ren­ze e dub­bi. La vi­ta ti ha ri­sar­ci­to di quel mas­sa­cro che è sta­ta la tua ado­le­scen­za con una bel­la fa­mi­glia. Non di­strug­ger­la, ti pre­go.

DIE­TRO LA FI­NE DI MOL­TI MA­TRI­MO­NI C’È SPESSOLA CAT­TI­VA SOR­TE, PIÙ DE­VA­STAN­TE DI UNA PASSIONEODI UN GRA­VE AFFRONTO

FA­MI­GLIA PER FIC­TION Ne L’Iso­la di Pietro, Ca­te­ri­na (Al­ma No­ce, a de­stra), è la fi­glia segreta di Ele­na (Chia­ra Ba­schet­ti, a si­ni­stra), e ni­po­te di Pietro (Gian­ni Mo­ran­di, al cen­tro).

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