Ci vo­glio­no 632 persone per ge­sti­re un im­mi­gra­to

Ogni gior­no ven­go­no soccorsi, in Ita­lia, 625 mi­gran­ti. Pa­no­ra­ma si è po­sto una do­man­da: dal pri­mo sal­va­tag­gio in ma­re al­le pro­ce­du­re per rim­pa­tria­re un ex­tra­co­mu­ni­ta­rio, quan­te persone ser­vo­no? Per la que­stu­ra di Mi­la­no, per esem­pio, so­no ne­ces­sa­ri al­me­no

Panorama - - EDITORIALE - di Gior­gio Stur­le­se To­si

D opo un fi­ne settimana di re­la­ti­va cal­ma, le par­ten­ze dal­la Li­bia so­no ri­co­min­cia­te. Lu­ne­dì 10 lu­glio tre na­vi del­le ong han­no ca­ri­ca­to a bor­do 766 mi­gran­ti. Uo­mi­ni, don­ne e bam­bi­ni, di cui uno di ap­pe­na una settimana. In ar­ri­vo da Si­ria e Afri­ca sub­sa­ha­ria­na. I di­sper­si in ma­re so­no sta­ti decine, al­me­no set­te era­no bam­bi­ni. La Guar­dia co­stie­ra ha coor­di­na­to i soccorsi e, men­tre scri­via­mo, at­ten­de an­co­ra di co­no­sce­re il por­to ita­lia­no do­ve sbar­ca­re quel ca­ri­co uma­no. Gli ho­tspot so­no pie­ni. E qui lo Sta­to, pa­ga so­lo per gli ospi­ti ar­ri­va­ti nel 2017, cir­ca 90 mi­lio­ni al me­se. La si­tua­zio­ne è da emer­gen­za quo­ti­dia­na.

Ogni mi­gran­te, da quan­do vie­ne soc­cor­so in ma­re, fa scat­ta­re pro­ce­du­re or­mai col­lau­da­te che coin­vol­go­no, gior­no e not­te, tut­ti i gior­ni, un in­te­ro eser­ci­to. All’ini­zio della ca­te­na di soccorsi c’è, ap­pun­to, la Guar­dia co­stie­ra, che coor­di­na l’in­ter­ven­to del­le ong da una sa­la ope­ra­ti­va e met­te in ac­qua 12 mez­zi na­va­li più tre ae­rei e un to­ta­le di 300 uo­mi­ni e don­ne ogni gior­no. A que­sti van­no ag­giun­ti i 133 mi­li­ta­ri della Guar­dia di fi­nan­za. Quan­do i mi­gran­ti ven­go­no sbar­ca­ti a ter­ra, ad at­ten­der­li c’è, anche, il per­so­na­le del­le que­stu­re, dei com­mis­sa­ria­ti e del­le sta­zio­ni dei carabinieri del po­sto.

Do­po una prima som­ma­ria va­lu­ta­zio­ne sa­ni­ta­ria e di iden­ti­fi­ca­zio­ne, ven­go­no di­rot­ta­ti ver­so gli ho­tspot. Quel­lo di Ta­ran­to, per esem­pio, che è ge­sti­to dal co­mu­ne e per­ce­pi­sce dal­lo Sta­to 33 eu­ro al gior­no per ogni ospi­te. La ca­pien­za è di 400 po­sti e nel mar­zo 2016 il co­mu­ne di Ta­ran­to van­ta­va un cre­di­to ver­so il mi­ni­ste­ro dell’In­ter­no di un mi­lio­ne 250 mi­la eu­ro. Nel­la strut­tu­ra la­vo­ra­no, ogni gior­no, 50 persone ad­det­te so­lo al­la vi­gi­lan­za, tra po­li­zia, carabinieri ed eser­ci­to, im­pe­gna­to in con­trol­lo ester­no. Ogni mi­gran­te ar­ri­va­to in Ita­lia vie­ne sot­to­po­sto al­le pro­ce­du­re di fo­to­se­gna­la­men­to, ri­lie­vo del­le im­pron­te di­gi­ta­li e iden­ti­fi­ca­zio­ne.

La po­li­zia scien­ti­fi­ca ha de­sti­na­to 76 agen­ti esclu­si­va­men­te a que­sto, tra gli uf­fi­ci a Ro­ma, il per­so­na­le ag­gre­ga­to in gi­ro per i va­ri cen­tri e una squa­dra di pron­to in­ter­ven­to che, a se­con­da de­gli sbar­chi, si muo­ve con le at­trez­za­tu­re. Poi ini­zia­no le pra­ti­che per sta­bi­li­re lo sta­tus di ogni per­so­na: da chi do­vreb­be es­se­re espul­so a chi ha di­rit­to di chie­de­re lo sta­tus di ri­fu­gia­to. Pas­sa­no me­si, tal­vol­ta an­ni. Nel frat­tem­po chi de­ci­de di non al­lon­ta­nar­si dai cen­tri di­sper­den­do­si sul ter­ri­to­rio ita­lia­no e, se si rie­sce, eu­ro­peo, re­sta in un lim­bo. A Mi­la­no, in via Co­rel­li, la Gep­sa, so­cie­tà fran­ce­se, ge­sti­sce un Cen­tro di ac­co­glien­za straor­di­na­ria (Cas) con 500 ospi­ti, tut­ti ri­chie­den­ti asi­lo. Al­cu­ni so­no lì da un an­no e mez­zo. La pre­fet­tu­ra di Mi­la­no pa­ga, per lo­ro, tut­ti i ser­vi­zi: dal­le le­zio­ni al­lo spaz­zo­li­no da den­ti, al­le len­zuo­la di car­ta al poc­ket mo­ney di 75 eu­ro al me­se e una tes­se­ra te­le­fo­ni­ca da 15 eu­ro per cia­scu­no. Ol­tre ai vo­lon­ta­ri, che ope­ra­no gra­tui­ta­men­te, in via Co­rel­li la Gep­sa im­pie­ga 60 persone sti­pen­dia­te, tra me­dia­to­ri, in­fer­me­ria, se­gre­te­ria e al­tri com­pi­ti. Chi de­ci­de di an­dar­se­ne (di gior­no gli ospi­ti so­no li­be­ri) fa scat­ta­re al­tre pro­ce­du­re di­spen­dio­se.

Per la que­stu­ra di Mi­la­no, per esem­pio, so­no ne­ces­sa­ri al­me­no tre­di­ci po­li­ziot­ti per ge­sti­re le pra­ti­che dal fer­mo all’espulsione di una sin­go­la per­so­na. In cit­tà più pic­co­le, in­ve­ce, co­me è suc­ces­so a Sie­na, il fer­mo di uno straniero da espel­le­re può si­gni­fi­ca­re ad­di­rit­tu­ra la pa­ra­li­si dell’in­te­ra strut­tu­ra.

Pren­dia­mo il ca­so di un tu­ni­si­no ir­re­go­la­re sen­za do­cu­men­ti fer­ma­to per un con­trol­lo a Mi­la­no da una volante della po­li­zia. I due agen­ti della volante so­spen­do­no l’at­ti­vi­tà di con­trol­lo del ter­ri­to­rio e ac­com­pa­gna­no il fer­ma­to ne­gli uf­fi­ci della po­li­zia scien­ti­fi­ca. Do­ve un agen­te si oc­cu­pe­rà di pren­de­re le im­pron­te di­gi­ta­li e scat­ta­re le fo­to se­gna­le­ti­che. Un al­tro ve­ri­fi­che­rà se il fer­ma­to ha pre­ce­den­ti o è ri­cer­ca­to, con­fron­tan­do fo­to e im­pron­te nel­lo sche­da­rio di­gi­ta­le na­zio­na­le (Afis). Nel frat­tem­po, un agen­te dell’uf­fi­cio im­mi­gra­zio­ne, al pia­no ter­ra della que­stu­ra, va­glie­rà la po­si­zio­ne del­lo straniero, ve­ri­fi­can­do, in ba­se ai da­ti ana­gra­fi­ci for­ni­ti, la na­zio­na­li­tà e la pre­sen­za di even­tua­li do­man­de di asi­lo o si­mi­li. In­tan­to, al quar­to pia­no, un sot­tuf­fi­cia­le della squa­dra vo­lan­ti si oc­cu­pe­rà dei ver­ba­li di fer­mo, di iden­ti­fi­ca­zio­ne e ac­com­pa­gna­men­to e, even­tual­men­te, di

per­qui­si­zio­ne e se­que­stro.

Nel frat­tem­po lo straniero vie­ne ac­com­pa­gna­to nel­le ca­me­re dei fer­ma­ti do­ve un al­tro agen­te vi­gi­le­rà su di lui. La per­ma­nen­za, e la vi­gi­lan­za, può pro­trar­si fi­no ad un mas­si­mo di 24 ore, e ne­ces­si­ta in que­sto ca­so di al­tri agen­ti che si suc­ce­de­ran­no nel tur­no di ser­vi­zio. Nell’uf­fi­cio im­mi­gra­zio­ne, in­tan­to, un al­tro agen­te, sot­to la su­per­vi­sio­ne di un su­pe­rio­re, inol­tra le pra­ti­che per l’espulsione al giu­di­ce di pa­ce e, una vol­ta ot­te­nu­to per fax il de­cre­to, al mi­ni­ste­ro dell’In­ter­no. Qui un al­tro ope­ra­to­re do­vrà au­to­riz­za­re e cer­ca­re un po­sto su un vo­lo di li­nea per Tu­ni­si per lo straniero e chi lo ac­com­pa­gne­rà.

Nel frat­tem­po si fa ora di pran­zo (o di ce­na) e due agen­ti della volante Ar­go, quel­la cioè im­pe­gna­ta nel­la vi­gi­lan­za di obiet­ti­vi sen­si­bi­li, van­no al­la men­sa del com­mis­sa­ria­to Sant’Am­bro­gio per pren­de­re i «sac­chet­ti», cioè il pa­sto (o la ce­na) per il tu­ni­si­no. Se tut­te le pro­ce­du­re non han­no in­top­pi, un di­ri­gen­te della que­stu­ra esa­mi­na e fir­ma tut­ti gli at­ti e le au­to­riz­za­zio­ni. Quin­di, fi­nal­men­te, si par­te. Due agen­ti dell’uf­fi­cio im­mi­gra­zio­ne co­me scor­ta e un al­tro che fun­ge da au­ti­sta, a bor­do di una mac­chi­na di ser­vi­zio, por­ta­no il tu­ni­si­no fi­no all’ae­ro­por­to do­ve è sta­to in­tan­to pre­no­ta­to il vo­lo. L’au­ti­sta re­sta a ter­ra e tor­na in que­stu­ra, men­tre i due ac­com­pa­gna­to­ri, se il co­man­dan­te dell’ae­reo au­to­riz­za, par­to­no al­la vol­ta di Tu­ni­si. Nel ca­so lo straniero mo­stri com­por­ta­men­ti ag­gres­si­vi, al viaggio può par­te­ci­pa­re anche un me­di­co o uno psi­co­lo­go. All’ar­ri­vo a Tu­ni­si, lo straniero vie­ne con­se­gna­to al­le au

to­ri­tà del po­sto, men­tre i due agen­ti si trat­ten­go­no la not­te in al­ber­go per ri­par­ti­re sul pros­si­mo vol­to che li ri­por­te­rà in Ita­lia. In to­ta­le, e se tut­to va be­ne, per espel­le­re un cit­ta­di­no straniero oc­cor­ro­no al­me­no tre­di­ci ope­ra­to­ri di po­li­zia.

In que­stu­re di cit­tà pic­co­le, la fac­cen­da si com­pli­ca. Co­me è suc­ces­so a Sie­na, do­ve so­no in ser­vi­zio so­lo due vo­lan­ti per tur­no, nei gior­ni del Pa­lio. Il sem­pli­ce fer­mo di un cit­ta­di­no straniero, a Chiu­si, ha por­ta­to al bloc­co del ser­vi­zio. Per­ché nel­le ore ne­ces­sa­rie per com­ple­ta­re le pra­ti­che d’espulsione, a vi­gi­la­re sul­lo straniero so­no sta­ti im­pie­ga­ti pro­prio gli agen­ti di una del­le due vo­lan­ti. L’epi­so­dio è sta­to de­nun­cia­to dal se­gre­ta­rio to­sca­no del sindacato di Po­li­zia Ugl, Mau­ro Mar­ru­gan­ti: «Un im­mi­gra­to da rim­pa­tria­re» di­ce a Pa­no­ra­ma «può man­da­re in tilt una que­stu­ra co­me Sie­na, ed è suc­ces­so con la cit­tà af­fol­la­ta di tu­ri­sti e no­no­stan­te i rin­for­zi man­da­ti dal mi­ni­ste­ro per pre­ve­ni­re le mi­nac­ce ter­ro­ri­sti­che».

Grot­te­sca ap­pa­re in­ve­ce la ge­stio­ne dei mi­gran­ti fer­mi a Ven­ti­mi­glia, con il mi­ni­ste­ro dell’In­ter­no che, or­mai da me­si, si è tra­sfor­ma­to in un tour ope­ra­tor. Dal­la Liguria, qua­si ogni gior­no, ven­go­no or­ga­niz­za­ti tra­sfe­ri­men­ti in mas­sa di stra­nie­ri fi­no all’ho­tspot di Ta­ran­to. Un viaggio at­tra­ver­so tut­ta la pe­ni­so­la che è sta­to sti­ma­to co­sta­re 30 mi­la eu­ro per vol­ta. Due pull­man pri­va­ti, con due au­ti­sti per mez­zo, par­to­no da Ven­ti­mi­glia, scor­ta­ti da die­ci carabinieri e die­ci agen­ti di po­li­zia. La prima tap­pa del viaggio è Fi­ren­ze, do­ve av­vie­ne la staf­fet­ta: ai ven­ti uo­mi­ni di scor­ta, più tre uf­fi­cia­li, vie­ne da­to il cam­bio da al­tret­tan­ti col­le­ghi. Que­sti si fer­ma­no a Chiu­si, in un ri­sto­ran­te, che for­ni­sce i pa­sti al­la co­mi­ti­va. A Na­po­li av­vie­ne un al­tro cam­bio e gli stra­nie­ri pro­se­guo­no con la nuo­va scor­ta fi­no all’ho­tspot di Ta­ran­to. Qui gli stra­nie­ri pos­so­no usci­re du­ran­te il gior­no. Non sem­pre vi rien­tra­no. E più di una vol­ta gli agen­ti di Ven­ti­mi­glia si so­no ri­vi­sti da­van­ti gli stes­si mi­gran­ti che ave­va­no ac­com­pa­gna­to lun­go l’in­te­ra Pe­ni­so­la. Il lo­ro so­gno è più for­te dell’eser­ci­to che ogni gior­no noi met­tia­mo in cam­po.

PER­SO­NA­LE IMPIEGATO DAL­LO STA­TO NEL PRI­MO SOC­COR­SO...

Iden­ti­fi­ca­zio­ne. Uno dei cen­tri per l’ac­co­glien­za per i mi­gran­ti.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.